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Piero Gheddo

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( marzo 2006) da Missionari del Pime

I-
UN PAESE DISTRUTTO DALLA GUERRA E DALLA DITTATURA

di P.Piero Gheddo

     Nel dicembre 2005, oltre a Senegal e Mali, sono stato in Guinea Bissau. Dopo le visite del 1987 e 1997, ho avuto l’impressione di vedere un paese che non va avanti ma indietro, come dicono coloro che ci vivono da molti anni. Non mancano segni di speranza, come vedremo, ma la realtà dei fatti dice che negli ultimi vent’anni il livello di vita è decaduto. Ho visto ancora una volta come in Africa (e non solo in Africa!) la guerra e la dittatura sono i peggiori flagelli per un popolo povero. Senegal e Mali sono paesi in situazione molto migliore della Guinea Bissau, però hanno avuto un passaggio graduale e pacifico dal colonialismo all’indipendenza, rimanendo legati alla potenza colonizzatrice e acquistando a poco a poco, con l’educazione e la formazione del personale tecnico, la capacità di bastare a se stessi.

    La Guinea Bissau ha avuto 12 anni di guerra per giungere ad una indipendenza improvvisa nel 1974 ([1]). Non c’è stata una graduale formazione all’autonomia e la lunga “guerra di liberazione” ha fatto trionfare le forze più violente ed estremiste. Dopo il 1974 il paese ha conosciuto vent’anni di dittatura del Paigc (comunista), aiutato e guidato da Russia sovietica, Cuba e Germania dell’est. Infine, la breve guerra civile del 1998 e 1999 ha distrutto quel poco che c’era di industrie moderne e ha quasi estinto nel popolo la fiducia in se stessi e la speranza di poter risorgere migliorando le tristi condizione di vita. Dopo più di trent’anni dall’indipendenza, la Guinea ancora non si è stabilizzata e avviata all’autonomia e allo sviluppo. Anzi, uscita con la guerra dal colonialismo, oggi i nuovi colonizzatori del paese sono i francesi che vogliono dominare in Africa occidentale e i cinesi, certamente non migliori dei portoghesi!     La conferma di questa lettura storica viene dalla situazione della vicina Guinea Conakry, che era la perla della colonizzazione francese, con molte ricchezze naturali e le uniche vere montagne dell’Africa occidentale. Nel 1958 il presidente Sekù Turé (anche lui formato in Urss), invece di aderire all’unione politico-economica con la Francia proposta dal generale De Gaulle, volle liberarsi tutto e subito dal dominio francese (gesto esaltato in Italia come “profetico”): si legò all’Unione sovietica e regalò al suo popolo 26 anni di feroce dittatura, una delle peggiori registrate nel continente. Dopo la morte dell’”eroico liberatore” nel 1984, la Guinea Conakry ha fatto passi avanti verso la democrazia e lo sviluppo, ma non è ancora paragonabile a Senegal e Mali.

