Giappone, la missione del futuro – Padre Gheddo su “Avvenire”

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In Giappone la Chiesa è nata dal sangue dei martiri. La crocifissione (5 febbraio 1597) di sei francescani, tre gesuiti e 17 giapponesi, canonizzati il 25 novembre 2008, è solo un episodio di una lunga agonia da fine Cinquecento a metà Ottocento. Ma nel 1625 i cattolici giapponesi erano ancora 600.000. Da allora le persecuzioni si sono succedute costantemente. A Roma si pensava che la Chiesa giapponese fosse estinta. Ma due secoli e mezzo dopo, pur senza preti e senza chiese, i cattolici avevano conservato la fede. La loro storia, con l’aiuto dello Spirito Santo, è meravigliosa ed è un peccato che oggi noi ne perdiamo del tutto la memoria. A Nagasaki, nei villaggi vicini e nell’isola di Hirado, avevano creato una propria organizzazione segreta: il capo villaggio (conservava il calendario cristiano e i libri sacri, dirigeva la comunità), il catechista (insegnava il catechismo ai bambini), il battezzatore (amministrava il battesimo), l’annunziatore (visitava le famiglie per annunziare la domenica, le feste cristiane, i giorni di digiuno e di astinenza). Nonostante il completo isolamento, migliaia di poveri e non istruiti cristiani hanno conservato la fede! Nel 1854 l’ammiraglio americano Perry apre il Giappone dalla sua ermetica chiusura all’incontro con l’Occidente. I missionari ritornano e nel 1865 il padre Petitjean scopre a Urakami i discendenti degli antichi cristiani, che all’inizio non si fidano di quello straniero. Si convincono quando vedono che venera Maria e obbedisce al Papa.

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    Un missionario che ha trascorso 50 anni in Giappone, padre Fedele Giannini (1953-2002), mi diceva: “Sono convinto che il Giappone è la missione del futuro. Non abbiamo conversioni in massa ma la fede dei nostri cristiani è forte. I giapponesi si convertono poco a Cristo, però si stanno avvicinando al Vangelo, nel loro modo di pensare e di vivere. L’influsso della Chiesa in questa società moderna, istruita, ordinata, unita, ricca è grande. E’ un modo diverso di realizzare la missione, che secondo me è profetico per il futuro. In Africa e in America Latina le folle accorrevano. Qui la fede è una scelta personale cosciente e vissuta in una cultura secolarizzata come in Occidente. Uno dei segreti, secondo me, è la conservazione della memoria e la fortissima identità cristiana. Ancor oggi i cristiani che discendono dai martiri ricordano i loro antenati e li pregano”.
Piero Gheddo
novembre 2008 – Avvenire

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