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Piero Gheddo

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(giugno 09) da TEMPI
 

                                 La Birmania protettorato cinese?                               

                                                   di Piero Gheddo                                         

      La Birmania è scomparsa dalla stampa italiana ed internazionale. Nell’estate 2007, in occasione della “rivolta dei bonzi”, era alla ribalta dell’attenzione mondiale. Si moltiplicavano manifestazioni e proteste, l’Onu e l’Unione Europea mandavano i loro messaggeri per esprimere al governo militare la ferma condanna del loro modo di agire. Oggi silenzio assoluto, ma la situazione all’interno di quel grande paese va peggiorando. Il governo segue due chiare linee politiche: primo, è ormai praticamente un protettorato cinese, satellite della Cina in campo internazionale e invaso dai cinesi e dai loro prodotti; secondo, sul piano interno si segnalano massicce campagne di “birmanizzazione” del popolo di Myanmar. La Birmania, estesa due volte l’Italia con 47 milioni di abitanti, è abitata dai birmani (circa il 60% del totale) e da varie etnie per il 40%: karen (9,5%), shan (6,5), chin (2,5), mon (2,3), kachin (1,5), arakan e altre etnie aborigene (21,8%). La religione maggioritaria è il buddhismo (89,4%), seguono i cristiani (4,9), i musulmani (3,8) e poi indù e appartenenti a religioni animiste tradizionali.

     Il governo vuole unire il popolo nell’unica lingua nazionale birmana e nel buddhismo. Da varie parti del paese giungono notizie che le lingue delle etnie minoritarie non sono più insegnate e i militari distruggono i resti di antichi regni e culture. Ad esempio, a Kengtung hanno distrutto tutti i segni della cultura shan, compreso il palazzo reale del saboà di Kengtung che era il ricordo più prezioso e visibile del passato pre-coloniale. Nello stato dei “chin” ai confini con l’India, con mezzo milione di abitanti al 90% cristiani (protestanti o cattolici) e il resto animisti, i militari hanno distrutto le grandi croci che i chin avevano eretto sulle cime dei monti, le edicole religiose ai crocevia di alcune strade, altri segni cristiani all’entrata dei villaggi. Il popolo è obbligato a costruire grandi statue di Buddha e templi buddhisti, in una regione dove i buddhisti sono pochissimi e non chin, ma birmani, cioè stranieri in quella regione. Le Chiese cristiane, nello stato chin, sono oggi veramente perseguitate. I cristiani sono obbligati a versare una tassa annuale per sostenere il buddhismo e, se si convertono, ottengono privilegi: tra l’altro l’esenzione dai lavori forzati a servizio dell’esercito. Le Bibbie sono vietate, permesse le liturgie domenicali, spesso disturbate o interrotte, ma proibite tutte le altre riunioni di cristiani. Molti bambini cristiani sono portati lontano dalle famiglie e internati in monasteri buddisti.

      Non si può però parlare di persecuzione anti-cristiana in tutta la Birmania, in quanto le campagne di birmanizzazione sembrano svolgersi in modo sistematico in alcune regioni e non in altre, forse per una strategia che si sviluppa in modo graduale. Ad esempio, in un altro stato federato di Myanmar a maggioranza cristiana (cattolica), il Kayah con poco più di 200.000 abitanti di etnia karen (o cariana), vi è  libertà religiosa, anche se molto limitata e il popolo deve costruite templi buddhisti e statue di Buddha, dove non sarebbero necessari. Tra i cariani è ancora attiva la guerriglia anti-birmana.

     Negli stati “shan” (Kengtung e Taunggyi) non c’è persecuzione, ma solo un’invasione di militari che obbligano tutti a parlare birmano, non si insegnano più le lingue locali, requisiscono gli uomini obbligandoli al lavoro forzato a servizio dell’esercito, distruggono i segni delle antiche culture, anche di quella degli shan che sono buddhisti. I quali fuggono in Thailandia e dicono chiaramente di essere legati all’esercito di liberazione del popolo shan dal potere birmano. Tutto attorno a Kengtung hanno messo accampamenti militari e nel cimitero cattolico sull’alto di una collina che domina la città hanno asportato le grandi croci di ferro che c’erano sulle tombe dei missionari italiani, con la scusa di aver bisogno di quel ferro. Ma in pratica, dal gennaio 2009 il cimitero cattolico non è più frequentabile né usabile. Diversa la situazione nelle sette “regioni speciali” ai confini con la Cina, che in pratica stanno diventando regioni cinesi, lingua cinese, lavoratori cinesi, strade ed edifici nuovi, modernizzazione dell’agricoltura e piena libertà religiosa. A Monglar, nella regione degli “akhà”, hanno costruito una seconda grande chiesa, un fatto che non sarebbe più possibile nella Birmania vera e propria.

      Un monaco buddhista ha rilasciato un’intervista ad “Asia News” nella quale si legge: “La giunta militare schiaccia ogni dissidente, tiene in carcere migliaia di prigionieri politici e impone severe restrizioni alle libertà di parola, religione e assemblea. Nel nostro paese le risorse naturali abbondano eppure gran parte della popolazione vive nella povertà. Nei villaggi il servizio sanitario versa in condizioni disastrose. C’è un alto livello di malnutrizione, ci sono pochissime ostetriche. La  gente delle zone rurali patiscono gravi problemi di salute a causa delle condizioni di povertà in cui vivono, la mancanza di servizi sanitari adeguati. Queste gravi carenze si vedono soprattutto nelle regioni abitate dalle minoranze etniche dove i continui trasferimenti forzati e la scomparsa degli uomini costringono le donne a prendersi cura in toto dei loro figli. Le percentuali di mortalità tra le madri è molto alta. Gli insegnanti nelle aree rurali scarseggiano e anche il livello di formazione è molto basso, per cui molti giovani non sono in grado di trovarsi un lavoro decente e sostenersi economicamente”.