“Il vescovo partigiano” che resistette al ’68 – presentazione del libro di Padre Gheddo

Con il titolo “Il Vescovo partigiano” (EMI, 456 pagine, 16 Euro), padre Piero Gheddo racconta di questo “uomo di Dio”, un missionario, autentico testimone di Cristo, che si è sempre speso fino in fondo in difesa dei poveri e contro le ingiustizie.

Il Vescovo Aristide Pirovano è stato partigiano negli anni dell’ultima Guerra Mondiale (1943-1945), ha salvato dalla morte ebrei e perseguitati politici, è stato imprigionato dai nazifascismi, bastonato e torturato. Poi ha lottato tutta la vita contro il comunismo e il laicismo anti-cristiano.

Nel dopoguerra ha fondato la diocesi di Macapà in Amazzonia (1948-1965), ha diretto il Pontificio Istituto Missioni Estere (1965-1977) e infine ha moltiplicato le opere sociali, sanitarie ed educative di Marituba, il lebbrosario nella foresta amazzonica che oggi è diventato una città satellite della grande Belém.

Amico fraterno del Pontefice Paolo VI, ha avuto al suo fianco in questa opera di carità anche il Servo di Dio Marcello Candia, che Pirovano stesso aveva portato in Amazzonia.

A raccontare la storia di questo grande testimone di Cristo è stato padre Piero Gheddo, missionario del PIME, già Direttore di “Mondo e Missione” e di “IM-Italia Missionaria” (1975-1992), uno dei fondatori della EMI (Editrice missionaria italiana, 1955) e di Mani Tese (1963), fondatore e Direttore dell’agenzia “Asia News” (1986-1994), nonché autore di oltre 80 libri.

Intervistato da ZENIT, padre Gheddo ha spiegato che tra le tante buone opere che ha fatto, monsignor Pirovano, in qualità di Superiore Generale, ha avuto “la capacità e la santità di tenere il PIME sulla retta via nei tempi della grande confusione del Sessantotto”.

“In quegli anni – rammenta il padre missionario – era difficile mantenere la fede e il senso di appartenenza alla Chiesa, nel bel mezzo di grandi utopie e illusioni di travolgenti attese rivoluzionarie”.

Secondo Padre Gheddo, la protesta iniziò contro il “potere dei baroni” delle università, poi si allargò contro ogni oppressione dell’uomo, per la libertà e per la giustizia. Mentre l’ideale di una società più giusta e solidale riusciva simpatica a molti, soprattutto ai giovani.

“Il fiume della contestazione – ha precisato padre Gheddo – ha travolto ogni argine contestando la politica, lo Stato, il governo, la legge, la polizia, i padroni, ma anche il Papa, i Vescovi, le famiglie, i genitori, la religione e la morale tradizionale”.

Anche per la Chiesa cattolica e le associazioni cattoliche sembrava impossibile opporsi all’ondata di contestazione. A questo proposito padre Gheddo ha sottolineato che il Pontefice Paolo VI nella Pasqua del 1970 spiegò: “Senza Cristo, i più grandi valori e ideali diventano facilmente disvalori e ideologie negative per l’uomo e l’umanità”.

“In quel grande movimento culturale – ha continuato padre Gheddo – noi cattolici non abbiamo saputo inserire Cristo e il Vangelo”.

Il padre missionario ha sostenuto che “in molti sono andati dietro alle mode correnti inquinate da una lettura nichilista della realtà, dal radicalismo politico che sognava un ‘mondo nuovo’ e un ‘uomo nuovo’, senza sapere che senza Cristo il mondo nuovo e l’uomo nuovo non esistono”.

A questo proposito, padre Gheddo ha ricordato che Benedetto XVI, mentre era in vacanza ad Introd nel 2005, ha affermato che nel tempo della “grande crisi scatenata dalla lotta culturale del 68’, realmente sembrava tramontata l’epoca storica del cristianesimo”.

Secondo il Vescovo di Roma il Sessantotto ha rappresentato il conflitto tra visione religiosa e opzione secolaristica della vita dell’uomo. Infatti, “per tale movimento culturale – aveva sottolineato il Papa – il tempo della Chiesa e della fede in Cristo era considerato finito”.

“In un tempo in cui, anche nella comunità ecclesiale, si infiltrò un clima di scetticismo verso le autorità, e cioè i superiori, i Vescovi, il Papa – ha concluso padre Gheddo – una delle opere provvidenziali di monsignor Pirovano nei suoi 82 anni di vita è stato il fermo orientamento dato al PIME in senso missionario, spirituale e di fedeltà alla Chiesa”.

Antonio Gaspari su Zenit (2008)

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