La famiglia cristiana nel 2014 – Padre Gheddo a Radio Maria

Cari amici di Radio Maria, questa sera vi parlo di un tema di grande attualità in tutta la Chiesa cattolica, qui nella nostra Italia ed Europa e anche nei paesi non cristiani, dove sono ancora al tempo del primo annunzio di Cristo ai popoli. Per l’ottobre prossimo, Papa Francesco ha convocato un Sinodo episcopale straordinario con il titolo “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.
Proporre il Vangelo sulla famiglia nel contesto del mondo d’oggi risulta quanto mai urgente e necessario. Proprio per questo il Santo Padre ha stabilito per il Sinodo dei Vescovi un itinerario di lavoro in due tappe:
• la prima, l’Assemblea Generale Straordinaria nell’ottobre 2014, volta a precisare lo “status quaestionis” e a raccogliere testimonianze e proposte delle Chiese locali e dei Vescovi per annunciare e vivere credibilmente il Vangelo per la famiglia. In questi primi mesi del 2014 diocesi e parrocchie stanno consultando le famiglie e gli “esperti” sui problemi della famiglia e rispondendo alle domande di un”questionario” che il Documento preparatorio al Sinodo e mandato a tutte le diocesi.
• La seconda Assemblea Generale Ordinaria sarà nel 2015, per discutere e concordare le linee operative per la pastorale della persona umana e della famiglia. E poi, in base ai risultati di questa consultazione universale della Chiesa, il Papa con il suo Consiglio potrà prendere decisioni sul tema della famiglia, per essere sempre più fedele a Cristo e alla Tradizione cristiana, ma anche aperta alle novità che sono maturate nelle varie culture e popoli cristiani, in modo da essere trasparente e credibile nell’evangelizzazione.
La mia catechesi si svolge in tre punti:
1) Quali sono oggi le sfide alla Famiglia cristiana.
2) Cosa insegna la Chiesa sulla Famiglia secondo il Vangelo e la Tradizione.
3) La testimonianza, la gioia e i vantaggi della Famiglia cristiana.

I) Quali sono oggi le sfide pastorali sulla famiglia cristiana

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Nel mondo moderno e globalizzato in cui viviamo, la vita di una famiglia diventa sempre più difficile. La società e la cultura corrente privilegiano i diritti e degli individui, non quelli della famiglia. Un caso esemplare è questo. Da che mondo e mondo e per tutti i popoli, la famiglia e la cellula fondamentale della società, dello stato, dei popoli, della Chiesa. E la famiglia è formata da un padre, una madre e dai loro figli. Tutti i bambini nascono da un padre e una madre, che si distinguono per una diversa natura, sostanzialmente con il sesso maschile e il sesso femminile.

Insegnano il sesso ai bambini dell’asilo

Negli ultimi tempi sono venuti alla ribalta altri modi di concepire e vivere la sessualità, che stanno imponendosi nella società italiana, grazie alla dilagante moda della sessualità senza freni, ai mass media e in parte anche ai partiti politici dlla sinistra, che favoriscono queste deviazioni dalla natura delle creature umane come voluta da Dio. Ecco la notizia. Il 15 febbraio 2014, il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, aprendo l’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico ligure ha detto: “È in atto una strategia persecutoria contro la famiglia”. E ha citato i libretti intitolati “Educare alla diversità a scuola” per gli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori, pubblicati dalla “Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Pari Opportunità”. In questi libretti si definisce la famiglia “padre-madre-figli” come “uno stereotipo pubblicitario”, il sesso maschile e femminile come un’astrazione, la lettura di libri in cui i protagonisti sono eterosessuali una violenza e la religiosità un disvalore che caratterizza gli omofobi, cioè i nemici degli omosessuali.
n“Avvenire” che ignorava l’esistenza di questi libretti e ha aggiunto: “Non è accettabile che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso tra gli insegnanti da un ufficio del Dipartimento Pari opportunità senza alcun confronto con il Ministero stesso”. Insomma, si vuol insegnare ai bambini e ai giovani che “la famiglia tradizionale è la distruzione dell’amore” e che la differenza fra maschio e femmina è un fatto culturale ereditato dal passato, che si può superare per avere il “sesso libero”, che ciascuno può usare come vuole e con chi vuole, perché è un diritto che ha ogni persona umana. E’ facile capire che se nella società prevale questa cultura e criterio di giudizio, si finisce per distruggere non solo le singole persone dei giovani educati con questa ideologia, ma la stessa famiglia che genera ed educa figli, e naturalmente la società.
Il 23 febbraio 2014, il quotidiano cattolico “Avvenire” sparava a piena pagina questo titolo: “Gender, maestre rieducate – Famiglie di Roma in allarme”. “Gender” vuol dire “genere”, sesso. Cos’è successo? Il “Dipartimento Servizi educativi e scolastici” del Comune di Roma ha avviato un corso di “aggiornamento per le educatrici degli asili comunali di Roma”: 22 ore di aggiornamento sul tema “L’identità e la differenza di genere” per le circa 7mila educatrici. Lo scopo è di “sostenere la parità donna/uomo, la pluralità dei modelli familiari e dei ruoli sessuali, favorire le insegnanti nella lettura dei processi di identificazione degli stereotipi e dei pregiudizi di genere, mettere a punto pratiche educative che favoriscano una serena scoperta delle identità in bambine e bambini attraverso lo scambio, la conoscenza reciproca e la sperimentazione delle differenze”. Insomma, “si vuole favorire la formazione di personalità libere per la decostruzione degli stereotipi”.
Il Comune di Roma, con la Giunta di sinistra e il Sindaco Ignazio Marino che si proclama cattolico, promuovono questa educazione alla sessualità per i bambini da 0 a 6 anni, un’età in cui nessun genitore si sognerebbe di parlare di sesso ai suoi figli; e qui si insegna una sessualità “decostruita”, cioè filo-gay, anche con testimonianze di omosessuali e lesbiche dal mondo dello spettacolo e della cultura. Ecco una chiara “strategia persecutoria contro la famiglia” , che ha fatto insorgere le famiglie di Roma con bambini e bambine nei nidi e asili comunali.

