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( marzo 2010) da
BLOG ARMAGHEDDO
Perché Haiti è un paese
sotto-sviluppato?
In seguito
alla trasmissione su Radio Maria (ore 21-22,30) che ho fatto il terzo
lunedì del mese 18 gennaio su Haiti (vedi il testo sul mio sito:
www.gheddopiero.it), ho ricevuto alcune telefonate e messaggi che
chiedono perchè la grande differenza fra i due stati in cui è divisa
l’isola di Hispaniola, Haiti (sotto-sviluppato) e Santo Domingo in via
di rapido sviluppo.
Oggi Haiti è distrutto dal terremoto ma l’abisso che separa i due paesi
era evidente già prima di questo tragico avvenimento. Alcuni dati
dell’Onu degli ultimi anni.
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Haiti è al 149°
posto su 182 nazioni nell’Indice di sviluppo umano, Santo Domingo al 92°
posto.
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Prodotto
nazionale lordo (Pil) pro capite 698 (in diminuzione) e 3.772 dollari
(in aumento negli ultimi anni).
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Il 72% degli
haitiani vive con meno di due dollari al giorno, contro il 15% dei
cittadini di Santo Domingo.
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La speranza di
vita alla nascita è di 55 anni ad Haiti, 65 anni a Santo Domingo.
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Analfabetismo:
53% ad Haiti, 13% a Santo Domingo.
Per capire le diverse situazioni di due paesi in un’unica isola,
bisogna conoscere la storia. L’isola di Hispaniola, scoperta da
Cristoforo Colombo nel 1492, era colonia spagnola ma trascurata dagli
spagnoli che avevano occupato tutta l’attuale America Latina (eccetto il
Brasile), dal Messico al Cile e all’Argentina. Nel 1625 la Francia
incomincia a colonizzare la parte orientale dell’isola e nel 1664 la
Spagna riconosce la sua proprietà sull’attuale Haiti.
La Francia si impegna a colonizzare la sua
parte dell’isola con numerosi coloni francesi, importando molti schiavi
dall’Africa e coltivando canna da zucchero, caffè, cacao, banane e altra
frutta tropicale. Nel 1700 Haiti era la più ricca delle colonie
dell'emisfero occidentale (allora chiamata “La perla dei Caraibi”),
grazie, soprattutto, alle notevoli esportazioni di zucchero e cacao,
mentre Santo Domingo, rimasto spagnolo, era povero, poco abitato e quasi
abbandonato.
Durante e dopo la Rivoluzione francese
del 1789, le nuove idee sui diritti dei popoli si diffondono
nelle colonia francesi e anche ad Haiti si verifica una rivolta di
popolo, non più come a Parigi contro i re e i nobili, ma la rivolta dei
neri contro i francesi. Dopo varie vicende di guerra civile,
nel 1804 Haiti dichiara la sua indipendenza,
il secondo paese indipendente del continente americano dopo gli Stati
Uniti. Ma mentre gli Stati Uniti (la cui nascita ufficiale è del 1798)
conobbero un rapido sviluppo politico-economico, per Haiti
l’indipendenza formale dalla Francia segna l’inizio di due secoli di
guerre civili e dittature. Nel 1800 Haiti è guidata da una serie di
presidenti, la maggioranza dei quali rimane in carica solo per pochi
anni o mesi. E anche in seguito non ha più avuto stabilità politica,
eccetto nel breve periodo di occupazione da parte dell’esercito
americano (1915-1934) per mettere fine al caos in cui il paese era
precipitato.
Al contrario, Santo Domingo ottiene
l’indipendenza dalla Spagna in modo abbastanza pacifico nel 1844
con un popolo unito e, anche se nella sua storia vi sono stati periodi
turbolenti e di dittature, da tempo gode di una discreta stabilità
politica. Oggi a Santo Domingo i bianchi e mulatti sono l’88% dei 9
milioni di abitanti, ad Haiti i neri sono il 94% e i mulatti il 5% degli
otto milioni di haitiani. Ma la maggioranza nera di Haiti è divisa in
tante etnie e fazioni, secondo il luogo e la lingua d’origine degli
antenati schiavi. Fino ad oggi in Haiti l’unità di popolo e la stabilità
politica, condizioni indispensabili per lo sviluppo economico, sono
sconosciute.
Questa la radice etnico-storica
che spiega la differenza fra due paesi vicini. La storia
dimostra che anche se un popolo ha diritto all’indipendenza, se questa
viene concessa quando quel popolo non è unito e preparato a governarsi,
si rivela dannosa per il popolo stesso. Le guerre o guerriglie di
liberazione africane del secolo scorso (tanto esaltate mezzo secolo fa
in Italia) e anche quella di Haiti di due secoli fa, falliscono sempre o
quasi sempre, perché violenza chiama violenza e nelle guerre o
guerriglie civili le ideologie e gli uomini più violenti inevitabilmente
prevalgono.
Piero Gheddo
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