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(Islam6 – 14 luglio 2005) da Avvenire

COSA FARE CONTRO IL TERRORISMO?
di P.Piero Gheddo

   
Leggendo i commenti all’attentato terroristico di Londra, si è presi da un certo angoscioso stupore: lo sdegno contro i criminali attentatori si spreca, ma gli appelli per una maggior vigilanza e fermezza lasciano il tempo che trovano; c’è sbalordimento, come se attentati del genere non fossero ormai abbastanza comuni, da New York a Madrid, da Bali a Casablanca, da Istanbul a Londra, ecc. E’ evidente che c’è un terrorismo contro i popoli occidentali e contro i regimi islamici alleati con l’Occidente. Tutti deprechiamo questa situazione, ma nessuno indica la via di soluzione. Il nostro mondo democratico e ricco si trova spiazzato. L‘abisso tra il nostro desiderio di vivere tranquilli e la violenza di un nemico che non si capisce dov’è e cosa vuole ci fanno imbestialire: non comprendiamo che le radici di questa reazione anti-occidentale sono molto più profonde e diffuse di quanto in genere si pensa. Viviamo in un mondo secolarizzato, non siamo più in grado di comprendere logiche che esulano dalla nostra mentalità e costume di vita.

     Parlo con un missionario italiano che vive in Bangladesh: in Occidente non si capisce la radice del terrorismo di matrice islamica, che non è solo economica e di sottosviluppo, ma religiosa e ideologica e si vuole combattere con lo strumento sbagliato, la guerra. Il vero problema è questo: fra i popoli musulmani è cresciuta la convinzione che l’Occidente ha prodotto una civiltà corrotta e oppressiva dell’uomo, che conduce alla morte. Sono popoli che vivono in una civiltà sacrale, credono alla presenza di Dio nella storia dell’uomo e hanno sperimentato che, negli ultimi secoli, l’Occidente ha soggiogato i popoli e ha affossato la cultura e il modello di vita islamico, allontanandoci sempre più da Dio e dalla sua Legge. L’Occidente è immorale e corrotto, ha sempre meno bambini e insegue uno sviluppo puramente materiale che non porta da nessuna parte: né alla felicità di chi è ricco, né ad una uguaglianza nella distribuzione dei beni che si producono.

     Su questa mentalità molto diffusa si inserisce la predicazione islamica, non dell’islam tradizionale che era in atteggiamento di accettazione e anche di cordialità verso l’Occidente: questa la situazione che i missionari hanno trovato in Bangladesh cinquant’anni fa e  in altri paesi islamici. Oggi si infiltra la visione radicale delle nuove madrasse (scuole coraniche) nate dal finanziamento dei paesi del petrolio (specie l’Arabia Saudita). Nel solo Bangladesh sono circa 40.000: noi musulmani dobbiamo conservare la nostra identità e vita religiosa, perché questa è la nostra speranza, il nostro futuro, anzi il futuro dell’umanità. Il compito storico che Dio ci affida è di ridare vitalità religiosa all’Occidente, diffondendo ovunque la volontà di Dio manifestata dalla Legge dell’islam. L’Occidente e il cristianesimo hanno fallito, ritorniamo all’islam puro e duro.

    Cosa fare? La domanda vera è questa, a cui nessuno sa dare una risposta, al di là di dire che dobbiamo alzare la guardia, avere fermezza contro i clandestini e via dicendo. Non esiste una risposta facile, che porti a risultati immediati. Ma a lunga scadenza la soluzione, in sintesi, è duplice: essere presenti nel mondo islamico con il dialogo e la carità (nella guerra del Golfo, nei paesi islamici il popolo non attaccava le missioni cristiane che aiutavano e avevano atteggiamento di rispetto e di dialogo); e poi, soprattutto, l’Occidente, per “difendere i nostri valori” come ha detto Blair, deve tornare alla radice di questi valori che sono Cristo e il Vangelo. Non c’è soluzione fuori di questa che ha un forte richiamo soprannaturale e religioso. Occorre andare contro corrente rispetto alla cultura dominante oggi, materialista, economicista e laicista. E’ un discorso difficile da fare, ma bisogna farlo in modo sempre più concreto, se vogliamo avviare una riflessione e imboccare una via di conversione del nostro modello di vita e di sviluppo, che non accontenta nemmeno noi, popoli ricchi, democratici, libertari e liberali. Si è detto mille volte che abbiamo creato “una civiltà senz’anima” e ora la storia si incarica di sollecitarci a discutere ed a capire che quest’anima può darla solo il ritorno a quell’ispirazione che ha reso grande l’Occidente.