Cari amici di Radio Maria, questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero citare per dimostrare quanto ha detto il card. Bagnasco, che “è in atto una strategia persecutoria contro la famiglia”. Questa strategia persecutoria si realizza, oggi, nell’Occidente cristiano, non nell’Oriente cristiano e nemmeno fra i popoli di altre religioni non cristiane. Però sappiamo quanto l’Occidente cristiano (Unione Europea e Stati Uniti), finiscono col tempo per “fare scuola” a tutta l’umanità. In altre parole, i costumi e la cultura che prevale in Occidente, nel bene e nel male, è esemplare e imitata dai popoli che vivono alla periferia del mondo. La globalizzazione porta a questo: l’Occidente cristiano è considerato la parte del mondo in cui c’è più libertà, pace e sviluppo e si vive meglio. Questo spiega perché da ogni paese non cristiano i giovani emigrano di preferenza in Occidente, non in altri paesi vicini e simili al loro.
Un missionario del Pime a Manaus, padre Emilio Buttelli, racconta che nella sua parrocchia ci sono attivisti entrati nelle scuole che trattano questo tema agli studenti, E’ venuta da lui una adolescente di 13-14 anni per chiedere un consiglio e gli ha detto: “Padre, i miei compagni mi dicono che anch’io debbo scegliere se essere uomo o donna. Io sono donna, ma vorrei essere un uomo. Lei cosa mi consiglia?”. “Cara e povera bambina, commentava padre Emilio, sono andato dai genitori che avevano già parlato alla figlia, ma lei voleva sentire anche il parroco”.

Quali sono le sfide pastorali alla famiglia cristiana?

Prendiamo anzitutto coscienza che la cultura moderna è contraria alla famiglia. Il 20 febbraio scorso, Papa Francesco, incontrando il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha detto: “La famiglia oggi è disprezzata, è maltrattata”, ma essa resta “la cellula fondamentale della società umana”, in quanto “maestra di accoglienza e solidarietà” in una società nella quale “si riscontra il dominio tirannico di una logica economica che esclude e a volte uccide” e che è arrivata a promuovere una cultura dello “scarto” di coloro che non sono più “utili”, come anziani e malati.
Quali sono oggi le sfide da superare per una famiglia cristiana? Alla radice c’è la decadenza della fede e della vita cristiana nel popolo italiano, che tutti conosciamo e lamentiamo; quindi, il primo rimedio è il ritorno a Cristo, alla vita di fede vissuta nella linea evangelica e della Tradizione ecclesiale.
Nella situazione attuale, la sfida fondamentale per la famiglia cristiana in Italia è l’ambiente culturale e le leggi non favorevoli alla famiglia. Ricordiamo le due leggi e le due sconfitte referendarie sul divorzio (12 maggio 1974) e sull’aborto (17 maggio 1981) che hanno fortemente contribuito ad allontanare i costumi e la mentalità del popolo italiano dal Vangelo e dal modello di famiglia cristiana che la Chiesa predica e sostiene. Ecco in sintesi le tre difficoltà diciamo culturali del nostro tempo, per vivere secondo il modello di famiglia cristiana:

Primo. Negli ultimi 50-60 anni c’è stata una frattura fra le generazioni. I giovani sono molto, molto lontani come mentalità e abitudini di vita da noi anziani e adulti. Oggi sento genitori e insegnanti giovani, anche sui 30-35 anni, mi dicono che non capiscono più i ragazzini e le adolescenti. Il mondo moderno corre così in fretta, con tutte le cose nuove che inventano o che succedono a scoppio continuo, che la trasmissione della fede e della vita cristiana ai più giovani, in famiglia come in chiesa e nelle scuole, diventa sempre più difficile. Rimane in molti genitori e nonni la memoria e la coscienza cristiana ricevuta in famiglia, il ricordo delle abitudini positive di vita (ad esempio il Rosario in famiglia alla sera dopo cena), ma spesso tutto questo non ha più la forza di emergere e di imporsi nelle famiglie.

Secondo. E’ scomparsa la sacralità del mistero della vita e del matrimonio. In passato, per noi giovani cristiani il matrimonio era un avvenimento da festeggiare in tutto il paese, la differenza fra uomo e donna era un fatto misterioso che si capiva lentamente pur tra molte curiosità insoddisfatte. Anche il sesso era un mistero coperto dal segreto, che si scopriva a poco a poco sempre con rispetto perchè si capiva confusamente che era l’origine della vita. Rimaneva nascosto perché lì nasceva la vita, quindi una meta da raggiungere con il fidanzamento e il matrimonio fra uomo e donna, consacrato da una cerimonia pubblica e solenne: i due sposi fondavano una nuova famiglia, generavano nuovi bambini, la gioia di tutti.
Il mondo moderno tende a desacralizzare e banalizzare tutto, a partire dal sesso, ormai squinternato in mille riviste e giornaletti, televisioni, internet, film, Dvd, filmini. Stiamo distruggendo il mistero del sesso, voluto dal Creatore per dare solennità e importanza al matrimonio e all’unione fra uomo e donna che si vogliono bene, creano una nuova famiglia e generano nuove creature. Oggi nelle scuole si fanno le lezioni sulla sessualità, si consigliano i preservativi, si fa propaganda dell’omosessualità. Il sesso usato come divertimento “usa e getta”.
Mi fanno pena i giovani d’oggi che a 14 o 15 anni (con varie eccezioni) sanno tutto, hanno visto tutto e magari provato tutto. Non esiste più il mistero della vita, il desiderio e la preparazione con sacrificio al matrimonio, all’incontro intimo con la persona amata a cui dedicare tutta la propria. Che idea può farsi un adolescente del matrimonio, quando aumentano le unioni libere e senza impegni, e non pochi matrimoni falliscono? L’unione tra uomo e donna ha perso molta dell’attrattiva che aveva, quando si conservava gelosamente il mistero della vita e dell’amore.
Ci stiamo preparando un futuro più disumano del presente, poiché quando crolla l’impianto educativo e normativo in materia così delicata come quella del sesso, la società si sfascia, a partire dalla famiglia. La crisi della nostra società non è anzitutto politica o economica, ma morale, familiare, scolastica. Nessuno se non la Chiesa (che custodisce i costumi più validi della tradizione italiana) si preoccupa di ridare al matrimonio e al sesso la loro sacralità, di condannare tutto quello che banalizza e svilisce il sesso. Nulla è più razionale dei principi della morale cattolica, che orienta alla famiglia unita e per sempre. La Chiesa non può dunque non dare importanza e condannare i peccati sessuali. Meno male che in Italia c’è ancora un’agenzia educativa del popolo che parla chiaro e condanna quello che è «peccato», cioè va contro la volontà di Dio, ma è anche dannoso per la società civile. Più aumenta e si diffonde la corruzione sessuale, più la famiglia peggiora. Chi mai ha oggi il coraggio di dire, di gridare questa evidente verità?

