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(Vietnam10 – 15 aprile 2006) da Avvenire

PERCHE’ NON DIRE AI CITTADINI LA VERITA’?
di P.Piero Gheddo

Una decina di anni fa il missionario padre Fedele Giannini, da quarant’anni in Giappone, mi diceva: “Tutte le volte che ritorno in Italia per le vacanze, mi convinco di un fatto che noto da molti anni: il Giappone ha un governo ricco e un popolo povero, l’Italia ha un governo povero e un popolo ricco”. E mi spiegava che i giapponesi vivono in modo molto più austero di noi italiani, in quasi tutti i settori della vita personale e familiare: case o appartamenti molto più modesti, cibo meno ricercato, vestiti più usuali, molte meno auto di noi (nelle città può acquistare l’auto solo chi ha un parcheggio interno!) e via dicendo. In compenso i loro servizi pubblici sono incomparabilmente più diffusi ed efficienti dei nostri. Non solo i trasporti, settore in cui il Giappone ha il primato mondiale (nel 1986 avevo già viaggiato fra Tokyo e Osaka a 300 km. orari, la nostra Tav è iniziata da pochi mesi solo fra Torino e Milano), ma in molti altri aspetti della vita sociale: assistenza scolastica e sanitaria, poliziotti di quartiere che conoscono e prendono contatto con tutte le famiglie, rapidità ed efficienza della burocrazia statale, maggior istruzione e vendita di libri e giornali, ecc.

     Nella nostra recente campagna elettorale, le polemiche fra i due blocchi, a parte i toni esasperati, facevano pena: tutti i discorsi erano centrati sull’economia e le tasse. La politica internazionale non compariva, come altri temi di straordinaria importanza: ad esempio l’invecchiamento e la diminuzione numerica degli italiani! Non si è quasi nemmeno accennato a quello che il card. Ruini e Benedetto XVI (parlando ai parlamentari europei del P.P.I.) hanno posto come “prioritario” nelle scelte politiche dei cattolici: difesa della vita, del matrimonio, della famigia, della libertà e parità scolastica fra scuole di stato e scuole private. Soprattutto, nessun politico ha osato nemmeno accennare ad un tema che credo fondamentale, se vogliamo che la nostra Italia si riprenda: noi italiani, tutti naturalmente, dobbiamo convincerci del fatto che in genere viviamo ad un livello di consumi superiore a quanto potremmo permetterci in base alla nostra produttività e competitività internazionale.

    Da dove viene il debito dello stato italiano (106% del Pil) doppio o triplo a quello di qualsiasi altro paese sviluppato al nostro livello? Proprio da questo: negli anni settanta e ottanta, i governi (e gli enti locali) cedevano facilmente alle pressioni di sindacati e categorie organizzate di cittadini, concedendo più di quanto le finanze dello stato avrebbero potuto. Mio fratello Franco, in quel tempo segretario della Cisl a Torino, mi diceva che negli incontri con le autorità governative, se chiedevano 10 di aumento, il governo ne concedeva 12 pur di avere la pace sociale e i voti alle elezioni politiche: a quel tempo era concreto il pericolo che comunisti e alleati conquistassero il potere in modo democratico! Io sogno un presidente del consiglio che, in accordo con l’opposizione, faccia agli italiani questo discorso che nessuno può fare altrimenti perderebbe molti consensi:

    “Cari italiane e italiani, il mio governo si assume un compito molto gravoso e non facile. Dobbiamo ridare slancio all’Italia sia in campo economico che come riduzione delle spese dello stato, perché non è possibile governare con un debito statale di queste dimensioni. Abbiamo fatto, tutti assieme, le cicale per molti decenni, ora dovremmo imparare ad essere un po’ formiche. Non vi prometto facili guadagni e aumenti continui di reddito, ma lacrime e sangue, unite alla giustizia distributiva, per rimettere in sesto la nostra economia e avere il necessario per fare quelle riforme strutturali (ad esempio le grandi opere pubbliche bloccate da trent’anni) di cui il paese ha assoluto bisogno per non essere declassato fra quelli in via di sviluppo”.

    Lo so che molti pensano: questa è pura utopia, un’assurdità con un paese così diviso. Ma credo che le grandi svolte politiche bisogna avere il coraggio di compierle, anche rischiando l’impopolarità altrimenti, anche cambiando governo, l’Italia va sempre più giù. Riprendendo il discorso che ieri faceva il direttore Boffo, perché non intendersi con l’opposizione non per un inciucio o una “grande coalizione”, ma per un’intesa concordata in modo da fare uniti alla massa dei cittadini un discorso davvero serio e realistico sul futuro della nostra cara Italia?