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(luglio 2007) da
Asianews
Roma (AsiaNews) – Fin da quando era seminarista,
padre Giancarlo Bossi diceva a tutti che voleva essere missionario per
condividere la vita dei poveri e dare una testimonianza radicale di Vangelo.
Infatti, il superiore del Pime nelle Filippine,
padre Giovanni Battista Sandalo, così lo descrive: "A Payao la sua gente lo
chiama il gigante buono, perché è disponibile per tutti, parla con tutti,
ama molto il contatto con la gente ed è molto amato. È un uomo di poche
parole, tranquillo, ma un lavoratore eccezionale, che ha sempre coniugato il
lavoro manuale con la sua vita spirituale. A Payao gli hanno dedicato una
strada, la ‘Father Giancarlo Bossi Street’, quella che conduce alla chiesa:
è il più bel regalo che potevano fargli".
"Uno dei suoi sogni – continua padre Sandalo - è
quello di andare a vivere in un villaggio, come testimone della radicalità
del Vangelo: viene da una famiglia di contadini e voleva fare il contadino.
Il progetto consisteva nel comperare un pezzo di terra e coltivarla con
alcuni contadini del luogo, secondo metodi e strumenti più moderni. Padre
Giancarlo dice sempre di sentirsi ricco quando vive in mezzo ai poveri, per
questo voleva condividere la vita della sua stessa gente. Un’utopia forse,
ma per lui la vita va guadagnata con il sudore della fronte, come del resto
ha sempre fatto nelle sue varie parrocchie. Insomma, una vita semplice e
povera, perché dice che una vita così permette di riscoprire i valori più
profondi come la preghiera quotidiana, soprattutto quella contemplativa".
"È riuscito per un certo periodo a realizzare
questo sogno avendo fatto un’esperienza simile sulle montagne di Dominitag,
una decina di anni fa, vivendo in una povera comunità di contadini. Là si è
fatto aiutare a costruire la sua casetta di legno, si faceva da mangiare,
diceva Messa nella vicina cappella e aveva iniziato a coltivare il riso. Poi
è stato chiamato dai superiori ad altri impegni".
I confratelli del Pime nelle Filippine hanno
scritto di lui: "Padre Giancarlo è diventato il punto di riferimento per
molti, per la sua capacità di essere il testimone del Regno di Dio non
attraverso grandi progetti, bensì con la sua capacità di ascolto nei
confronti di tutti. Insieme ringraziamo il Padre per il dono che Giancarlo è
per ciascuno di noi. La sua persona, la sua capacità di ascoltare, il suo
entrare in simpatia con quanto gli sta attorno, la sua voglia di essere
testimone della vita del Padre sono segni che manifestano che la vita è dono
da condividere con gli altri".
Si parla dei missionari solo quando
c’è un martire, o un sequestrato, o un fatto grave e negativo di cui i
missionari sono vittime.
Ogni anno vengono uccisi dai 30 ai 35 missionari,
in media. Eccetto alcuni casi, come quello di padre Santoro in Turchia, di
loro si parla poco e solo per i fatti di sequestri o martirio.
Perché non si parla dei moltissimi padri Bossi che
sono pronti a dare la vita per gli altri in ogni situazione del mondo non
cristiano, anche in quelle molto difficili e pericolose? Perché i 13.000
missionari italiani nel mondo non sono quasi più ricordati, se non in fatti
straordinari e negativi?