Terzo. Nella cultura moderna, specialmente dopo il ”Sessantotto”, i diritti dell’individuo prevalgono su tutto; non si parla quasi più di doveri ma di diritti, il bene dell’individuo prevale su quello della comunità, della famiglia. In Italia si sono votate leggi assurde, ad esempio quella sulle “baby pensioni”: dopo 15 anni di lavoro, un dipendente statale poteva avere la pensione minima. Chi cominciava a lavorare a 23-24 anni, prima dei 40 era già in pensione e prendeva un secondo lavoro con un contratto diverso o in nero. I sindacati chiedevano sempre di più, il governo concedeva per evitare continui scioperi e si diceva: “Paga lo stato!”. E oggi l’Italia ha un debito del 130% del nostro Pil, la vera palla di piombo ai piedi del nostro paese.
Quando il 12 maggio 1974 si è celebrato il referendum abrogativo della legge sul divorzio, ricordo bene che anche famosi teologi, sacerdoti e personalità del mondo cattolico (contro l’orientamento dato dai vescovi) si impegnavano in conferenze e comizi per dire che il divorzio era un diritto dei coniugi che non andavano più d’accordo. I casi estremi di violenze domestiche venivano descritti come intollerabili violazioni dei diritti umani, che solo il divorzio avrebbe risolto. E poi, il motivo decisivo era questo: “Nessuno è obbligato a fare il divorzio, Il cattolico che non vuole questa legge può vivere nel matrimonio per sempre”. Ma gli antichi romani dicevano: “Lex creat mores”, la legge crea i costumi. Infatti, rotta la diga oggi si propone la legge del “divorzio breve”, che si può ottenere in 15 giorni (già approvato nella Spagna di Zapatero); non solo ma i matrimoni religiosi o civili diminuiscono, molti convivono e chiedono tutti i diritti degli sposi!
Lo stesso è successo con la legge che approvava l’aborto. Si diceva che la madre aveva diritto di disporre del suo corpo (e molti cattolici hanno votato a favore della legge!), ma la vita del bambino chiamato alla vita e ucciso nel grembo materno non conta nulla! Lui non poteva parlare e far valere il suo diritto alla vita!
Oggi il “matrimonio per sempre”, spesso non si concepisce nemmeno, in una società precaria e dell’effimero come la nostra, volta al continuo cambiamento. Ma il dono totale e “per sempre” è un ideale a cui i giovani debbono tendere nel matrimonio e, con l’aiuto di Dio, viverlo in spirito di amore e di sacrificio. Il Vangelo (e la Chiesa) propone sempre ideali altissimi, umanamente impossibili: non siamo noi che li realizziamo, ma Dio, a cui nulla è impossibile, li realizza in noi, se trova la nostra collaborazione. Ecco il valore dei santi, che incarnano il Vangelo, lo propongono non solo come norma morale da osservare, ma come modello molto concreto di vita da seguire, imitare. Fino all’eroismo di certe rinunzie, di certi sacrifici da fare con gioia.
Il matrimonio e la famiglia “per sempre”, assicurano i tre bisogni fondamentali del bambino e poi dell’uomo: amore, sicurezza e libertà. L’uomo per crescere, per maturare anche psicologicamente, ha bisogno di amare ed essere amato e questo è possibile solo in un matrimonio ben riuscito in cui i coniugi si vogliono veramente bene e per sempre; ha bisogno della sicurezza – stabilità – continuità della famiglia. Famiglie precarie generano personalità insicure, fragili; e poi la libertà di decidere, di fare le proprie scelte, di muoversi nell’atmosfera di amore e di comprensione che lo conduce ad una maturità integrale.
II) Cosa insegna la Chiesa sulla famiglia cristiana
Nel mondo in cui viviamo, la cultura corrente e le leggi di molti paesi vanno in direzione opposta a quella indicata dal Vangelo. Vivere il matrimonio cristiano oggi non è facile. Per essere cristiani, cari amici di Radio Maria, bisogna quasi sempre andare contro corrente. Non si può dire: “Fanno tutti così….”. Il cristiano innamorato di Cristo, che vuol vivere come Gesù è vissuto, segue la via che Gesù ci ha indicato e ha percorso prima di noi: la via della Croce. In Paradiso non si va in carrozza. Il modello di famiglia cristiana non è superato e non ha perso valore, perché il Vangelo e l’esempio della Famiglia di Nazaret sono sempre validi.