     Manca il senso dello stato, del bene pubblico    

Per tornare alla Guinea Bissau, tutto è peggiorato rispetto al 1987 e al 1997. Nell’anno scolastico iniziato nell’ottobre 2005, le scuole pubbliche hanno incominciato a funzionare solo una settimana prima di Natale: gli insegnanti erano in sciopero perché non ricevevano stipendio da otto mesi. Bissau pullula di scuole private di scarso valore, le uniche che funzionano bene sono quelle cattoliche, nelle quali infatti tutti vorrebbero poter entrare.      Immagine e simbolo del paese è la seconda città Bafatà (18.000 abitanti), nel 1997 una cittadina viva e dinamica anche economicamente, oggi abbandonata da portoghesi e libanesi (che assicuravano piccole industrie e commerci), saccheggiata, senza attività economiche moderne. Il vescovo mons. Pedro Zilli ha un compito molto difficile, perché la Chiesa cattolica, con due parrocchie in città, è uno dei pochi enti che aiutano il popolo e danno speranza.     Padre Mario Faccioli, da 49 anni in Guinea, mi dice: “Quando visiti i villaggi o la periferia di Bissau (350.000 abitanti), vedi che mancano di acqua pulita, igiene, cibo, assistenza sanitaria, lavoro stipendiato, luce elettrica, servizi igienici in casa, scuola, sicurezza: non hanno quasi niente e manca lo stato. Il loro problema è sopravvivere. Non ci può essere sviluppo fin che non cambia il tipo di mentalità egualitaria del passato, quando tutti vivevano allo stesso livello nel villaggio: poveri tutti allo stesso modo e tutti tranquilli. Oggi, anche chi ha un lavoro stipendiato o ha studiato all’estero e poi ritorna (molti rimangono all’estero, anche per motivi politici), non può mettere soldi da parte, perché una marea di parenti e amici viene a chiedere qualcosa e devi accontentarli se non vuoi averli nemici. Gli studenti che abbiamo mandato in Italia a studiare e ritornano con una professione, potrebbero guadagnare e risparmiare. Ma sono ripresi nella mentalità e società tribale che impedisce a qualcuno di emergere. In Italia si dice che questa è solidarietà,  ma non è la solidarietà gratuita che immaginiamo noi. L’africano tradizionale non toccato dal cristianesimo è egoista, tutti vogliono tutto e subito, anche questa la radice della corruzione che c’è ovunque.

     “La moralità tradizionale di prima dell’indipendenza si è disciolta, conservando il peggio della tradizione e assumendo aspetti negativi della civiltà occidentale, conosciuta attraverso i mezzi di comunicazione (specie televisione e cinema). Proprio la guerra per l’indipendenza ha distrutto la tradizione e la moralità naturale del villaggio mantenuta con la forza dagli anziani, ha portato uno scombussolamento nei villaggi. Si sono abbandonate le risaie, i giovani non vanno più a fare quel lavoro; per loro, l’indipendenza dal colonialismo, ottenuta con la violenza, è stata intesa anche come indipendenza dalla tradizione, L’idea di essere liberi li ha liberati dai freni della moralità. Gli anziani sono ancora chiamati “Uomini grandi” e meritano rispetto, ma appena possono si liberano dell’anziano e della sua tutela. Dopo l’indipendenza c’è stato un calare continuo della moralità tradizionale e nient’altro la sostituisce. Anche la corruzione nello stato, nei servizi pubblici, in tutto, ha questa radice e credo che oggi sia uno dei peggiori flagelli della Guinea.       “Di notte la capitale Bissau è al buio. Senza luna non viaggi perché rischi di prendere sotto un africano: neri come sono, li vedi all’ultimo momento. E’ mai successo che Bissau sia rimasta al buio di notte, C’è un solo generatore che dà luce al presidente, ai militari ed a qualche ufficio particolare, ma anche gli ospedali di notte non fanno più nulla, nemmeno operazioni perché i medici temono di rimanere al buio. E’ già successo che facevano l’operazione e hanno dovuto interrompere, il malato è morto…. I portoghesi e i cinesi hanno regalato generatori potenti per la capitale, ma chi paga il carburante? Il paese produce poco, pochissimo, il bilancio dello stato è finanziato dall’estero a più del 50% e gli aiuti sono in buona parte ingoiati dalla corruzione. Manca il senso del bene pubblico, dello stato”.     

“Se non si ha da mangiare tutto il resto è relativo”

