(14 febbraio 2008) da Avvenire
LE COLPEVOLI ILLUSIONI DI
TIZIANO TERZANI
di Piero Gheddo
Sul “Corriere della Sera” (8 febbraio), Ettore Mo presenta il volume
postumo di Tiziano Terzani sui ricordi dalla Cambogia negli anni terribili dei
Khmer rossi, quando in Italia era esaltata l’occupazione di Phnom Penh da parte
dei guerriglieri maoisti (aprile 1975). Tiziano Terzani era fra quelli che
contribuì a questa assurda esaltazione di uno dei peggiori genocidi del secolo
XX: in poco meno di quattro anni, su 8 milioni di cambogiani i Khmer rossi ne
eliminarono da uno a due milioni “perchè inutili alla rivoluzione comunista” e
un altro milione e mezzo fuggì verso la Thailandia e la Malesia. Terzani è stato
certamente scrittore e giornalista di valore, ma anche uno degli illusi che
esaltò i Vietcong e i Khmer rossi come “liberatori” dei loro popoli e solo anni
dopo il fallimento inglorioso della loro “liberazione” incominciò a dire
timidamente che si era sbagliato. Come “profeta” e “santone” laico (molti suoi
lettori lo ricordano così) bisogna dire che non era a servizio della verità, ma
della menzogna, come lui stesso poi riconobbe, quando confessò a “La Repubblica”
che è vero, si era sbagliato, perchè i Khmer rossi erano stati “assassini
sanguinari accecati dall’ideologia marxista-leninista”. Errori simili
squalificano un “profeta” e “maestro di vita”.
Eppure, le informazioni sul genocidio dei Khmer rossi erano già tante,
subito dopo la loro vittoria militare. “Avvenire” era uno dei pochi giornali
italiani a informare su quell’apocalisse e personalmente ero in prima linea a
scrivere e parlare, citando sempre le fonti autorevoli dei missionari di Parigi
che erano in Cambogia dal 1850! La Chiesa locale cambogiana aveva un solo
vescovo (mons. Salas) e poche decine di migliaia di cattolici e venne subito
totalmente sterminata. Ma i MEP (Missions Etrangères de Paris), espulsi dal
paese, erano in Thailandia, traducevano la radio e i bollettini dei Khmer rossi,
intervistavano i profughi che a decine di migliaia fuggivano. Ne davano
resoconti spaventosi, che personalmente portavo in Italia anche sulla rivista
che dirigevo “Mondo e Missione”. Nel 1976 ho pubblicato “Cambogia rivoluzione
senza amore” dalla SEI, dopo che altre editrici cattoliche avevano rifiutato il
volume “troppo anticomunista”. Un collaboratore di don Meotto venne a dirmi di
non chiamare i Khmer rossi “comunisti” ma “rivoluzionari”, su “L’Unità”, Sarzi
Amadè scrisse che ero “un missionario finanziato dalla CIA”. Un mio dibattito
sui profughi registrato alla RAI-TV col prof. Francesco Alberoni e Vittorio
Citterich non venne poi trasmesso. E’ difficile oggi capire l’atmosfera di quel
tempo! Ai crimini dei comunisti non solo non ci credevano, ma non si potevano
nemmeno raccontare!
Ma non si capisce nemmeno perchè un giornalista come Terzani, in Vietnam
come in Cambogia, non ha mai dato la minima attenzione ai missionari sul posto
da una vita. Se si fosse degnato di prendere contatto con i missionari francesi
dei MEP, invece che descrivere solo e sempre le bombe americane e la
prostituzione di Saigon e Phnom-Penh, avrebbe incominciato a capire qualcosa di
quel genocidio. Comunque sfiora il ridicolo l’affermazione che Terzani “fu tra i
primi a fornire qualche informazione sulla loro esistenza (dei Khmer rossi) ai
giornali europei”! |