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(febbraio 2008) da
Asianews di Piero Gheddo
Cuba sotto Castro è rimasta per mezzo secolo una patetica sopravvivenza del passato. La dittatura e le forti motivazioni ideologiche del Partito comunista, di cui Fidel Castro rimane il segretario, non permettono un graduale passaggio all’economia di mercato e a favorire l’iniziativa privata con la denazionalizzazione di terre e aziende. Perché Cina e Vietnam sì e Cuba no? Sostanzialmente per due motivi. Primo, Cuba è stata impostata secondo il modello sovietico di economia e di società, tutto centralizzato e tutto statalizzato; il maoismo era molto più decentrato in tutti i sensi, naturalmente eccetto l’ideologia, il potere politico e militare, i metodi totalitari. Cuba non ha mai avuto un “bo doi”, come dicono i vietamiti dal 1986, cioè una radicale conversione dell’economia verso il mercato libero e l’apertura ad accordi economici anche con i paesi capitalisti. Una seconda causa spiega questa anomalia di paesi comunisti che vanno verso un maggior sviluppo economico o verso un sempre maggior sottosviluppo è questa: Castro è rimasto prigioniero fin dall’inizio dell’ideologia anti-americana: il nemico assoluto di Cuba e del Sud del mondo è l’America. Per la Cina e anche per il Vietnam non è stato così: la Cina ha stretto accordi commerciali con gli Stati Uniti fin dagli anni settanta e il Vietnam dagli anni novanta: oggi i due paesi sono integrati nel mercato mondiale globalizzato e si sviluppano rapidamente anche per questa scelta. Cuba no, è rimasta orgogliosamente e assurdamente anti-americana e anche dopo il fallimento del tentativo di impiantare missili sovietici a Cuba nel 1962 ha continuato nella sua linea ideologica anti-occidentale, mandando militarì cubani in appoggio ai governi “socialisti” (o supposti tali) e a sostegno delle “guerre di liberazione” che si combattevano in Africa negli anni settanta e anche ottanta, come ho visto in Angola, Etiopia, Guinea-Bissau e Mozambico. Che Castro sia anti-americano a causa dell’embargo americano, che avrebbe impedito lo sviluppo economico di Cuba, è una di quelle panzane che si continua a ripetere senza fondamento nella realtà dei fatti. L’incantevole isola dei Caraìbi ha sempre avuto aperti grandi mercati per le sue importazioni ed esportazioni: Urss, Spagna, Canadà, Cina, quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale Italia compresa. Ma i danni peggiori del “castrismo” sono stati fatti in America Latina e anche in Africa. Ancor oggi, visitando vari paesi in questi due continenti (ma anche in Asia), fa pena sentire sempre ripetere che gli Stati Uniti e l’Occidente europeo sono la causa della loro povertà. Dopo il fallimento di tutti i regimi comunisti (su una trentina al potere fino al 1989 non uno ha prodotto il bene del popolo) c’è ancora chi sogna una società egualitaria nella quale lo stato pensa a tutto. Credo che il mito anti-occidentale e anti-americano sparso da Cuba in modo militante, con tanti opuscoli, giornaletti e fumetti in tutte le lingue, fra i popoli più deboli e meno istruiti li deresponsabilizzi (la colpa è sempre gli altri), mentre dovrebbero avere coscienza di impegnarsi per prendere in mano il loro paese e orientarlo in modo onesto e rispettoso dei diritti del popolo, primo dei quali la libertà. Ero in Bangladesh nel settembre 2001. L’11 del mese, quando sono crollate ie Due Torri a New York per un attentato terroristico, non ne avevo avuto notizia subito. Ma quando il giorno dopo mi portavano in auto dal lebbrosario di Dhanjuri a Dinajpur, incontravamo nei villaggi e città maree di bengalesi che gridavano di gioia, manitestavano non si capiva bene per quale motivo. Sono poi venuto a sapere cos’era successo ma anche, mi diceva un confratello, che il bilancio dello stato del Bangladesh è coperto per circa il 70% dai paesi occidentali, primi fra tutti Inghilterra e Stati Uniti! Ma fra il popolo bengalese è comune il pensare che molti dai mali nazionali vengono dall’Occidente e dagli Stati Uniti! |