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Piero Gheddo

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(luglio 2009) da Avvenire

IRAN. IL MAGGIORE AIUTO E' LA PREGHIERA

                              di Piero Gheddo

La rivolta che incendia Teheran da due settimane è la ripetizione di quel che è già successo trent’anni fa in quel grande paese. Una rivolta popolare contro il potere oppressivo dello stato. Nel 1979 lo Scià modernista Reza Pahlevi, oggi il dittatore reazionario Ahmadinejad. Nel 1979 il popolo, infiammato dai mullah e dal carismatico Khomeini, protestava contro il discendente del millenario regno di Dario e dell’antica Persia, che voleva modernizzare il paese alleandosi con “Il Grande Satana”, gli Stati Uniti d’America e l’Occidente cristiano. Pur mantenendo l’islam come religione nazionale, lo Scià si proponeva di aggiornare i precetti ed i costumi islamici al mondo moderno. Era un monarca del passato che esercitava un potere assoluto, ma anche avviando molte riforme: voleva le bambine a scuola, apriva le Università alle ragazze, mandava molti giovani a studiare in Occidente, concedeva una limitata ma effettiva libertà di stampa e di ricerca, varando anche un codice matrimoniale molto più favorevole alla donna di quello islamico; infine, aveva aperto una facoltà universitaria che studiava come ringiovanire l’islam aprendolo agli studi comparati con le altre religioni e culture. L’”Accademia Iraniana di Filosofia” credo sia stata l’unica iniziativa partita dall’islam per dialogare e cercare interscambi con il cristianesimo e le altre religioni e civiltà.

     Questa spinta autoritaria per una troppo rapida evoluzione verso il mondo moderno venne spazzata via nel 1979 dalla “Rivoluzione islamica” di Khomeini, che ha dato origine al movimento opposto, il ritorno all’islam puro e duro e alla radicale islamizzazione della società: taglio della mano ai ladri, lapidazione delle donne adultere, fustigazione e impiccagione pubblica per vari tipi di crimini, matrimoni forzati di bambine di nove anni, censura dei libri e dei siti internet “pericolosi”, imposizione del “burqa” alle donne che non vogliono avere guai coi “pasdaran”, i guardiani della rivoluzione armati di manganelli. Un regime teocratico che governa nel nome di Dio esercitando una ottusa e feroce violenza e facendo strame della Carta dei Diritti dell’Uomo.

      Nel 1979 la “rivoluzione islamica” di Khomeini, applaudita in Occidente come se fosse progressista, si è invece rivelata quanto mai reazionaria. Oggi siamo tutti idealmente al fianco dei coraggiosi che si oppongono al regime degli ayatollah, ma da molti segni pare che il capo dell’opposizione Moussavi sia ben lontano dal voler uno stato laico e rispettoso delle libertà personali. Parlo con un missionario che viene da un paese islamico e conosce bene la situazione dell’islam. Dice: “La partita che si gioca a Teheran mi pare esemplare e decisiva per il mondo islamico, perché tutta all’interno di quel mondo, lontano secoli dalla nostra mentalità occidentale. Ovunque ci sono popoli in grandissima maggioranza non secolarizzati o laicizzati, ma tutti egualmente fedeli ad Allah. Si scontrano le due correnti che vogliono trovare una via d’uscita dalla costante umiliazione dell’islam negli ultimi due secoli: tornare a Maometto e alla “legge islamica” oppure iniziare un cammino guidato verso l’accettazione del mondo moderno, che ormai li circonda e li invade da ogni parte. Noi confidiamo che la maturazione già iniziata ai valori della Carta dell’ONU sui diritti dell’uomo possa prevalere nei popoli islamici ”.

     Nel 1982 al vescovo di Feisalabad mons. John Joseph (morto martire in difesa dei cristiani oppressi in Pakistan) chiedevo cosa possiamo fare noi italiani per aiutare la piccola comunità cristiana del suo paese. Risposta: “Abbiamo bisogno anche di aiuti economici perché siamo molto poveri. Ma il maggior aiuto è la preghiera. Io stesso che sono nato in Pakistan non saprei cosa suggerire di diverso. Solo Dio conosce in profondità l’islam e può cambiarlo dall’interno”.