Il mito di Cuba dannoso per il Terzo Mondo – Padre Gheddo su “Mondo e Missione”

cubafidelIl 19 febbraio 2008 Fidel Castro ha finalmente abdicato come capo di stato e di governo. Lascia ai successori un regime imbalsamato e al popolo la speranza di liberarsi presto della casta dei comunisti “puri e duri”, per poter essere liberi. Castro conserva la carica di segretario del Partito Comunista per controllare che nulla cambi. Su 11 milioni di cubani a Cuba, da 1,5 a 2 milioni sono fuggiti in USA! Ma i danni peggiori Castro li ha prodotti nel “Terzo mondo”, creando il mito della “liberazione” attraverso la guerra e l’adozione del “socialismo reale”, cioè il comunismo. Fin dal 1959 si è fatto promotore di un accanito anti-americanismo e anti-occidentalismo, seguendo in tutto l’URSS di Kruscev e la Cina di Mao come via di liberazione. Mezzo secolo dopo si accorge che ha fallito, ma continua a diffondere la colossale menzogna che l’Occidente è alla radice della povertà dei popoli poveri e a coltivare il mito del “socialismo dal voto umano” realizzato a Cuba. Nel suo intervento alla FAO il 16 novembre 1996 a Roma, Fidel pronunziò una durissima requisitoria contro gli Stati Uniti e l’Occidente, con la sua oratoria di tribuno delle plebi in grado di infiammare anche personaggi di alto livello, che infatti l’hanno applaudito “entusiasti”. Quando Castro gridava: “Capitalisti, vergogna! Meno armi e più fondi contro la fame!” nessuno s’è permesso di dirgli che Cuba ha mandato militari e armi in una decina di paesi africani, ha sostenuto molte delle guerriglie che devastano l’Africa, e non concorre per nulla ai fondi contro la fame della stessa FAO, della quale era ospite!

Il “comunismo dal volto umano” di Cuba è fallito nel 1994-1995 quando i cubani fuggivano a decine di migliaia verso gli USA. Allora la polizia castrista sparava sui quelli che “votavano con le barche” e li condannava dai cinque ai vent’anni di carcere duro per “alto tradimento del popolo cubano”. I danni che l’ideologia castrista ha provocato nel terzo mondo sono gravissimi, anche se normalmente ignorati. In Africa una quindicina di regimi hanno tentato di imitare Cuba con l’aiuto della stessa Cuba e dell’URSS, ma nessuno di essi ha liberato il popolo dall’indigenza e dall’ignoranza: Guinea-Conakry, Guinea-Bissau, Guinea Equatoriale, Etiopia, Eritrea, Somalia, Mozambico, Angola, Congo Brazzaville, Burundi di Michombero, Burkina Faso di Thomas Sankarà. ecc. Sopravvive fino ad oggi lo Zimbabwe di Mugabe, un altro dittatore sanguinario al potere da quasi trent’anni, che ha ridotto il suo paese, un tempo “granaio dell’Africa” (l’ho visitato nel 1979), alla fame e alla disperazione.

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L‘indipendenza dal colonialsmo e dal capitalismo ottnuta con la violenza e il comunismo si è rivelata peggiore dei regimi precedenti, certamente anch’essi non rispettosi dei diritti umani. Da Cuba sono fuggiti da 1,5 a 2 milioni di cubani, dal Cile di Pinochet i profughi sono stati circa 30.000; e mentre Pinochet ha lasciato un paese che oggi ha il più alto tasso di sviluppo dell’America Latina, Cuba lotta ancora contro la fame. Non posso essere sospettato di simpatia per il Cile di Pinochet, perché quando ho tentato di tornare in Cile nel 1976, il consolato cileno mi ha risposto che non ero gradito, poiché dopo il primo viaggio avevo scritto e parlato contro la dittatura militare.

E’ triste pensare che nelle sinistre italiane, comprese quelle cattoliche, si è creata l’infatuazione di Cuba, del Vietnam di Ho Chi Minh, del Mozambico di Samora Machel, dei “sandinisti in Nicaragua” e via dicendo. La differenza fra il rivoluzionario marxista e il cristiano è questa: il primo crede di eliminare le ingiustizie con la conquista violenta del potere politico e realizza un regime più oppressivo del precedente. Il secondo, seguendo l’esempio di Cristo, sa che non basta cambiare le leggi e le strutture dello stato: bisogna cambiare il cuore degli uomini. A questo scopo la violenza non serve, serve l’annunzio e la testimonianza del Vangelo. Però le due rivoluzioni asiatiche d’ispirazione cristiana e realizzate da cristiani della Corea del Sud (1980) e delle Filippine (1986), la “rivoluzione dei fiori” e del rosario, non hanno lasciato alcun segno nella cultura cattolica. Del Che Guevara si è parlato e scritto in migliaia di incontri e articoli e libri, le due rivoluzioni pacifiche asiatiche, che hanno abbattuto due dittature militari, oggi nessuno più le ricorda. E’ un segno macroscopico di quanto ka nostra mentalità e cultura è stata influenzata dai vari dittatori sanguinari che dicevano realizzabile il “comunsmo dal volto umano”, come appunto Fidel Castro.

Piero Gheddo

Mondo e Missione – aprile 2008

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