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Piero Gheddo

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(papato7 aprile 2005) da Avvenire

BENEDETTO XVI - PAPA MISSIONARIO
di P.Piero Gheddo

                                    Benedetto XV (1914-1922) è il meno conosciuto fra i Pontefici romani del secolo XX, ma il card. Ratzinger ha scelto di chiamarsi Benedetto XVI, riferendosi a san Benedetto da Norcia ma anche all’ultimo suo predecessore con lo stesso nome. Molto s’è scritto su questa scelta un po’ misteriosa. Tutti hanno citato la forte condanna della prima guerra mondiale (“una inutile strage”) da parte del Papa genovese, ma si è dimenticata un’altra sua caratteristica più importante per la vita della Chiesa: l’enciclica “Maximum Illud” (30 novembre 1919) per la quale è ricordato come il “primo Papa missionario dei tempi moderni”. Quell’enciclica infatti segna una svolta fondamentale nella storia delle missioni cattoliche, con tre indicazioni preziose anche oggi: primo, la Chiesa missionaria rifiuta qualsiasi connotazione politica e sudditanza dalle potenze cristiane che “proteggevano” i missionari (prima Spagna e Portogallo, poi Francia e Austria); secondo, la cattolicità della Chiesa supera ogni barriera e identità culturale perché il cristianesimo non è “occidentale”, anche se all’inizio si è diffuso in Occidente; infine, il popolo cristiano è chiamato a collaborare alle missioni attraverso le Pontificie opere missionarie, i sacerdoti invitati a iscriversi all’Unione missionaria del clero affinché  “l’azione del clero sia sapientemente ordinata… a interessare i fedeli nella conversione di tanti milioni di pagani”.

     Per capire la profondità della rivoluzione portata dalla “Maximum Illud”, considerata oggi la “magna charta” delle missioni moderne, bisognerebbe illustrare com’era la situazione prima dell’enciclica, specialmente nella Cina allora principale meta dei missionari e tormentata da brigantaggi e guerre civili: nazionalismo e congrezionalismo dei missionari ostacolavano la nascita delle Chiese indigene e la formazione del clero locale; lo stretto collegamento fra missioni e nazioni cristiane: la Chiesa appariva ai cinesi uno strumento politico e culturale dell’Occidente per dominare i popoli; infine, le missioni erano affidate a congregazioni religiose, il popolo di Dio non ne era coinvolto. Il fatto significativo è che la “Maximum Illud” ha molte citazioni della Bibbia, ma nessuna del magistero: Benedetto XV, volendo rinnovare la Chiesa missionaria, non trova nei suoi precedenti Pontefici precisi orientamenti nel senso indicato (anche se qualcosa s’era già mosso) e giustifica il suo orientamento solo con la Parola di Dio!

     Un altro fatto fondamentale della missionarietà di Benedetto XV è la sua cura delle Opere missionarie che avevano già risvegliato il fervore per le missioni nella Chiesa dell’ottocento: dà loro il titolo di “Pontificie” e ne stabilisce la direzione a Roma, chiamando da Bergamo nel 1921 mons. Angelo Roncalli ad esserne il primo direttore: la Propagazione della Fede, il Clero indigeno e la Santa Infanzia (nate in Francia nel secolo XIX), alle quali si aggiunge l’Unione missionaria del Clero, fondata a Milano nel 1917 dal beato Paolo Manna, con il caloroso appoggio del vescovo di Parma, il beato Guido Maria Conforti e la rapida approvazione di Benedetto XV. Queste Opere sono state il motore principale del grande periodo di passione missionaria e di esplosione delle vocazioni missionarie durato fino agli anni settanta del novecento, che, pur con un’altra guerra mondiale in mezzo, in cinquant’anni ha portato ad una crescita impensabile dell’attività missionaria: basti dire che i vescovi dipendenti da Propaganda Fide nel mondo non cristiano erano 180 nel 1920 e 750 all’inizio degli anni settanta!

      Oggi il mondo delle missioni è radicalmente cambiato. Ma la passione e la lungimiranza di Benedetto XV riguardo all’evangelizzazione dei non cristiani sono passate in Benedetto XVI, che nell’omelia per l’elezione del nuovo Pontefice ha esortato i confratelli elettori ad “essere animati dalla santa inquietudine di portare a tutti il dono della fede e dell’amicizia con Cristo”. Nel discorso ai cardinali riuniti per la sua prima Messa come Papa romano (20 aprile) dice: “Nell’intraprendere il suo ministero, il nuovo Papa sa che suo compito è di far risplendere davanti agli uomini e alle donne d’oggi la luce di Cristo… Non risparmierò sforzi e dedizione per proseguire il promettente dialogo avviato dai miei predecessori con le diverse civiltà, perché dalla reciproca comprensione scaturiscano le condizioni di un mondo migliore per tutti”.