    Si potrebbe pensare che questo è afro-pessimismo, invece è la realtà anche se, come ripeto, non mancano segni di speranza di cui dirò più avanti. Ma occorre prendere coscienza della realtà, per capire e poter aiutare: non si può ingannare gli africani facendo credere che tutto e sempre è colpa dell’Occidente. Un volontario italiano, Oscar Bosisio, in Guinea da 15 anni impegnato nel campo della sanità dice:     “In Guinea gli analfabeti sono circa il 60-70%, i bambini che vanno a scuola il 53%. I medici iscritti all’Ordine e riconosciuti dal governo sono 5 stranieri e 102 locali attivi (altri 63 vivono all’estero). La Guinea ha circa un medico ogni 12.000 persone (in Italia uno ogni 330!). Ma non conta il numero dei medici, quando non ricevono uno stipendio e molto spesso i malati sono lontani dal medico e non hanno possibilità di raggiungerlo. Poi c’è un altro problema. Il medico qui non vive, ma come medico muore. Anche se ha appena studiato in Europa e viene in Guinea con una laurea e un’esperienza di medico o di specialista ([2]), qui non può avere contatti con altri medici, non ha riviste scientifiche, non ha strumenti tecnici né collaboratori alla sua altezza, non s’incontrano tra di loro. In pochi anni non è più in grado di aggiornarsi né sulle tecniche né sui medicinali. Ci sono medici di vent’anni fa che sono invecchiati anzitempo, usano farmaci che non esistono più, tecniche superate, ecc.      “Questo vale in tutti i campi. Un insegnante di sessant’anni ha studiato al tempo dei portoghesi, che poi sono andati via e a poco a poco sono diminuiti e quasi scomparsi i libri scolastici. Gli alunni non hanno libri ([3]). Allora lui incomincia a insegnare senza libri: scrive sulla lavagna e dice agli alunni: copiate! Un suo alunno diventa un professore. Vent’anni dopo, il  nuovo insegnante che ha imparato da lui vale meno di lui. I nostri insegnanti che non hanno studiato recentemente in Europa non sono aggiornati su nulla.      “Perché dopo l’indipendenza è decaduto l’insegnamento, la sanità, le strade, la presenza dello stato, la moralità pubblica? Quando sono venuto qui nel 1991, mi ero fatto una certa idea, dopo dieci anni l’avevo cambiata, adesso dopo 15 anni non so più cosa dire. I problemi sono così complessi che è difficile dare ricette di soluzione, ci sono troppi fattori che intervengono. Credo che uno dei fattori fondamentali sia il fatto che la grandissima maggioranza della popolazione ha il problema fondamentale della sopravvivenza. Quando devi lottare giorno per giorno per assicurare alla tua famiglia un piatto di riso, tutto il resto diventa relativo. Un esempio: tu hai un insegnante (non pagato o pagato pochissimo) che un giorno insegna qualcosa ai suoi alunni e il giorno dopo li manda nei suoi campi a lavorare per avere qualcosa da mangiare lui e la sua famiglia. Lo stesso vale per quasi tutte le altre professioni. Ci sono dei meccanismi innescati che non permettono al paese di crescere”.    

“Come può la gente comune sopravvivere?”