La Chiesa presenta la famiglia secondo il cuore di Dio

L’insegnamento della Chiesa è basato sul Vangelo e sulla Tradizione cristiana di duemila anni. Le fonti della nostra fede sono due, la parola di Dio e la Tradizione della Chiesa. Nel corso dei secoli, lo Spirito Santo assiste e stimola la Chiesa per ritornare a Cristo e “aggiornarsi” secondo i “segni dei tempi” di ogni epoca storica.
Il disegno di Dio sulla famiglia umana è chiaro. Dopo aver creato il cosmo, Dio crea la terra e la popola di animali, di pesci, di uccelli, poi crea l’uomo “a sua immagine e somiglianza” e la Bibbia dice: “Li creò maschio e femmina” e diede loro il comando: “Crescete e moltiplicatevi”. Il matrimonio e la famiglia sono all’origine dell’umanità. Secondo la fede cristiana non sono costruzioni dell’uomo, della storia, della cultura umana, dell’evoluzione naturale, ma vengono da Dio Creatore.
Dio è amore e ha creato l’uomo e la donna per dare continuità al genere umano attraverso l’amore tra uomo e donna. La Chiesa ancor oggi ripete questa “bella notizia” che è oscurata dalle nebbie delle varie ideologie e dai costumi corrotti di ogni epoca: l’uomo e a donna sono la più alta rappresentazione di Dio sulla terra.

La bella notizia è questa: Dio è all’origine della singola persona umana ed è all’origine del matrimonio e della famiglia. La Chiesa ha sempre insegnato, e Giovanni Paolo II scrive nella “Centesimus Annus”, che la famiglia è la prima e fondamentale struttura a favore del “capitale sociale”. Cioè la società si fonda sulla famiglia, che è il soggetto primario della comunità civile ed ecclesiale, a servizio delle persone per la loro crescita morale, civile e religiosa.
La famiglia viene prima dello Stato, prima delle leggi, prima della politica e dell’economia, persino prima della Chiesa. Non si tratta solo di un prima “temporale”, ma di un prima ”ontologico”: la famiglia è alla base della società perché genera le persone, provvede ai loro bisogni primari, alla loro educazione e socializzazione. Se non ci fosse la famiglia non ci sarebbe lo Stato. Pwr il principio o di sussidiarietà, lo Stato deve aiutare le famiglie nel loro compito primario di preparare cittadini onesti, equilibrati, altruisti, rispettosi delle leggi, inseriti nella società e nel bene comune del paese in cui vivono, ecc. Lo Stato aiuta le famiglie, ma l’educazione dei figli è anzitutto compito della famiglia. Favorire solo la scuola statale e non quella paritaria pubblica non rispetta la famiglia.
Ecco quello che le dittature di qualsiasi colore, e le mentalità stataliste, non capiscono: mettono lo stato prima delle persone e della famiglia, mentre prima viene la persona, la famiglia e poi lo stato, che è al loro servizio. Nelle dittature comunista, nazista (e in parte anche fascista), il bambino era dello stato, che spesso lo educava sottraendolo alla famiglia.
Ma anche la cultura moderna, dopo aver solennemente dichiarato “la morte di Dio”, invece di riconoscere che Dio è ben presente fra i popoli, oggi fa di tutto per causare “la morte della famiglia naturale”. Superfluo richiamare le storture che si verificano anche nella società e nella politica in Italia, che tutti conosciamo: divorzi e aborti, instabilità della famiglia, isolamento degli anziani, convivenza senza matrimonio e senza figli, matrimoni fra gay che adottano bambini!

I tre fondamenti della famiglia cristiana

I fondamenti della famiglia cristiana sono tre: Dio al centro della vita familiare, l’amore tra uomo e donna che è una vera consacrazione della vita “per sempre” e l’apertura della famiglia agli altri, ai poveri, alla società, alla Chiesa.

1) Alla base della famiglia cristiana c’è Dio, la chiamata di Dio al matrimonio, l’aiuto di Dio, la fede e la fiducia in Dio e nella sua Provvidenza, la preghiera in comune per crescere assieme anche spiritualmente.
Il matrimonio cristiano è una vocazione, una chiamata di Dio alla vita matrimoniale. Dio guida tutta la nostra vita e indica a ciascuno la sua via, il matrimonio o la verginità consacrata a Dio (ad esempio prete o suora) o ad altri compiti nella società. Il fidanzamento è il periodo di preparazione al matrimonio, come il catecumenato è il periodo di preparazione al battesimo di un adulto. Il Sacramento del matrimonio è la consacrazione di due vite l’una per l’altro e Dio dà agli sposi le grazie speciali di cui hanno bisogno e poi li segue tutta la vita.
Questo, cari amici di Radio Maria è il concetto cristiano della famiglia. Perché un matrimonio riesca bene, con gli sposi deve sempre esserci Dio. Come per un prete. Se il prete è innamorato di Cristo e unito alla Chiesa, il sacerdozio è bello, dà gioia ed entusiasmo al prete stesso e ai suoi fedeli; altrimenti il sacerdozio diventa un peso, il prete non è più contento della scelta che ha fatto.

Ecco perché per gli sposi è indispensabile fondare il loro amore sulla fede e anche la preghiera in comune. Quando due vite sono consacrate al matrimonio, alla famiglia e fondate sull’amore a Gesù Cristo, gli sposi diventano santi con il loro amore e l’adempimento della loro missione di genitori. E’ un patto di amore di fronte alla società e allo stato, che corrisponde alla chiamata di Dio.
Una volta si diceva: “La famiglia che prega unita rimane unita”. E questo vale soprattutto oggi, quando la società moderna tende a chiuderci ciascuno nel suo privato. Gli sposi cristiani debbono condividere i loro sentimenti religiosi, il loro amore a Cristo, la frequenza alla Chiesa e ai Sacramenti, la preghiera quotidiana, per creare tra di loro e con i figli un’atmosfera di religiosità condivisa.
Il 27 ottobre 2013, nella “Giornata per la Famiglia” Papa Francesco ha detto ai genitori: “Pregate qualche volta in famiglia? Tanti mi dicono: ma come si fa? Perché sembra che la preghiera è sia una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo, in famiglia … Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, tutte le famiglie hanno bisogno di Dio! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile. E pregare il Rosario in famiglia è molto bello, dà tanta forza! E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni … Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera”.
Bisogna riprendere la pratica del Rosario serale in famiglia alla sera, venti minuti tutte le sere tra i due sposi con i figli. Non importa se qualche sera non si può, ma quando c’è l’impegno, fin da quando i bambini sono piccoli, poi si va avanti; ma se non c’è una decisione e un’abitudine, assieme non si prega più. Bisogna dare anche a loro il messaggio che la preghiera è più importante della televisione!
Per la Chiesa il matrimonio è un “Sacramento”, cioè segno sensibile ed efficace della grazia di Dio: il matrimonio cristiano non è solo un atto pubblico di fronte allo stato e alla società, ma un atto di consacrazione cristiana alla vocazione e vita matrimoniale, che Dio benedice e sostiene col suo aiuto. Chi si sposa nella Chiesa cattolica riceve particolari grazie dal Signore per poter vivere bene l’amore coniugale e le finalità della nuova famiglia, tra cui l’educazione dei figli. I coniugi debbono, come persone, maturare insieme nella fede, nella preghiera e nella vita cristiana per poter rafforzare le basi spirituali e morali della famiglia.

