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Piero Gheddo

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(Avvenire 23 –  dicembre 2004) da Avvenire

MAREMOTO E MISSIONARI
di P.Piero Gheddo
 

Sui fatti di questi giorni vorrei fare due osservazioni:     Primo. Nel periodo attuale di emergenza occorrono gli aiuti appunto di emergenza. Ma l’apocalittico disastro dell’Asia sud-orientale ha prodotto tali disastri fisici e umani che ci vorrano anni, forse una decina di anni perché alcue regioni ritornino alla normalit. Si tratterà di ricostruire case, barche da pesca, negozi, scuole, ecc. di desalinizzare la terra, di ricostruire strade, ecc. E questo sarà il momento più difficile poiché, evidentemente, la commozione dei popoli verso questi disastrati sarà scomparsa, sommersa da altre emergenze, da altr mecessità immediate.    Secondo. I mass media hanno messo in risalto, e non potevano fare diversamente, i luoghi del turismo, dov’erano coivolti molti italiani e occidentali. Quindi hanno ripreso dove sono andati gli enti ialiani ad aiutare gli scampati dal disastro. Sono emersi Protezione civile, Croce Rossa, Caritas, Medici senza frontiere, Carabinieri e Polizia italiani; e poi gli enti internazionali, Onu e i suoi organismi tipo Unicef, ecc. Non sono quasi mai stati ricordati i missionari e le suore italiani che vivono sul posto da decine e a volte centinaia di anni; che sono poi quelli più indicati per continuare nell’opera di aiuto alle popolazioni disastrate.     Un altro aspetto da mettere in risalto. Un ente italiano telefona ai missionari del Pime: siamo pronti ad aiutare per la ricostruzione dei villaggi e delle opere distrutti dal maremoto, ma vogliamo avere dei “progetti” da finanziare con i prezzi relativi di finanziamento. Ma quali progetti? Quali ”prezzi relativi”? Allo stato attuale non esiste nessun progetto preciso e soprattutto nessun preventivo di bilancio e di finanziamento.