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(Avvenire 22 –
settembre 2003) da Avvenire Prendiamo l'Aids che sta decimando gli africani.
All'ospedale di Ikonda in Tanzania, suor Magda Boscolo della Consolata mi
confida che nel sud del paese sono più i morti che i nati: la popolazione
diminuisce a causa dell'Aids. In Benin, un medico italiano di un gruppo di
volontari di Seregno (Milano), mi dice: "Il primo ostacolo alla lotta
contro l'Aids è che manca una struttura sanitaria sul territorio. Le medicine,
o si prendono in modo corretto (ad ore fisse, bevendo litri di acqua pulita, una
dieta adeguata, ecc.) oppure producono danni; se i pazienti non sono seguiti da
persone esperte, è inutile avere medicinali". Padre Italo Piffer, comboniano in Uganda dal
1961, in data 9 luglio 2002 mi scrive una lettera drammatica: "Tutti dicono
che bisogna aiutare i malati di Aids, ma nessuno mette in luce quali sono le
fonti di questa tremenda malattia. In Uganda: ad ogni funerale ci sono sette
giorni di danze sconce notturne con circa 300 adulti (i ragazzi non possono
partecipare perchè gli adulti si vergognerebbero). La poligamia: giorni fa è
morto l'assistente per i lebbrosi e l'Aids di questa regione, dottor Paul Okumu:
aveva quattro mogli e 28 figli, tutti affetti da Aids. L'ispettore della scuola
di Gulu mi dice: 'Padre, sono triste perchè alla sera una fiumana di ragazzi e
ragazze vanno a Gulu per le danze notturne con atti sconci'; nei Collegi
universitari molti studenti e studentesse hanno il "diploma", cioè il
primo bambino; ad ogni celebrazione governativa viaggiano cassette di birra e
danze sconce notturne. L'africano è fatalista. Il futuro non esiste. Oggi
faccio quel che mi piace: se muoio, pazienza, tutti debbono morire. Mi domando: perchè i governi europei non dicono
ai governanti africani che devono cambiare il modo di vivere della loro gente?
Per me l'Africa è come una nave che sta affondando, i capi sono in cima a
gozzovigliare e vanno a cercare alcune aspirine da distribuire gratis! Molti
governi africani non muovono un dito per cambiare le loro società. Dicono che
gli ospedali hanno meno ricoverati di Aids: è vero, ma l'ospedale costa molto e
la gente sa che non si ricevono cure; per cui si tiene l'ammalato in casa e gli
dà un po' di tè e zucchero. Dico ai governanti africani: gente, cambiate
comportamento! L'Aids si vince con una condotta morale corretta! L'Africa nera
si salverà dall'Aids, prima che con le medicine, con governi e governanti, capi
e autorità, padri e madri, figli e figlie che vivono in modo corretto. Gheddo,
dille sui giornali queste verità, perchè nessuno le dice". Si potrebbero fare molti commenti: la moralità
tradizionale africana è stata distrutta dall'impatto col mondo moderno portato
dalla colonizzazione; oggi noi occidentali (cristiani!) non diamo certo buon
esempio di moralità sessuale; anzi, con televisione, films, turismo,
letteratura, ecc. diamo agli africani una spinta verso il peggio; e via dicendo.
Ma sono riflessioni superflue, non portano a nulla, aprono solo il discorso
della nostra conversione al Vangelo e a Cristo, anche per aiutare gli altri
popoli. Ma se vogliamo veramente aiutare i fratelli africani, dobbiamo prendere
coscienza della realtà autentica dell'Africa. Illudersi che bastino soldi e
medicine gratuite per combattere l'Aids, è sviare il discorso e
deresponsabilizzare autorità e popoli africani.
(Articolo per "Avvenire" settembre 2003)
LE VERITA SULL'AIDS CHE NESSUNO DICE
di Piero Gheddo
In preparazione al vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile (26
agosto - 4 settembre 2003) tutti dicono e ripetono che bisogna dare più soldi
ai popoli poveri per combattere miseria, fame, siccità, epidemie, Aids, ecc.
