| ( maggio 2005) da
Missionari del Pime
di P.Piero Gheddo
Felice era un laico missionario nato a Introbio in Valsassina (Lecco) nel
1898, aveva studiato fino alla terza elementare e poi era andato a fare il
fabbro. Militare nella prima guerra mondiale, è poi entrato nel PIME come
“fratello cooperatore”, cioè missionario laico consacrato a vita. Parte per
la Birmania nel 1922 e muore il 23 marzo 1991, a 93 anni, dopo 70 anni di
missione con un solo ritorno in patria nel 1956. Nella sua autobiografia,
scritta per ordine del vescovo, si definisce “il fabbro di Dio” e
nell’arte di lavorare il ferro aveva formato molti giovani birmani. Era a
servizio delle missioni di Birmania, dove il vescovo lo mandava, lui andava e
faceva di tutto: fabbro, falegname, ortolano, agricoltore, infermiere, sacrista,
capomastro. Sorridente, arguto, disponibile, viaggiava sempre a piedi, capace di
percorrere 50 km. al giorno su sentieri di montagna e di foresta con 30-40 chili
sulle spalle e per più giorni di seguito. Aveva una forza straordinaria:
piegava le sbarre di ferro con le braccia. Si alzava alle 4,30 del mattino
andava a dormire alle 22 senza nemmeno riposare al pomeriggio, quando passava
un’ora in chiesa recitando i suoi tre Rosari quotidiani. Alla sera faceva
un’ora di adorazione.
Amava molto i poveri, gli ultimi della società e anche gli animali, dava
via tutto quel che aveva e riceveva. In decenni di intenso lavoro costruisce
chiese, scuole, case parrocchiali, ospedali, seminari, orfanotrofi,
conventi…La sua fama si diffonde in tutta la Birmania, al suo funerale una
folla notevole formata anche da buddisti e musulmani. Molti hanno cominciato ad
invocarlo come “il santo col martello”. Il 28 gennaio 2005 la Congregazione
dei Santi ha pubblicato il “decreto di validità” del processo diocesano
informativo sulle sue virtù eroiche, concluso l’anno precedente
nell’archidiocesi di Taunggyi in Birmania. Felice Tantardini, fabbro di Dio,
è incamminato verso la santità riconosciuta. La missione della Chiesa nei
paesi non cristiani non è più quella vissuta da fratel Felice, ma la sua
storia ha il sapore dei “fioretti di San Francesco”, lo stesso profumo di
Vangelo, le stesse “beatitudini” che secondo la logica umana sembrano
pazzie, ma che nella luce della fede danno serenità, pace e gioia del cuore.
Piero Gheddo P.
Gheddo, “Il santo col martello” (biografia di Felice), Emi 2000, pagg. 240,
E. 10,00. Felice Tantardini,
“Il fabbro di Dio” (autobiografia), Parrocchia S. Antonio abate, Introbio
(Lecco) 2005, pagg. 132, E. 8,00. |