2) Il fondamento divino e umano da cui nasce la famiglia è l’amore fra uomo e donna, creati l’uno per l’altra, perché dalla gioia del loro amore nascano i figli. Cos’è l’amore? Gesù dice: “Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici” (Giov. 15, 13); e ancora: “Da questo sapranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri” (Giov. 13, 35). Gli sposi si amano “nella buona e nella cattiva sorte”, pronti a dare la vita per il coniuge. Non l’amore sentimentale delle canzonette, non il capriccio o la ricerca del piacere, ma la consacrazione della propria vita al coniuge, ai figli, alla famiglia.

Il matrimonio cristiano è la “consacrazione della vita”: esige “il dono reciproco e totale, cioè per sempre”. Quindi il matrimonio è dev’essere un patto di amore unico e indissolubile, per garantire la stabilità e la continuità della famiglia, il rapporto di amore e di educazione dei figli. Però non persegue solo questi ideali terreni, ma cerca di realizzare quell’anticipo di Paradiso che è la “gioia piena” assicurata da Gesù a chi lo segue, pur fra prove e sofferenze, come scrive San Paolo: “Malgrado tutte le tribolazioni e sofferenze, Dio mi riempie di gioia e di consolazioni” (2Cor. 7, 4).

Però non c’è vero amore senza la croce. Ogni famiglia è segnata dalle prove che richiedono rinunzia, accettazione, umiltà, sopportazione… L’amore si prova nella sofferenza per l’altro e riceve in premio la gioia di aiutarlo, di vederlo felice. Padre Cesare Pesce del Pime, 54 anni in Bangladesh, diceva (1): “Il missionario è tale se vive non per far felice se stesso, ma per far felici gli altri; quando gli altri sono contenti, è contento anche lui”. Una volta una mamma mi diceva che suo figlio era andato in America mandato dalla sua ditta e non lo vedeva più da quasi un anno. Le ho chiesto se era contenta e mi ha risposto: “Mio figlio mi assicura che lui è contento del suo lavoro e se è contento lui, sono contenta anch’io”.
La vita cristiana è e dev’essere se vissuta secondo la volontà di Dio, gioia, felicità. La croce non ha senso in quanto croce, ma, se portata con amore, dona gioia: il cristiano porta con amore la sua croce (la vita matrimoniale a volte è anche questo), perché sa che ha la grazia e l’aiuto di Dio e quindi la gioia del vivere.

Nella Santa Messa al Parco Nord di Milano, la domenica del 3 giugno scorso, il Papa ha detto: “Cari sposi, nel vivere il matrimonio voi non vi donate qualche cosa o qualche attività, ma la vita intera. E il vostro amore è fecondo innanzitutto per voi stessi, perché desiderate e realizzate il bene l’uno dell’altro, sperimentando la gioia del ricevere e del dare. È fecondo poi nella procreazione, generosa e responsabile, dei figli, nella cura premurosa per essi e nell’educazione attenta e sapiente. È fecondo infine per la società, perché il vissuto familiare è la prima e insostituibile scuola delle virtù sociali, come il rispetto delle persone, la gratuità, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà… Cari sposi, abbiate cura dei vostri figli e trasmettete loro le ragioni del vivere, la forza della fede, prospettando loro mete alte e sostenendoli nelle fragilità”.
Oggi però il “per sempre” fa problema, in una società dell’effimero come la nostra, volta al continuo cambiamento, all’”usa e getta”. Ma il dono totale e “per sempre” è un ideale a cui i giovani debbono tendere nel matrimonio e, con l’aiuto di Dio, vivere in spirito di amore e di sacrificio. Il Vangelo (e la Chiesa) propone sempre ideali altissimi, umanamente impossibili: non siamo noi che li realizziamo, ma Dio, a cui nulla è impossibile, li realizza in noi, se trova la nostra preghiera e la nostra collaborazione.

Il matrimonio, la famiglia, assicurano i tre bisogni fondamentali del bambino (dell’uomo) apparentemente contrastanti: amore, sicurezza e libertà. L’uomo per crescere, per maturare anche psicologicamente, ha bisogno di amare ed essere amato e questo è possibile solo in un matrimonio ben riuscito in cui i coniugi si vogliono veramente bene e per sempre. Ha bisogno della sicurezza, della stabilità e continuità della famiglia (famiglie provvisorie, si è detto, generano personalità insicure, fragili); e poi della libertà di decidere, di fare le proprie scelte, di muoversi nell’atmosfera di amore e di comprensione che lo conduce ad una maturità integrale.

La famiglia cristiana aperta agli altri e missionaria
3) La famiglia cristiana non è chiusa in se stessa, ma aperta agli altri, specie ai più piccoli e poveri bisognosi di affetto e di aiuto e a tutto il mondo.

All’interno del matrimonio, l’amore condiviso a Cristo e tra marito e moglie si riversa all’esterno, ai figli, ai parenti e conoscenti e poi a tutto il prossimo. Per la “comunione dei santi” le buone azioni che compiamo, le preghiere che diciamo hanno un’efficacia salvifica per tutta la Chiesa. Ecco perchè la famiglia cristiana, specialmente oggi, dev’essere una famiglia non chiusa nei propri affetti e interessi, ma una famiglia aperta agli altri e a tutto il mondo.