   .Visitando le regioni rurali, chi mi accompagna mi fa notare quanti terreni una volta coltivati a risaia sono abbandonati. In passato, il sud del paese ai confini con la Guinea Conakry (la regione di Catiò, Cacine, Bedanda) era il granaio del paese. Al tempo dei portoghesi, la Guinea esportava molto riso, era una delle ricchezze nazionali ([4]); adesso ci sono ancora risaie, ma si calcola che la Guinea produce circa il 10-15% del riso che consuma. Anche qui c’è il fattore corruzione dei capi, dei grandi capi, che importano riso a prezzi stracciati, ad esempio da Cina, India e Thailandia, e poi lo rivendono al prezzo che vogliono e guadagnano. I contadini non sono invogliati a produrre, perché quello che producono lo debbono rivendere a un prezzo non conveniente, per trasporti costosi ([5]), tasse, mediatori, negozianti. Quando ci sono momenti di vera fame, i capi lanciano appelli e i paesi ricchi donano riso, che loro stessi rivendono. I contadini producono quasi solo per il proprio consumo, non per vendere, perché non gli conviene. Il riso costa poco. Un sacco di riso di 50 kg., costa al mercato 13-14.000 franchi Cefa. Ma il salario minimo oggi è di 18.000 Cefa. Se comperano un sacco di riso (che non basta per una famiglia media per un mese) rimangono con poche migliaia di Cefa. E col riso ci vuole un po’ di pesce che costa pochissimo, un po’ di olio e di sale, di condimento (la carne è impossibile per loro), debbono farlo bollire. Un vestito o un paio di scarpe, tutti importati dall’estero, costano 30.000 - 40.000 Cefa, anche se al mercato dell’usato sandali e ciabatte di plastica costano meno di 1.000 Cefa     Come può la gente comune sopravvivere giorno per giorno? Risposta: “Mangiano una volta al giorno un po’ di riso e a volte debbono saltare il pasto perché non hanno riso. Prima mangia l’uomo grande, poi gli uomini, le donne e i bambini prendono quel che rimane, se ne rimane” ([6]. Un’infermiera o una insegnante, se  lavorano da molti anni, possono arrivare anche a 50-60.000 Cefa al mese, che è il massimo (ci vogliono 656 Cefa per un Euro). Un dottore in medicina non prende più di 60-70.000 Cefa al mese; gli ultimi medici che tornano dall’Europa con qualche specializzazione, prendono anche 80.000 Cefa, che equivalgono a poco più di 100 Euro al mese, una miseria!     Una visita anche rapida in Guinea porta ad una evidente conclusione. Quel che soprattutto manca in questo bel paese africano è la scuola, l’educazione, l’istruzione in tutti i suoi aspetti. Nel mondo moderno è impossibile vivere da analfabeti. Il guineano è un popolo che vive nel mondo moderno (stato moderno, biciclette, televisione, persino telefonini!), ma con la testa e il cuore ancora nel tempo magico del lontano passato, diciamo della preistoria. Un esempio. Oggi tutti si lamentano del presidente Nino, che loro stessi hanno rieletto dopo che già avevano sperimentato anni l’inefficienza e la corruzione che portava con sé. Se chiedete: “Perché allora l’hanno rieletto?”. Vi danno questa risposta: “Ci saranno stati anche brogli nel conteggio dei voti, ma questo non spiega la sua vittoria, confermata dagli osservatori della Comunità Europea. La gran maggioranza del popolo è convinta che Nino ha un “iran” molto forte, che lo rende ricco e invincibile, e che bisognava votarlo se non si voleva correre dei guai”: l’hanno votato per avere benefici e perché nella campagna elettorale Nino non ha badato a spese con regalie ai capi e ai villaggi. Cos’è l’iran? “Lo spirito protettore che lui ha avuto grazie a cerimonie e atti magici, un po’ come nella Macumba. Infatti Nino durante la guerra di liberazione è sempre scampato mentre altri sono morti. Poi ha vinto su tutti gli altri e ha governato dal 1980, quando è salito al potere con un colpo di stato che ha buttato giù Luis Cabral, fino al 1998, quando venne defenestrato dalla guerra contro il capo delle forze armate Ansumane Mané. Rifugiatosi in Portogallo, è tornato in Guinea e rieletto presidente nel 2005, quando in Europa questo non pareva possibile. Ma chi viveva a livello di piccolo popolo anche in città sentiva dire: bisogna votarlo perché ha un iran troppo forte. Ma gli osservatori della Comunità Europea e i giornalisti non tengono conto di questo!”. Come superare questo ostacolo per un’autentica democrazia, senza educazione al tempo moderno?


[1] )Vedi P. Gheddo, “Missione Bissau, I 50 anni del Pime in Guinea-Bissau, 1947-1997, Emi 1998, pagg. 460, Euro 15,00.

[2] ) In Guinea esistono solo sette medici specializzati in Europa: tre pediatri, un cardiologo, un oculista, un internista  e uno specializzato in ginecologia e ostetricia.

[3] ) Dopo l’indipendenza il governo voleva, giustamente, aprire la scuola a tutti i bambini, ma con una carenza enorme di insegnanti e di materiale scolastico. Olanda e Cuba mandarono per un po’ i libri in portoghese, poi hanno smesso.

[4] ) Negli anni sessanta e settanta, in Portogallo si vendeva il “Riso Catiò”.

[5] ) La situazione delle strade in Guinea Bissau è inimmaginabile in Italia. Per fare i 36 chilometri fra Sao Domingo e Susana abbiamo impiegato un’ora e mezzo! Non tutte le strade sono così, ma tra  Mansoa e Bafata ci sono 50 chilometri e ci vogliono due ore.

[6] ) Tra i balanta il cibo viene diviso in quattro porzioni e ciascuna categoria di persone mangia, una dopo l’altra, la sua parte; in città è diverso ma spesso non ce n’è per tutti..