Io credo che bisognerebbe prestare più attenzione
a questi italiani che dimostrano di amare il loro popolo, a volte fino a
rischiare la vita. Lo stesso padre Giancarlo Bossi, senza voler idealizzare
l’uomo, credo che sia un esempio per tutti. Vi spiego perché…
1) Giancarlo è stato un giovane come gli altri,
aveva la vita da spendere, sentiva anche lui le passioni e le aspirazioni
dei giovani, poteva fidanzarsi, sposarsi. L’educazione cristiana ricevuta in
famiglia, in parrocchia, in oratorio, l’ha reso disponibile ad ascoltare e
rispondere positivamente alla chiamata del Signore. È diventato missionario
nel Pime, ha consacrato la sua vita a Cristo e alla missione della Chiesa
nel mondo. Il Signore chiama molti giovani e ragazze a seguirlo: troppo
pochi rispondono di sì. In Italia e nel mondo la Chiesa manca
drammaticamente di preti e di suore. Giancarlo è un esempio di come un
giovane consacra la vita a Dio e al prossimo.
2) Si parla spesso dell’abisso fra Nord e Sud del
mondo. E la soluzione che si propone è sempre e quasi solo quella di mandare
soldi e macchine. Non si ricorda quasi mai l’opera dei missionari e dei
volontari laici che vanno ad educare e realizzano lo sviluppo trasformando
l‘uomo, la famiglia, i costumi.
Lo sviluppo di un popolo viene soprattutto
dall’educazione e l’educazione è opera di lungo respiro. Ecco perché chi
dona qualche anno o tutta la vita ai più poveri andrebbe proposto a modello
per i giovani che vogliono aiutare chi ha fame o è vittima di dittature e di
guerre. Mandare molti soldi ad un popolo analfabeta, a meno si tratti di
emergenze come una carestia o profughi di una guerra, non crea sviluppo, ma
corruzione! La molla per lo sviluppo viene dall’educazione, nella formazione
dell’uomo.
Padre Giancarlo Bossi, nelle parrocchie in cui ha
lavorato, ha creato scuole e cooperative di lavoro, ottenendo due scopi:
aprire le menti al mondo moderno e formare la sua gente a superare le
divisioni ed a collaborare, condividere, essere attenti al bene pubblico. Un
grande missionario della Birmania padre Gaziano Calogero, diceva: "Prima
facciamo la scuola e poi la chiesa. Perché la chiesa senza la scuola non
serve": poi ha fatto anche molte chiese: ma capiva che senza dare a popoli
arretrati un’educazione adeguata, non si può creare sviluppo e nemmeno
formare dei veri cristiani.
In sintesi, i missionari come padre Bossi
andrebbero fatti conoscere nelle scuole, nelle parrocchie, nei associazioni
e gruppi giovanili, nei "mass media", per dare degli esempi positivi di come
il mondo ricco può collaborare con i popoli poveri.
Noi stiamo soffocando nella nostra abbondanza,
altri muoiono perché non hanno nulla o ben poco. I cinesi hanno questo
proverbio spesso citato: "Se vedi un uomo che ha fame non dargli un pesce,
ma insegnagli a pescare". Ma chi, dal mondo ricco, va in quello povero per
insegnare ed educare? Ecco l’esempio dei missionari! L’Italia manda soldi,
macchine, commerci, ma sempre meno uomini e donne che sappiano affrontare
sacrifici e pericoli per amore all’uomo!..
Una grande verità si è taciuta
parlando di padre Bossi: è un missionario che testimonia e annunzia Gesù
Cristo.
Diceva Paolo VI: "Senza Cristo, non esiste un vero
umanesimo".
Nella nostra Italia ci lamentiamo tutti che non
c’è più fede, non c’è più religione, non c’è più cordialità, c’è troppo
egoismo, immoralità, le famiglie si dividono, i giovani, si dice, sono
fiacchi e senza ideali.
Ma a che serve lamentarsi? Questa è la società che
abbiamo creato noi anziani e adulti. Com’è possibile che un giovane cresca
con ottimismo e speranza, abbia grandi ideali, se ogni giorno riceve solo
informazioni e modelli di eroi negativi dal cinema, dai fumetti, dalle
televisioni, dalla scuola, dai discorsi comuni che si fanno?
