La gioia di essere prete – Padre Gheddo su “Mondo e Missione”

Gioia-Cartello-01Il 28 giugno 2003 ho concelebrato la Santa Messa nel Duomo di Milano con 52 miei confratelli, i superstiti dei 120 ordinati sacerdoti con me nel 1953 dal beato card. Ildefonso Schuster. Questa volta era con noi il card. Dionigi Tettamanzi, che ci ha rivolto un caldo e paterno augurio. Il 29 giugno a Tronzano (Vercelli), nell’anniversario della prima Santa Messa il 29 giugno 1953 al mio paese natale.

Giornate indimenticabili. Ho sempre chiesto al Signore, prima di ogni S. Messa, di rinnovarmi l’entusiasmo per l’Eucarestia e il sacerdozio. Ricordo le lacrime di gioia nell’ordinazione sacerdotale e nella prima Messa a Tronzano. Allora mi commuovevo perchè realizzavo il sogno della mia giovinezza: essere prete e missionario, non avevo mai pensato ad altro. Oggi mi commuovo pensando a quanto è stato buono il Signore con me: mi ha protetto, aiutato, illuminato, perdonato, anche castigato; soprattutto mi ha sempre concesso di vivere con gioia la vocazione sacerdotale. Oggi sento il bisogno di comunicare la mia esperienza, quasi gridandola: sono un uomo felice di aver risposto alla chiamata di Dio, sono contento di essere prete e missionario.

In questi mesi ho riflettuto e pregato, chiedendo a Dio di farmi capire cosa vuole da me, nel tempo che ancora mi concederà, dato che dobbiamo sempre convertirci. La risposta l’ho trovata ricordando Madre Teresa nella “Celebrazione della Vita” allo Stadio San Siro a Milano (23 settembre 1977). Alla presenza di tutti i dieci vescovi di Lombardia e di circa 90.000 fedeli, la Madre parla e poi risponde con poche parole alle domande che alcuni giovani le rivolgono. Una ragazza le chiede come si fa ad annunziare e testimoniare la fede nel nostro tempo e si dilunga a spiegare che le persone oggi sono distratte, superficiali, bombardate da mille messaggi e stimoli; la Madre risponde con tre parole: “Belong to Christ”, appartieni a Cristo. Nient’altro.

Dopo cinquant’anni di sacerdozio, un povero prete come me si pone molte domande, interrogativi, dubbi, ipotesi di lavoro, di rinnovamento della mia vita, di nuovi percorsi spirituali, ascetici… mistici. Poi mi accorgo che in quelle tre parole di Madre Teresa c’è già tutto: con sincerità devi donarti totalmente a Gesù Cristo, appartenere solo a Lui. Il resto viene di conseguenza. Ti dirà Lui quel che devi fare: ma il problema non è anzitutto di indagare cosa puoi fare meglio e di più, ma come puoi essere in modo più sincero e profondo di Gesù Cristo.

Giovanni Paolo II a Puebla in Messico, nel gennaio 1979; parlava ai sacerdoti ed ha concluso dicendo: “Lasciatevi possedere totalmente da Cristo, siate totalmente di Gesù Cristo e questo vi renderà totalmente disponibili all’uomo. Siate uomini che avete fatto del Vangelo la professione della vostra vita”.

Mi sono convinto che il prete deve fare il prete: cioè vivere di Cristo e portare Cristo agli uomini, Tutti hanno bisogno di Lui. Certo, non possiamo ignorare i problemi concreti degli uomini, dobbiamo “incarnare il Vangelo” nella società. Ma questo non vuol dire lasciarci coinvolgere in modo talmente passionale ed esclusivo nelle situazioni, da lasciarne fuori Gesù Cristo. Nostro compito è di proclamare la Buona Notizia in qualsiasi ambiente e situazione. Vivere nel mondo ma sempre come missionari, come innamorati di Gesù Cristo, quindi desiderosi di farlo conoscere e amare: convinti che la prima risposta ad ogni problema dell’uomo viene da Cristo.

Se non testimoniamo e parliamo di Gesù Cristo noi preti, chi mai lo farà al nostro posto? Se chi mi avvicina non riceve da me l’annunzio della Buona Notizia, che senso ha la mia vita? Quando il sale perde il suo sapore, a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Se le famiglie e comunità cristiane, le parrocchie, gli istituti religiosi, non sono il luogo dove si può sperimentare la gioia e l’entusiasmo della fede, perchè c’è pessimismo, scoraggiamento, egoismi, freddezza nei rapporti umani, come facciamo a testimoniare la Buona Notizia che Gesù è venuto a portarci la gioia e la pace del cuore? Madre Teresa diceva (parlando alle suore a Milano nel settembre 1977), che quando le sue suore uscivano al mattino, due a due, per andare a curare i lebbrosi e aiutare i poveri nelle baraccopoli di Calcutta, lei le salutava all’uscita. Se ne vedeva una stanca o triste o comunque non sorridente, la rimandava indietro dicendole: “Figlia mia, oggi stai a casa, riposati e prega: non puoi annunziare la salvezza in Cristo, se non sperimenti tu stessa la gioia di aver incontrato il Salvatore”.

Piero Gheddo

Mondo e Missione – agosto 2003

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