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Piero Gheddo

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(novembre 2009) da Avvenire

                            La fame è mancanza di istruzione

                                          di Piero Gheddo

     La Fao lancia l’ennesimo allarme: nel 1996 c’erano 830 milioni di “affamati” nel mondo; oggi sono circa un miliardo e venti milioni che soffrono la fame e la miseria. Numeri davanti ai quali è impossibile chiudere gli occhi. Il segretario generale della Fao, il senegalese Jacques Diouf, afferma che questa è “la peggiore crisi di fame nel mondo degli ultimi quarant’anni” e afferma: “Servono circa 44 miliardi di dollari l’anno per sconfiggere la fame”. Richiesta sacrosanta che rimbalza nei mass media di tutto il mondo, ma senza la minima possibilità, specie in tempi di crisi economica, di essere esaudita. Sembra quasi che la fame sia causata soprattutto dalla mancanza di soldi e, dal punto vista della Fao e di altri centri di studio che vedono i problemi in modo globale, questa visione è comprensibile.

     Da cinquant’anni visito l’Africa. Il ritornello che più spesso ho sentito ripetere da missionari e volontari italiani tra i contadini più poveri e meno istruiti è questo: “Qui si produce troppo poco per mantenere un paese come questo, la cui popolazione aumenta rapidamente”. La Fao stessa, nel rapporto annuale del 2001 (se ben ricordo) scriveva che l’Africa nera importa circa il 30% del cibo di base che consuma (riso, grano, mais). Cito spesso questa esperienza esemplare e significativa: a Vercelli noi produciamo 80 quintali di riso all’ettaro (in Sardegna di più perché c’è più sole), nell’agricoltura tradizionale dell’Africa a sud del Sahara (escluso il Sud Africa e in passato lo Zimbabwe) 5 quintali! La differenza tra 80 e 5 è l’abisso che c’è tra ricchi e poveri del mondo. E si noti, la minor produzione non è data dalla mancanza di macchine, ma dalla poca istruzione del contadino africano. Le campagne africane sono un cimitero di trattori che non funzionano, di pozzi da cui non si sa più tirar su l’acqua.

     In altre parole, i soldi per lo sviluppo dell’Africa ci vogliono e tutti ci auguriamo che il mondo ricco trovi i 44 miliardi richiesti dalla Fao. Ma assieme ai finanziamenti e alle macchine sono indispensabili giovani uomini e donne che consacrino la vita (o qualche anno della vita) per compiere con gli africani un cammino di crescita comune, anche in campo agricolo. Giovanni Paolo II scriveva nella “Redemptoris Missio” (n. 58): “I missionari sono riconosciuti anche come promotori di sviluppo da governi ed esperti internazionali, i quali restano ammirati del fatto che si ottengano notevoli risultati con scarsi mezzi”. Visitando l’Africa rurale, si incontrano fiorenti poli di sviluppo tra popolazioni poverissime, originati da missionari e da volontari che vi hanno speso la vita educando la gente del posto.

     Bisogna rendersi conto del fatto che i governanti africani, per mille motivi fra i quali anzitutto la corruzione e anche per la vastità del territori loro affidati, trascurano le campagne. Nei villaggi africani si ignora la ruota, la carriola e il carro agricolo (le donne portano tutto sulla testa), l’aratro, i fertilizzanti, il piccolo mulino ad acqua, l’irrigazione artificiale, la piscicoltura nei laghetti artificiali e via dicendo. Ma chi va nelle disagiate campagne africane a insegnare queste e altre rivoluzioni non violente che possono sviluppare il paese? Il 50% degli africani sono analfabeti e molti di quelli “alfabetizzati” non sanno più leggere né scrivere. Come si può sviluppare un popolo semi-analfabeta in un mondo come il nostro?

    Ma dell’emergenza educativa dell’Africa nera non si parla mai. Si parla solo  di aumentare gli aiuti economici (che in gran parte non arrivano a destinazione), dei prezzi delle derrate alimentari e di altre situazioni che opprimono i popoli più poveri e meno istruiti, che non hanno la forza e spesso nemmeno la coscienza di dover protestare. Si chiedono più miliardi di dollari, ma chi lancia appelli ai giovani dei paesi ricchi e benestanti, di donare la vita o parte della vita ai loro fratelli e sorelle più abbandonati? Lo sviluppo di un popolo parte dall’interno del popolo stesso attraverso l’istruzione. Gli aiuti esterni ci vogliono, ma quando in quel popolo non c’è la preparazione ad usarli, rischiano di creare non sviluppo ma corruzione.