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(papato7 aprile 2005) da Avvenire
Per capire la profondità della rivoluzione portata dalla “Maximum
Illud”, considerata oggi la “magna charta” delle missioni moderne,
bisognerebbe illustrare com’era la situazione prima dell’enciclica,
specialmente nella Cina allora principale meta dei missionari e tormentata da
brigantaggi e guerre civili: nazionalismo e congrezionalismo dei missionari
ostacolavano la nascita delle Chiese indigene e la formazione del clero locale;
lo stretto collegamento fra missioni e nazioni cristiane: la Chiesa appariva ai
cinesi uno strumento politico e culturale dell’Occidente per dominare i
popoli; infine, le missioni erano affidate a congregazioni religiose, il popolo
di Dio non ne era coinvolto. Il fatto significativo è che la “Maximum Illud”
ha molte citazioni della Bibbia, ma nessuna del magistero: Benedetto XV, volendo
rinnovare la Chiesa missionaria, non trova nei suoi precedenti Pontefici precisi
orientamenti nel senso indicato (anche se qualcosa s’era già mosso) e
giustifica il suo orientamento solo con la Parola di Dio!
Un altro fatto fondamentale della missionarietà di Benedetto XV è la
sua cura delle Opere missionarie che avevano già risvegliato il fervore per le
missioni nella Chiesa dell’ottocento: dà loro il titolo di “Pontificie” e
ne stabilisce la direzione a Roma, chiamando da Bergamo nel 1921 mons. Angelo
Roncalli ad esserne il primo direttore: la Propagazione della Fede, il Clero
indigeno e la Santa Infanzia (nate in Francia nel secolo XIX), alle quali si
aggiunge l’Unione missionaria del Clero, fondata a Milano nel 1917 dal beato
Paolo Manna, con il caloroso appoggio del vescovo di Parma, il beato Guido Maria
Conforti e la rapida approvazione di Benedetto XV. Queste Opere sono state il
motore principale del grande periodo di passione missionaria e di esplosione
delle vocazioni missionarie durato fino agli anni settanta del novecento, che,
pur con un’altra guerra mondiale in mezzo, in cinquant’anni ha portato ad
una crescita impensabile dell’attività missionaria: basti dire che i vescovi
dipendenti da Propaganda Fide nel mondo non cristiano erano 180 nel 1920 e 750
all’inizio degli anni settanta! Oggi il mondo delle missioni è radicalmente cambiato. Ma la passione e la lungimiranza di Benedetto XV riguardo all’evangelizzazione dei non cristiani sono passate in Benedetto XVI, che nell’omelia per l’elezione del nuovo Pontefice ha esortato i confratelli elettori ad “essere animati dalla santa inquietudine di portare a tutti il dono della fede e dell’amicizia con Cristo”. Nel discorso ai cardinali riuniti per la sua prima Messa come Papa romano (20 aprile) dice: “Nell’intraprendere il suo ministero, il nuovo Papa sa che suo compito è di far risplendere davanti agli uomini e alle donne d’oggi la luce di Cristo… Non risparmierò sforzi e dedizione per proseguire il promettente dialogo avviato dai miei predecessori con le diverse civiltà, perché dalla reciproca comprensione scaturiscano le condizioni di un mondo migliore per tutti”. |