Ecco perché l’esempio dei missionari è importante
anche per noi: la società italiana ha bisogno di testimoni e di annunciatori
di Cristo per migliorare la nostra condizione umana. La società italiana ha
in parte abbandonato Dio e ci ritroviamo ad avere famiglie sempre meno
capaci di educare i giovani.
I missionari come padre Giancarlo Bossi, rischiano
la vita per Cristo. Padre Igino Mattarucco, missionario per più di quarant’anni
in Birmania scriveva: "Da sempre i missionari hanno svolto opera sociale di
aiuto agli affamati e ai poveri, hanno condiviso la loro povera vita, hanno
difeso gli oppressi, le minoranze, i perseguitati per qualsiasi motivo. Ma
io ho toccato con mano che il contributo essenziale, fondamentale che il
missionario e la Chiesa danno alla crescita di un popolo e alla liberazione
da ogni oppressione non è tanto l’aiuto economico o tecnico, quando
l’annunzio di Cristo, la fede in Cristo. Perché è Gesù Cristo che libera,
che salva, che trasforma dal profondo la persona, la famiglia, il villaggio;
è Gesù Cristo che "cambia il cuore" nel senso di una maggiore umanità, di un
minore egoismo personale".
Nel "Libretto Rosso" di Mao Tze Tung si legge: "La
vera rivoluzione è cambiare il cuore dell’uomo"; Mao si illudeva di aver
cambiato, con la polizia e i campi di lavoro forzato, il cuore dei cinesi,
rendendoli da egoisti ad altruisti. Ma la sua impresa è fallita, dopo aver
causato alla Cina decine di milioni di vittime. Morto Mao il 9 settembre
1976, i cinesi sono tornati ad essere uomini col "peccato originale", cioè
egoisti e oggi non esiste capitalismo più selvaggio di quello che c’è in
Cina! Lo dicono i nostri missionari del Pime che vivono e lavorano in Cina.
Gesù Cristo cambia il cuore dell’uomo col suo
esempio e la sua parola: "Non c’è amore più grande di questo, dare la vita
per il proprio amico". Gesù scende nel profondo dei cuori e opera con la sua
grazia quella trasformazione senza la quale non si può parlare di vero
umanesimo, di vera liberazione e di vero sviluppo. Anche il nostro non è
vero sviluppo perché manchiamo di Cristo!
Le vocazioni missionarie diminuiscono. Vent’anni
fa i missionari italiani erano 15.000. Adesso pare che, secondo una
statistica della fondazione "Missio", cioè le Pontificie opere missionarie,
siano solo 13.000. Sono certamente diminuiti e gli istituti missionari
maschili e femminili sopravvivono solo perchè hanno vocazioni dalle giovani
Chiese da loro fondate: se fosse solo per i missionari e le suore italiani
dovrebbero dichiarare fallimento.
Eppure le richieste dalle giovani Chiese sono in
aumento. Ogni istituto missionario ne riceve tante da ogni parte del mondo.
Il Pime ha iniziato una nuova missione nel deserto dell’Algeria, fra popoli
musulmani: non per convertire a Cristo, ma solo per dare testimonianza di
amore all’uomo, di dialogo e di aiuto ai più poveri e abbandonati, di vita
spesa per gli altri secondo il Vangelo.
Vorrei dire ai giovani: voi avete tutta la vita da
spendere e state pensando a cosa potrete fare da adulti. Pregate il Signore
che vi illumini e se vi chiama a seguirlo, anche attraverso la testimonianza
di padre Giancarlo Bossi, non ditegli di no: la vostra vita sarà piena,
realizzata, felice.
Non pensate che se Gesù vi chiama, vi chiede un
sacrificio. No, vi fa un grande dono di cui capirete l’importanza a poco a
poco, se con l’aiuto di Dio rimanete fedeli alla sua chiamata. E capirete
anche che donarsi totalmente a Dio e alla missione della Chiesa è il modo
migliore di spendere la propria vita per i popoli più bisognosi.
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