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( febbraio 2006) da Asianews

Va verso la beatificazione il missionario "protettore dei bambini"
di P.Piero Gheddo

Va verso la beatificazione il missionario "protettore dei bambini"
di Piero Gheddo
Si esamina la guarigione miracolosa di un bambino che si era rotto il cranio cadendo da un albero. Missionario PIME, nei 65 anni passati nel Paese delle pagode, ha fondato sei parrocchie, costruito chiese e cappelle, scuole, ospedali e orfanotrofi; ha insegnato ai tribali un'agricoltura più moderna.

Roma (AsiaNews) - La Chiesa di Myanmar avrà presto il suo primo beato: Clemente Vismara, missionario del Pime, che ha lavorato 65 anni nel "paese delle pagode", dal 1923 al 1988, con un solo ritorno in Italia per malattia nel 1957. E' morto il 15 giugno 1988 a Mong Ping nella diocesi di Kengtung, ai confini con Cina e Laos e subito è stato invocato "protettore dei bambini" perché ha sempre vissuto fra 200-250 orfani e orfane che raccoglieva nei villaggi distrutti dalla guerra o dispersi dalla fame e da pestilenze. Clemente è morto a 91 anni ma scriveva che non si sentiva vecchio perché era ancora utile a tanti bambini e persone abbandonate (handicappati, lebbrosi, vedove sole, oppiomani, ladri cacciati dai villaggi) che raccoglieva nella sua missione, manteneva e curava con l'aiuto delle suore di Maria Bambina.

Nell'ottobre 1996 il cardinal Carlo Maria Martini ha aperto ad Agrate Brianza (paese natale) la sua causa di beatificazione, che oggi è quasi giunta al termine. Clemente è molto pregato come "protettore dei bambini" e dei giovani e ottiene da Dio molte grazie. Nel 2001 ho presentato alla Congregazione dei santi sei supposti "miracoli" ottenuti per sua intercessione, uno dei quali sembra sul punto di essere approvato: un bambino di 10 anni, Joseph Tayasoe, cade da un albero a cinque metri di altezza e batte la testa su una grossa pietra: perde sangue dal naso e dalle orecchie, ha il cranio fracassato con una rottura visibile a occhio nudo. Rimane quattro giorni in coma e dopo preghiere a padre Vismara si sveglia improvvisamente e chiede da mangiare, del tutto guarito, senza alcuna conseguenza né cura negli anni seguenti. Oggi, a 16 anni, è un ragazzo del tutto normale.

Alla beatificazione di Clemente si sono interessati anche il card. Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione, e i vescovi di Myanmar che, in un documento ufficiale per i suoi novant'anni, l'avevano definito "il patriarca della Birmania".

La sua tomba a Mong Ping è ancor oggi visitata da tanti non solo cattolici, ma protestanti, buddhisti, animisti, musulmani che vanno a chiedergli grazie. Anche se Clemente era un missionario come tutti gli altri e non ha fatto nulla di straordinario, il vescovo di Kengtung, mons Abramo Than (oggi emerito) diceva: "abbiamo avuto tanti bravi missionari del Pime che hanno fondato la diocesi, come il primo vescovo mons. Erminio Bonetta, che molti ricordano come un modello di carità evangelica, ma per nessuno di essi si sono verificati questa devozione e movimento di popolo per dichiararli santi, come per padre Vismara. In questo io vedo un segno di Dio per iniziare il processo diocesano per la sua beatificazione".

Clemente era un uomo di molta preghiera, sempre sereno e pieno di gioia, pur nelle grandi difficoltà e sofferenze di una vita trascorsa fra popoli in guerra, fame e miseria, ladri e briganti di strada, isolamento in foresta con il medico più vicino a due giorni di viaggio. Quando arriva nella sua prima missione distante sei giorni di cavallo da dov'era il vescovo, scrive che "per vedere un altro battezzato debbo guardarmi nello specchio". Poi ha fondato sei parrocchie, costruito molte chiese in muratura e cappelle in legno, scuole e ospedali, orfanotrofi e case di abitazione; ha disboscato la foreste per fare risaie e canali d'irrigazione, strade e nuovi villaggi, ha insegnato ai tribali un'agricoltura più moderna per produrre riso e verdure a sufficienza. Clemente è l'autentico missionario a servizio dei poveri e degli ultimi, impegnato in campo educativo e sociale, capace di dare la vita per il suo popolo, ma anche, e prima di tutto, testimone e annunziatore di Gesù Cristo con la sua vita.