Siamo d'accordo, i soldi ci vogliono, ma non possiamo illuderci che da soli
siano risolutivi: dobbiamo prendere conoscenza e coscienza di quanto sono
complessi i problemi del sottosviluppo e dello sviluppo.
Prendiamo l'Aids che sta decimando gli africani. All'ospedale di Ikonda
in Tanzania, suor Magda Boscolo della Consolata mi confida che nel sud del paese
sono più i morti che i nati: la popolazione diminuisce a causa dell'Aids. In
Benin, un medico italiano di un gruppo di volontari di Seregno (Milano), mi
dice: "Il primo ostacolo alla lotta contro l'Aids è che manca una
struttura sanitaria sul territorio. Le medicine, o si prendono in modo corretto
(ad ore fisse, bevendo litri di acqua pulita, una dieta adeguata, ecc.) oppure
producono danni; se i pazienti non sono seguiti da persone esperte, è inutile
avere medicinali".
Padre Italo Piffer, comboniano in Uganda dal 1961, in data 9 luglio 2002
mi scrive una lettera drammatica: "Tutti dicono che bisogna aiutare i
malati di Aids, ma nessuno mette in luce quali sono le fonti di questa tremenda
malattia. In Uganda: ad ogni funerale ci sono sette giorni di danze sconce
notturne con circa 300 adulti (i ragazzi non possono partecipare perchè gli
adulti si vergognerebbero). La poligamia: giorni fa è morto l'assistente per i
lebbrosi e l'Aids di questa regione, dottor Paul Okumu: aveva quattro mogli e 28
figli, tutti affetti da Aids. L'ispettore della scuola di Gulu mi dice: 'Padre,
sono triste perchè alla sera una fiumana di ragazzi e ragazze vanno a Gulu per
le danze notturne con atti sconci'; nei Collegi universitari molti studenti e
studentesse hanno il "diploma", cioè il primo bambino; ad ogni
celebrazione governativa viaggiano cassette di birra e danze sconce notturne.
L'africano è fatalista. Il futuro non esiste. Oggi faccio quel che mi piace: se
muoio, pazienza, tutti debbono morire.
Mi domando: perchè i governi europei non dicono ai governanti africani
che devono cambiare il modo di vivere della loro gente? Per me l'Africa è come
una nave che sta affondando, i capi sono in cima a gozzovigliare e vanno a
cercare alcune aspirine da distribuire gratis! Molti governi africani non
muovono un dito per cambiare le loro società. Dicono che gli ospedali hanno
meno ricoverati di Aids: è vero, ma l'ospedale costa molto e la gente sa che
non si ricevono cure; per cui si tiene l'ammalato in casa e gli dà un po' di tè
e zucchero. Dico ai governanti africani: gente, cambiate comportamento! L'Aids
si vince con una condotta morale corretta! L'Africa nera si salverà dall'Aids,
prima che con le medicine, con governi e governanti, capi e autorità, padri e
madri, figli e figlie che vivono in modo corretto. Gheddo, dille sui giornali
queste verità, perchè nessuno le dice".
Si potrebbero fare molti commenti: la moralità tradizionale africana è
stata distrutta dall'impatto col mondo moderno portato dalla colonizzazione;
oggi noi occidentali (cristiani!) non diamo certo buon esempio di moralità
sessuale; anzi, con televisione, films, turismo, letteratura, ecc. diamo agli
africani una spinta verso il peggio; e via dicendo. Ma sono riflessioni
superflue, non portano a nulla, aprono solo il discorso della nostra conversione
al Vangelo e a Cristo, anche per aiutare gli altri popoli. Ma se vogliamo
veramente aiutare i fratelli africani, dobbiamo prendere coscienza della realtà
autentica dell'Africa. Illudersi che bastino soldi e medicine gratuite per
combattere l'Aids, è sviare il discorso e deresponsabilizzare autorità e
popoli africani. |