| (16 gennaio 2007) da Avvenire Ho incontrato i capi cristiani di queste comunità. Sognano l’Italia e l’Europa, inutile tentare chiedere perché non si fermano in Libia. Vanni riesce a fermare alcune famiglie, ha già aperto una scuola per i loro bambini e vorrebbe iniziare una scuola professionale per le donne insegnando loro infermieristica, cucina, taglio e cucito, lavoro di parrucchiera, ma non ha i mezzi per comperare il terreno e costruire. Bressan continua: “La parrocchia l’hanno fatta loro, organizzata loro, spontaneamente. Io dò solo la copertura e l’assistenza spirituale, ma fanno tutto loro, si organizzano in gruppi, inventano lavori e servizi sia ecclesiali che sociali, ecc. Io sono l’unico prete, ho 75 anni e faccio anche il medico. La parrocchia ha molti settori e gruppi diversi: teatro, canti, assistenza agli anziani, visite delle famiglie e degli ammalati, bambini, aiuto ai poveri, gruppo biblico, visita ai lontani per ricondurli alla Chiesa, ecc. Sono attivissimi per abitudine contratta in Africa. Sono entusiasti della fede, appartengono a due movimenti, la Legione di Maria e i carismatici cattolici. Non pochi protestanti che appartenevano ai pentecostali entrano nella Chiesa. Sanno organizzarsi da soli senza prete. Sarebbero una risorsa per la Chiesa italiana, la rinvigorirebbero. Anni fa sono stato a Londra, un pastore anglicano mi diceva: “Alcune nostre chiese o parrocchie si sono rinvigorite perché sono arrivati tanti di questi africani giovani ed entusiasti della fede”. |