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(speciale Libia – marzo 2007) da Mondo e
Missione - rivista del PIME
Nel dicembre scorso ho visitato la Chiesa di Libia, per rispondere ad un invito del vescovo di Tripoli, mons, Giovanni Martinelli, OFM. Nel quadro dell’islam mondiale, la Libia è oggi uno dei paesi più moderati e aperti all’Occidente: la Chiesa, composta da circa 50.000-60.000 stranieri (i cristiani più o meno sono 100.000, nessun libico), è libera di praticare la fede e persino di ricevere nuovi sacerdoti e suore dall’estero! Con me c’era padre Massimiliano Taroni, direttore di “Missioni Francescane” e segretario delle missioni dei francescani di Lombardia: Libia, Bolivia, Argentina, Somalia, Gibuti, Congo Brazzaville, Mauritius, Marocco, Russia. Prima di partire dall’Italia mi avevano detto che, sbarcando in Libia,sarebbero stati lunghi e minuziosi. Invece niente, sia arrivando che partendo: solo controllo del passaporto e nemmeno aperta una borsa o la valigia. Una delle difficoltà del viaggio è che non si possono fare foto, si rischia. Anche le persone con le quali si parla non vogliono essere fotografate. Avevo già visto in altri paesi islamici che la foto è quasi tabù (più facile fotografare per i turisti in gruppi organizzati). Debbo anche dire che, la breve permanenza in Libia mi ha fatto capire meglio il valore della presenza di una piccola minoranza cristiana in un paese totalmente musulmano, come quella che il Pime sta iniziando a Touggourt, nel deserto dell’Algeria, con i Padri Bianchi. |