Gli sposi e la loro famiglia non sono solo una cellula Chiesa (una “piccola Chiesa” o una “Chiesa domestica” come si diceva una volta), ma una cellula della società e del mondo intero, quindi deve essere aperta e tutte le necessità dei fratelli e delle sorelle. Il tema è molto vasto e si può svolgere su due piani:

a) Il piano della testimonianza di vita. La famiglia cristiana aiuta i poveri, accoglie in casa i bisognosi, si impegna nelle varie forme di volontariato e nel servizio alla parrocchia, oppure nelle emergenze come nell’accoglienza alle famiglie che venivano da ogni parte del mondo per l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano. Pensate che 10.958 famiglie milanesi e dei dintorni hanno offerto spontaneamente e gratuitamente ospitalità per cinque-sei giorni a 33mila ospiti e poi li hanno accompagnati in visita a Milano e alle celebrazioni dell’avvenimento.

b) Il piano dell’evangelizzazione diretta. Nella Corea del sud, paese buddista, molti si convertono a Cristo alla Chiesa cattolica non per l’azione di preti e suore, ma per l’impegno dei laici battezzati, perchè non si concepisce un battezzato che sia solo “praticante” e non attivo nella Chiesa e nella missione. E’un esempio bellissimo e il racconto di queste meraviglie si può trovare nel mio Sito (www.gheddopiero.it), nel settore “Incontri e conferenze” dove ci sono i testi di quel che dico a Radio Maria.

Papa Francesco, nel discorso del 27 ottobre 2013 sulla famiglia ha detto: “Nella nostra famiglia, come custodiamo la fede? La teniamo per noi, come un bene privato, come un conto in banca, o sappiamo condividerla con la testimonianza, con l’accoglienza, con l’apertura agli altri? Le famiglie cristiane sono famiglie missionarie.
Paolo VI ha scritto (Evangelii Nuntiandi, n. 71): “La famiglia deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. In ogni famiglia cosciente di questa missione, tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati.I genitori njon soltanto comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita”.

III) La testimonianza, la gioia e i vantaggi
della famiglia cristiana

La vocazione matrimoniale non è facile da vivere, specialmente nel nostro tempo quando ormai la cultura corrente non favorisce certo la famiglia cristiana. Il 20 febbraio 2014, aprendo i due giorni di studio sul tema della famiglia, con i cardinali convenuti a Roma per il Concistoro del 22 febbraio, Papa Francesco ha detto: “Oggi la famiglia è disprezzata, è maltrattata, e quello che ci è chiesto è di riconoscere quanto è bello, vero e buono formare una famiglia, essere famiglia; quanto è indispensabile questo per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità. Ci viene chiesto di mettere in evidenza il luminoso piano di Dio sulla famiglia e aiutare i coniugi a viverlo con gioia nella loro esistenza, accompagnandoli in tante difficoltà e anche con una pastorale intelligente, coraggiosa e piena d’amore”.
Il tema della famiglia è al centro del pensiero del Papa e il Sinodo dell’ottobre prossimo, lungamente preparato nelle singole Chiese locali del mondo cattolico, dovrà dare orientamenti al Papa riguardo ai problemi che il mondo odierno pone alla Chiesa cattolica. Ad esempio, i divorziati risposati vanno riammessi all’Eucarestia? I divorziati si possono risposare in chiesa? Sono temi dibattuti perché si tratta di tenere insieme il binomio della fedeltà alle parole di Gesù e della misericordia di Dio. Altri problemi simili si pongono nelle giovani Chiese: come inculturare il matrimonio cristiano in diversi tipi di matrimonio vigenti soprattutto nelle culture asiatiche?
Nel mondo ci sono tante e sante famiglie cristiane
La terza parte della mia catechesi è positiva e propositiva. Credo sia importante dire ai giovani sposi che il matrimonio cristiano è una meravigliosa avventura progettata dall’amore di Dio, indicando la via da percorrere per crescere nell’amore, mantenere un costante rapporto con Dio e partecipare alla vita ecclesiale. E poi raccontare alcuni esempi di famiglie cristiane del nostro tempo, per dimostrare in modo concreto che è possibile anche oggi, con l’aiuto di Dio, fondare una famiglia secondo il cuore di Dio e dare una testimonianza di amore, che trasforma il mondo.
Ecco le tre grandi risorse della famiglia cristiana per realizzare il piano di Dio:

1) Il Sacramento del matrimonio cristiano dà ai coniugi la grazia di Dio, per vivere un progetto comune di vita, un cammino per costruire le famiglia come una “Chiesa domestica”. Il “Catechismo della Chiesa cattolica” dice (n. 1641: “Marito e moglie si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale, nell’accettazione e nell’educazione della prole”.

Il matrimonio cristiano è un cammino fatto dai coniugi e poi con i figli. Ma verso dove? Il Catechismo della Chiesa spiega bene (n. 1643): “L’amore coniugale mira ad una unità profondamente personale, quella che, al di là dell’unione in una sola carne, conduce a non fare che un cuor solo e un’anima sola; esso esige l’indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca definitiva e si apre alla fecondità. Si tratta di caratteristiche normali di ogni amore coniugale, ma con un significato nuovo che non solo le purifica e le consolida, ma anche le eleva al punto da farne l’espressione di valori propriamente cristiani”.
Il “progetto di vita” che Dio ispira e aiuta a realizzare è proprio questo: i coniugi cristiani sono chiamati alla santità nel matrimonio. Un progetto da vivere assieme, allora la vita matrimoniale e familiare, pur faticosa e segnata da croci come per tutti, diventa una meravigliosa sinfonia delle meraviglie che Dio compie in coloro che lo seguono, un amore profondo e per sempre, anche nelle più gravi difficoltà.

