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(novembre 2011) da Avvenire

  L’Africa nera speranza della Chiesa
di Piero Gheddo

Nella crisi economica dell’Unione Europea, di cui anche il nostro paese soffre le pesanti conseguenze, l’Africa nera è ancora una volta scomparsa dalla ribalta massmediatica. Siamo tutti preoccupati dello spread e degli ondeggiamenti imprevedibili della Borsa e dimentichiamo quali sono i valori religiosi e culturali indispensabili per uscire dalla crisi. Il viaggio di Benedetto XVI si preannunzia come una boccata d’aria fresca nell’asfittica atmosfera di pessimismo che tutti respiriamo. Due espressioni del Papa vanno ricordate. Rispondendo in aereo ad un giornalista, Benedetto XVI dice: “Questa freschezza della vita che c’è in Africa, questa gioventù piena di entusiasmo e di speranza, ma anche di umorismo e di allegria, ci mostra che c’è qui una riserva umana, una freschezza del senso religioso, una percezione della realtà nella sua totalità con Dio; non questa riduzione al positivismo, che restringe la nostra vita, la fa un po’ arida e spegne anche la speranza…. Un umanesimo fresco quello che si trova nell’anima giovane dell’Africa… qui c’è ancora una riserva di vita e di vitalità per il futuro, sulla quale possiamo contare”.
All’aeroporto di Cotonou, rispondendo al saluto del presidente del Benin Bony Yayi ha detto: “ll passaggio alla modernità deve essere guidato da criteri sicuri che si basano su virtù riconosciute, quelle che enumera il vostro motto nazionale, ma anche quelle che si radicano nella dignità della persona, nella grandezza della famiglia e nel rispetto della vita. Tutti questi valori sono in vista del bene comune, l'unico che deve costituire la preoccupazione maggiore di ogni responsabile. Dio si fida dell'uomo e desidera il suo bene. Sta a noi rispondergli con onestà e giustizia. Da parte sua - ha assicurato - la Chiesa offre uno specifico contributo. Con la sua presenza, la sua preghiera e le sue opere di misericordia, specialmente nel campo educativo e sanitario, essa desidera offrire ciò che ha di meglio. Vuole manifestarsi vicina a colui che si trova nel bisogno, a colui che cerca Dio. Desidera far comprendere che Dio non è inesistente o inutile come si cerca di far credere, ma che Egli è l'amico dell'uomo”.
Benedetto XVI è in Benin per consegnare ai vescovi e alle Chiese africane il risultato del II Sinodo episcopale africano nell’ottobre 2009 a Roma (il primo nel maggio 1994 a Roma). Ha scelto il Benin perché la storia dell’evangelizzazione di questo paese è esemplare di quanto ha detto nei due passaggi citati. Oggi il Benin è uno dei non molti paesi dell’Africa nera che ha raggiunto la stabilità politica e il sistema democratico, lo sviluppo economico-sociale e la pacificazione fra le varie etnie, che lo rende esemplare per l’Africa nera.
L’inizio di questo cammino virtuoso è ricordato nella celebrazione dei 150 anni di evangelizzazione, iniziata quando il padre Francesco Borghero di Ronco Scrivia (Alessandria), con dodici fratelli e sorelle, fu il primo missionario SMA (Società Missioni Africane di Lione) a sopravvivere sulle Coste dell’Africa Occidentale, poiché nei primi decenni i missionari morivano “come mosche”; Borghero vi fondò la Chiesa nell’appena creato Vicariato del Dahomey (1860) che allora si estendeva dal Ghana alla Nigeria attuali. La sua “Relation sur l'établissement des missions dans le Vicariat apostolique des Dahomey” (Kathala, 1997, pagg. 298), è una miniera di informazioni sull’Africa del tempo, nella quale si legge: “Questo paese è caratterizzato da un crudo feticismo, il culto del serpente, la barbarie del suo re e la schiavitù”. I primi cristiani furono schiavi africani liberati dai portoghesi in Brasile e venuti in Dahomey con meticci portoghesi per collaborare con Borghero.
Oggi, 150 anni dopo, il Benin incarna quei valori e virtù umane ed evangeliche, che l’influsso delle missioni cristiane ha contribuito a far crescere. Le élites nazionali sono ancor oggi uscite in buona parte dalle scuole che i missionari hanno fondato fin dalla seconda metà del 1800. Nel 1901 il Dahomey aveva 7.500 battezzati, nel 1929 24.214, oggi nel Benin i cattolici sono circa 4,1 su 8 milioni di abitanti e con i protestanti e gli anglicani raggiungono il 70% dei beninesi.