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Piero Gheddo

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(giugno 2011) da Avvenire

IL BEATO CLEMENTE VISMARA “PATRIARCA DELLA BIRMANIA”

                                              di Piero Gheddo

      Il 26 giugno in Piazza Duomo a Milano (ore 10-12) verrà beatificato padre Clemente Vismara, che nel 1983, quando compiva i sessant’anni di missione, la conferenza episcopale birmana proclamò “Patriarca della Birmania”. E’ il primo missionario del nostro tempo proclamato Beato, senza essere martire o vescovo o fondatore di un ordine religioso. I suoi confratelli del Pime nella diocesi di Kengtung dicevano: “Se fate Beato Vismara dovete beatificare anche noi che abbiamo fatto la sua stessa vita”. Clemente, pur essendo un missionario del tutto “ordinario”, ha vissuto la sua vocazione incarnando “in modo eroico” , secondo la  Congregazione dei Santi, le virtù tradizionali del missionario fra i non cristiani.

      Nato ad Agrate Brianza nel 1897, partecipa come fante di trincea alla prima guerra mondiale (1916-1918), alla fine della quale è sergente maggiore con una medaglia al valor militare. Capisce che “la vita ha valore solo se la si dona agli altri” (come scriveva), diventa sacerdote e missionario del Pime nel 1923 e parte per la Birmania. Giunto a Toungoo, l’ultima città col governatore inglese, è destinato a Kengtung, territorio montuoso e forestale quasi inesplorato, abitato da tribali, ancora sotto un re locale (sabwà). In 14 giorni a cavallo arriva a Kengtung, poi il superiore della missione in sei giorni a cavallo lo porta a Monglin, la sua ultima destinazione ai confini tra Laos, Cina e Thailandia.

     Era  l’ottobre 1924 e in 32 anni  Clemente Vismara fonda dal nulla tre parrocchie: Monglin, Mong Phyak e Kenglap. Il suo apostolato era di girare i villaggi a cavallo e farsi conoscere: porta medicine, fa il dentista, si adatta a vivere con loro, al clima, ai pericoli, al cibo, riso e salsa piccante, la carne se la procurava con battute di caccia. Fin dall’inizio porta in missione orfani e bambini abbandonati per educarli. In seguito fonda un orfanotrofio e viveva con 200- 250 orfani e orfane. Oggi è invocato “protettore dei bambini” e fa molte grazie che  riguardano i piccoli e le famiglie.

     Una vita poverissima e pericolosa: tre volte è preso a fucilate e ne esce indenne. Clemente scriveva: “Qui è peggio che quando ero in trincea, ma questa guerra l’ho voluta io e debbo combatterla fino in fondo con l’aiuto di Dio. Sono sempre nelle mani di Dio”.  Pregava molto (fra l’altro tre Rosari al giorno), ha fatto una forte esperienza di Dio e questo spiega il suo eroismo e la sua inalterabile serenità e gioia di vivere. A poco a poco nasce una cristianità, vengono le suore di Maria Bambina ad aiutarlo, fonda scuole e cappelle, officine e risaie, canali d’irrigazione, insegna la falegnameria e la meccanica, costruisce case in muratura e porta nuove coltivazioni, il frumento, il granoturco, il baco da seta, la verdura (carote, cipolle, pomodori, melanzane). Soprattutto fonda la Chiesa in un angolo di mondo dove non ci sono turisti ma solo contrabbandieri d’oppio, stregoni e guerriglieri. Ha portato la pace fra i villaggi e le tribù, ha stabilizzato sul territorio le tribù nomadi che, attraverso la scuola e l’assistenza sanitaria, si sono elevate e oggi hanno medici e infermiere, artigiani e insegnanti, preti e suore, autorità civili e vescovi. A Kengtung, cinque preti e 14 suore si chiamano don Clemente e suor Clementina.      

      Nel 1956, quando aveva fondato la cittadella cristiana di Monglin e convertito una cinquantina  di villaggi, il vescovo lo sposta a Mongping, a 230 chilometri da Monglin, dove incomincia da zero. Scrive ad un suo fratello: “Obbedisco al vescovo perché capisco che se faccio di testa mia sbaglio”. A sessant’anni incomincia una nuova missione, fonda le parrocchie di Mongping e di Tongtà e lascia altri cinquanta villaggi cattolici. Muore il 15 giugno 1988 a Mongping ed è sepolto vicino alla chiesa e alla Grotta di Lourdes da lui costruite. 23 anni dopo la morte,  il 26 giugno 2011, padre Clemente Vismara è proclamato Beato della Chiesa universale ed è il primo Beato della Birmania. Una Causa di beatificazione rapidissima, merito anche del vescovo Abramo Than, degli “Amici di padre Vismara” di Agrate  e di mons. Ennio Apeciti, incaricato della diocesi di Milano per le Cause dei Santi,  che è andato tre volte in Birmania per il processo diocesano e per far approvare uno dei sei “miracoli” presentati alla Congregazione dei Santi.

      Perché padre Clemente diventa Beato? Nel 1993 sono andato a Kengtung con due missionari che erano stati con Clemente in Birmania e abbiamo chiesto al vescovo mons. Abraham Than: “Perchè vuol fare beato padre Clemente?”. Ha risposto: “Abbiamo avuto tanti santi missionari del Pime che hanno fondato la diocesi, compreso il primo vescovo mons. Erminio Bonetta, il cui ricordo è ancora vivo. Ma per nessuno di essi si sono verificati questa devozione e questo movimento di popolo per dichiararli santi, come per padre Vismara”.

      Quando l’ho intervistato in Birmania nel 1983 aveva 86 anni e conservava lo stesso entusiasmo per la sua vocazione di quand’era giovane: sereno e gioioso, generoso con tutti, fiducioso nella Provvidenza, un uomo di Dio pur nelle tragiche situazioni in cui è vissuto. Aveva una visione avventurosa e poetica della vocazione missionaria, che l'ha reso un personaggio affascinante attraverso i suoi scritti.

      La sua fiducia nella Provvidenza era proverbiale. Non faceva bilanci né preventivi, non contava mai i soldi che aveva (“Li conta la Provvidenza e me ne manda altri”). In un paese in cui la maggioranza della gente in alcuni mesi dell’anno soffre la fame, Clemente dava da mangiare a tutti. I confratelli del Pime e le suore  di Maria Bambina lo rimproveravano di prendere troppi bambini, vecchi, lebbrosi, handicappati, vedove, squilibrati. Clemente diceva sempre: 'Oggi abbiamo mangiato tutti, domani il Signore provvederà'".  Si fidava della Provvidenza, ma le sue serate le spendeva scrivendo al lume di candela (negli ultimi anni due candele) lettere e articoli (ho raccolto circa 2300 lettere e 700 articoli). Riceveva tanti soldi e aiutava anche gli altri missionari e il clero locale. Gli scritti di padre Vismara, poetici, avventurosi, infiammati di amore per i più poveri, hanno suscitato numerose vocazioni sacerdotali, missionarie e religiose non solo in Italia. Il Beato  Clemente Vismara è uno dei circa 200 missionari del Pime che dal 1867 ad oggi hanno fondato nella Birmania nord-orientale sei delle 14 diocesi di Myanmar: Toungoo, Kengtung, Taunggyi, Lashio, Loikaw e Pekong, con circa 300.000 battezzati, vescovi, preti e suore indigeni, la metà dei cattolici della Birmania.