(Avvenire 15 –
febbraio 2004) da Avvenire
IL
BATTESIMO? CHIEDILO ALLA POLIZIA
di P.Piero Gheddo
Il fondamentalismo islamico è alla ribalta delle cronache quotidiane, ma
si ignora quello indù che sta crescendo: e chi paga il prezzo massimo sono
proprio i musulmani, con migliaia di ammazzati negli ultimi dieci anni; ma anche
i cristiani, nel loro piccolo (il 4% del miliardo e 30 milioni di indiani,
mentre i musulmani arrivano al 12-13%), sono fortemente penalizzati.
Nel 2002 ci sono stati 8 casi di preti, suore o laici cristiani uccisi da
estremisti indù; oltre a chiese e cappelle distrutte, suore violentate, testi
sacri e oggetti religiosi dati alle fiamme. Un fatto recente: in una scuola
cattolica una ragazzina viene violentata e uccisa in un bagno. Corre voce che i
responsabili siano i sacerdoti della scuola. Sommosse popolari obbligano la
polizia ad arrestare tre preti. Alcuni giorni dopo viene scoperto il colpevole
confesso, del tutto estraneo alla scuola cattolica.
Ma i preti rimangono in prigione alcuni giorni.
Quel che preoccupa la Chiesa indiana non sono solo casi come questi, ma
l'atmosfera generale d'intolleranza che sta crescendo nei confronti dei fedeli
di altre religioni; il partito al governo, pur condannando i fatti criminali,
sembra appoggiare l'indutva (nazionalismo culturale-religioso indù). Alcuni
danno di questo fenomeno una lettura almeno in parte positiva: il popolo indiano
sta prendendo coscienza della sua tradizione religiosa e dei suoi valori,
liberandosi da un complesso d'inferiorità che ha maturato fin dal tempo
coloniale verso l'Occidente e la sua religione.
Nella prossima primavera si avranno in India le elezioni politiche generali e si
teme che il Bharatiya Janata Part, (Bjp, "Partito del popolo indiano")
avrà un numero ancor maggiore di voti, aumenteranno le pressioni giuridico-
amministrative nei confronti delle religioni minoritarie e i gruppi fanatici
saranno ancor più tollerati.
La riforma religiosa dell'induismo è nata all'inizio dell'800 ("neo-induismo")
come reazione al forte influsso dell'Occidente e poi della colonizzazione
inglese e delle missioni cristiane; poi è diventato il movimento del
"risveglio indù" (hindu jagaran), di carattere religioso
ma anche culturale e politico, nel quale si iscrivono grandi personalità
indiane degli ultimi due secoli: Ram Mohan Roy, Saraswati, Ramakrishna,
Vivekananda, Gandhi, Vinoba Bhave, eccetera.
Questa rinascita indù ha purificato la tradizione da pratiche oggi
impresentabili: le caste, l'intoccabilità (i fuori casta), il sati (immolazione
della moglie sulla pira del marito), l'idolatria e il politeismo, per ricordarne
alcune.
Dopo l'indipendenza (1947) l'India divenne uno Stato laico (secondo la
Costituzione), ma fin dall'inizio si sono affermati gruppi radicali e spesso
violenti che inalberano l'orgoglio indù come bandiera per una saffronization of
politics ("zafferano" è il vestito dei santoni indù), creando il
movimento definito "Hindu communalism" (politicizzazione dell'induismo).
Dopo la morte di Indira e del figlio Raijv Gandhi e la decadenza del Congress
Party artefice dell'indipendenza indiana, negli anni Novanta si è affermato il
Bjp, che congiunge l'integralismo religioso con un orientamento politico
nazionalista ispirato al fascismo e al nazismo (almeno ai loro filosofi e
pensatori). Il nemico da combattere non sono gli ebrei, ma musulmani e
cristiani.
Su questo nazionalismo che strumentalizza la religione sono poi cresciuti i
gruppi estremisti.
Il primo fatto macroscopico è stata la distruzione della grande e antica
moschea di Ayodhya il 6 dicembre 1992, con circa duemila musulmani ammazzati
nello Stato di Gujarat. Lì i gruppi violenti hanno dimostrato di saper usare la
forza e averla vinta sulla polizia e la legge. Da allora in poi questi gruppi
sono cresciuti. Varie personalità del Bjp si sono compromesse con gli
estremisti, anche se ufficialmente si dissociano.
E i cristiani?
Essi in India hanno grande visibilità perché da un terzo a un quarto delle
opere educative e sociali per la gente più povera (ma anche molte scuole per le
élites) sono gestite dalle Chiese cristiane, specie dalla cattolica, che in
campo scolastico dà una testimonianza straordinaria (tutti vorrebbero andare a
scuola da preti e suore!).
Una statistica di trent'anni fa dice che l'80% dei lebbrosari erano cattolici.
Oggi no, perché lo Stato ha fatto molto. Fin che l'estremismo indù usava
violenza contro i musulmani, le Chiese cristiane tacevano. Adesso sono loro le
vittime e si sono svegliate, specie da quando nel gennaio 1999 nell'Orissa venne
ucciso il medico australiano protestante Graham Staines e i suoi due figli, da
quarant'anni viveva in India: ucciso in modo macabro con l'accusa di fare
proselitismo curando i lebbrosi e i poveri.
Oggi le violenze anti-cristiane non sono più isolate in certi Stati del nord (Gujarat,
Bihar, Madhya Pradesh, Orissa, Uttar Pradesh, Bengala), ma sono diffuse in tutto
il Paese, anche nel sud. Ne dà spesso notizia l'agenzia Asia News (www.AsiaNews.it).
L'ultimo fatto grave sono le leggi contro le conversioni, già approvate almeno
in tre Stati: Orissa, Gujarat, Tamil Nadu.
Se vuoi battezzare una persona adulta, devi chiedere il permesso alla polizia e
al giudice.
E il permesso lo danno solo dopo indagini e interrogatori. La legge è motivo di
pressioni contro la Chiesa e quelli che vogliono convertirsi. Gli estremisti
vanno nelle case a fare il lavaggio del cervello ai catecumeni.
I giornali scrivono: "No alle conversioni forzate!". La parola magica
è "proselitismo".
I cristiani vivono col timore che succedano altre violenze, c'è una pressione
crescente. Se ne parla, si fanno convegni, la Chiesa pubblica ogni anno un
elenco dei fatti di intolleranza contro cattolici e protestanti, decine e decine
di casi; in alcuni si parla apertamente di persecuzione.
Anche se, in certi casi, la leva per contrastare le altre religioni è il
nazionalismo; e l'induismo viene solo strumentalizzato a questo fine.
|