Un ricordo. Per trent’anni sono andato tutti i giorni a celebrare la Messa e confessare nella clinica Columbus di Milano delle suore della Beata Cabrini (cento letti) e mi è capitato di incontrare due coniugi che venivano dalla Sardegna, la moglie doveva essere operata al cuore (erano le prime operazioni al cuore in Italia) e rischiava di morire. Il marito la assisteva con amore commovente. Era un pastore sardo, uomo semplice e rude. Mi diceva commosso: “Padre, preghi anche lei perché mia moglie possa guarire e tornare a casa. Ci vogliamo troppo bene, senza di lei io non potrei più vivere”. Erano sposati da 42 anni, avevano avuto sette figli! Era commovente vedere quel pastore sardo piangere mentre mi raccontava il suo amore per quella donna e dichiarava che senza di lei non poteva più vivere!

Nel mondo c’erano e ci sono ancora tante sante famiglie cristiane. Ma la Chiesa ha “scoperto” questa bella realtà solo da poco tempo. In 2000 anni di storia, solo il 21 novembre 2001 sono stati beatificati da Giovanni Paolo II i primi due coniugi: Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi. Poi sono venuti i Beati genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù, Luigi e Zelia Martin, e oggi una decina di coppie di sposi sono all’esame della Congregazione dei Santi per la beatificazione. Fra questi, anche Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo, miei genitori, di cui ho già parlato a Radio Maria alcuni anni fa. Giovanni Paolo II diceva spesso alla Congregazione dei Santi di proporgli altre coppie di sposi per la beatificazione.

2) Il progetto di un cammino comune verso la santità nel matrimonio e nella famiglia richiede una condivisione completa della vita fra i coniugi e poi con i figli. Per noi cristiani, l’amore coniugale è totale nel dono di sé al coniuge, che significa mettere in comune ogni aspetto nella vita:
• l’amore fedele fra i coniugi, da cui vengono i figli;
• condividere gli ideali, i progetti, i successi e gli insuccessi, poiché gli sposi “si amano nella buona e nella cattiva sorte”, cioè per sempre;
• creare una comunione spirituale per aiutarsi nel cammino verso la santità e l’educazione dei figli. Per questo è necessario pregare assieme.

Oggi non è facile iniziare una nuova famiglia secondo questi orientamenti, perché la moda comune è diversa. Ecco allora la convinzione che due sposi cristiani, se condividono la stessa fede in Cristo e nella Chiesa, debbono proporsi di “andare contro corrente”, appunto per dare buona testimonianza della famiglia cristiana, possibile anche ai nostri tempi.
Una volta si diceva. “La famiglia che prega unita, rimane unita”. L’unità e l’amore “per sempre” sono facilitati dala preghiera fatta assieme, dall’andare in chiesa assieme ai figli, quando è possibile, anche per educarli alla preghiera e alla frequenza ai sacramenti. La preghiera in comune, per creare nella famiglia un ambiente adatto alla comunicazione anche delle ricchezze spirituali. La secolarizzazione tende a fare della fede un affare privato, un hobby di cui è bene non parlare. Nella famiglia cristiana è diverso: bisogna parlare di Dio e con Dio, abituando i figli fin da piccoli a pregare con i genitori, accompagnandoli in chiesa. Si raggiunge la meta della santità matrimoniale se si è convinti di quel che ha detto Gesù: “Senza di me non potete fare nulla” (Giov. 15,5). Per stare con Gesù bisogna pregare e ragionare insieme sui temi della fede e della vita cristiana.
Il più bel ricordo che ho della mia famiglia è il Rosario recitato alla sera attorno al tavolo dove avevamo cenato e d’inverno andavamo in una stalla vicina con altre famiglie a pregare la Madonna, gli animali riscaldavano l’ambiente. La preghiera creava un’atmosfera religiosa, di fraternità, di amore, di fede, speranza e carità che formava noi bambini. Bisogna tornare a quella preghiera familiare, anche con i bambini molto piccoli, per abituarli alla preghiera e per lasciare in loro il ricordo della loro famiglia, che illuminerà il loro cammino nella vita!

La preghiera è il motore della vita cristiana e la preghiera fatta assieme in famiglia è il collante che tiene uniti i familiari, fa superare le discordie, le antipatie, le incomprensioni.

Il 27 ottobre 2013, Papa Francesco ha parlato della famiglia cristiana e si è rivolto ai presenti dicendo loro e io ripeto rivolgendomi a voi questa sera: “Vorrei chiedere a voi, care famiglie: pregate qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa? E’ chiaro, si fa come il pubblicano del Vangelo: umilmente, davanti a Dio. Ognuno con umiltà si lascia guardare dal Signore e chiede che la sua bontà e misericordia venga a noi. Ma, in famiglia, come si fa? Perché sembra che la preghiera sia una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo, in famiglia.
“Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. E ci vuole semplicità: per pregare in famiglia, ci vuole semplicità! Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile. E pregare insieme il Rosario, in famiglia, è molto bello, dà tanta forza! E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni … Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera”.
Papa Francesco non solo va ammirato e applaudito, bisogna anche seguirlo!

“Sette figli e 21 nipoti ci mantengono giovani”

Il modello del matrimonio cristiano che la Chiesa propone è profondamente umano e coinvolgente, non facile da realizzare ma affascinante. Se i membri della famiglia si vogliono veramente bene e hanno realizzato una comunità di vita basata sul Vangelo, danno testimonianza della gioia che viene dal vivere in un ambiente sereno, amorevole, che dà gioia, conforta, consola, dà forza e certezze per il futuro.

Racconto l’esempio della famiglia Rizza con 7 figli e 21 nipoti nella Milano d’oggi, incontrati nel 2010 nella parrocchia di San Martino a Milano (Niguarda).
I genitori Rosanna (famiglia operaia piacentina) e Michele (famiglia contadina in Sicilia), si sono conosciuti al catasto di Milano dov’erano impiegati e si sono sposati giovani. Rosanna racconta: “Ci vogliamo bene e abbiamo preso tutti i figli che il Signore ci ha mandato. I primi quattro sono nati in quattro anni e per mè stato uno shok, però adesso sono contenta. In dieci anni abbiamo avuto sette figli (la prima ha 41 anni, l’ultimo 31), che ora sono tutti laureati, i primi cinque già sposati ci hanno dato 21 nipoti. Una famiglia numerosa come la nostra dà gioia a tutto il quartiere, anche a quelli che ci conoscono appena. Non c’è nulla di più educativo che avere parecchi figli, naturalmente con la dovuta responsabilità e avendo il necessario, che però Dio non ci ha mai fatto mancare. Quando ero spesso incinta, le amiche dicevano: “Poverina!”, nessuna diceva: “Che bello!”. Adesso dicono: “Che fortuna avere sette figli e andare tutti d’accordo, è così che voi genitori vi mantenete giovani!”.
Economicamente come ce la siamo cavata? Ci si accontentava, risparmiavamo e facevamo una vita spartana anche se il necessario non è mai mancato. Finchè i bambini erano piccoli si poteva risparmiare di più, i bambini non hanno molte esigenze. Più avanti sono stati abituati a fare a meno di tante cose, ma l’atmosfera di gioia e di ottimismo in famiglia li ha aiutati. Sono cresciuti bene perché la famiglia numerosa favorisce l’educazione dei figli, se ben educati si aiutano a vicenda. E poi mio marito ha seguito molto i figli perché era nel consiglio della scuola come rappresentante dei genitori e s’interessava della loro formazione e crescita anche intellettuale.

“I miei figli hanno fatto tutti la scuola pubblica e anche al liceo, che era rosso fuoco, i figli non sono stati abbandonati alla mercé dei professori. Papà si interessava, parlava con loro, conosceva la scuola e gli insegnanti, insomma, li ha aiutati. Poi i ragazzi hanno imparato a difendersi da soli, hanno incontrato il movimento di CL e non abbiamo più avuto problemi perché con altri studenti erano assistiti da sacerdoti, si parlavano, discutevano e prendevano posizione in modo giusto. E’ stata una lotta che li ha fortificati nella fede. Ringrazio il Signore che anche adesso i miei figli hanno conservato la fede e vanno in chiesa. In casa abbiamo sempre pregato assieme anche col Rosario o altre preghiere.

“!Come famiglia numerosa, nelle scuole pagavamo meno tasse. E poi i figli, abituati al sacrificio, studiavano davvero e guadagnavano borse di studio. Religiosamente li ho seguiti, ho fatto la catechista per trent’anni in parrocchia e poi a casa. Fino alla nascita del quinto ho lavorato e la Provvidenza ci ha aiutati, perché non avevamo nonni o famiglie di parenti vicine. Una signora della nostra stessa casa cercava di guadagnare qualcosa aiutando le famiglie per i figli. Quando ha incontrato noi è stata contenta ed ha incominciato con la prima bambina, poi ha continuato ed è diventata la zia della nostra nidiata. Questo mi ha salvata perché in ufficio facevo anche lavori noiosi, ma stavo seduta, altrimenti avrei dovuto stare in piedi tutto il giorno.
“All‘inizio abitavamo a Bresso (Milano) e quando è nata la quarta abbiamo avuto la possibilità di iscriverci ad una cooperativa, perché avevamo un appartamento di sole tre stanze. I ragazzi dormivano in letti a castello e anche oggi li abbiamo ancora. Il mutuo era molto pesante, ci fidavamo della Provvidenza e i nostri genitori, che di soldi non ne avevano neanche loro, ci incoraggiavano. Ad un certo punto hanno chiuso i mutui, non ne davano più. Diverse famiglie hanno rinunziato alla casa che era ancora in costruzione. Noi abbiamo firmato per quattro cambiali da un milione di lire l’una, che forse non saremmo mai riusciti a pagare. Negli anni settanta era una cifra eccezionale, ma non volevamo rinunziare alla casa. Ecco la Provvidenza che ci è venuta in aiuto. Quando mancava poco tempo per dover pagare la prima cambiale di un milione, e non avendo i soldi avremmo dovuto rinunziare alla casa, proprio allora hanno riaperto i mutui, così abbiamo potuto chiedere un altro mutuo a tasso agevolato scaglionato nel tempo. Stracciate le cambiali, tutto è andato a buon fine. E’ stata un’avventura da mal di cuore, ma la Provvidenza ci è venuta davvero in aiuto.
“Nell’appartamento qui a Milano abbiamo tre camere da letto, una per i maschi, una per le femmine e poi la nostra; la sala da pranzo, una cucina abitabile, due bagni. Siamo cresciuti un po’ stretti, i figli si davano fastidio nelle stesse camere, però adesso stanno vivendo lo stesso problema anche loro, perché hanno tanti figli e vivono sugli stipendi. Ma la Provvidenza ha aiutato noi e sta aiutando anche loro.

“Mio marito viene da una famiglia di campagna della Sicilia molto devota. Io invece sono cresciuta in un quartiere operaio di Piacenza, più rosso che bianco, e anche papà e mamma non andavano a Messa, ci andavano i nonni e noi nipoti. Però la mamma ci mandava in chiesa e quando le dicevo: “Perché tu non vieni se mandi me?”, rispondeva: “Vai in chiesa perché lì ti insegnano cose buone”. Poi, quando è diventata anziana, ha incominciato anche lei ad andare in chiesa ed a pregare. Però quand’ero giovane l’ambiente familiare non era così favorevole come nella famiglia di Rosetta e Giovanni. Il Signore ci ha aiutati facendoci incontrare dei buoni preti e voglio ricordare il parroco di Bresso di quando eravamo giovani e nascevano molti figli, uno dopo l’altro: don Gianpiero Castelli che oggi è al santuario “Madonna della Misericordia” di Bresso, e a quei tempi ci seguiva con molta umanità e amore. Poi nella scuola pubblica i nostri figli hanno incontrato il movimento di C.L. Non lo conoscevamo, ma ha sostenuto loro e anche noi genitori.
Padre Gheddo su Radio Maria (2014)

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