La Missione alle genti oggi – Padre Gheddo su “Voce Amica”

 

popoli-tuttiPadre Piero, chi è il missionario cristiano?

  E’ quel battezzato mandato dalla Chiesa ad annunziare la Buona Notizia del Vangelo ai popoli non cristiani ed a fondare la Chiesa dove ancora non esiste. Oggi questo titolo si applica anche alle molte iniziative delle Chiese gia’ fondate, ad esempio in Italia, per raggiungere i non credenti o non praticanti (esempio, la “pastorale missionaria” delle nostre parrocchie). La “missione alle genti” interessa i credenti in Cristo meno che in passato.

 Nella mentalità “politicamente corretta” di oggi l’annuncio che chiama alla conversione è definito  “proselitismo”. Come vivono i missionari PIME il comandamento di Gesù “Andate e annunciate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15)?

   Proselitismo è un’espressione negativa (ottenere le conversioni con la forza o con l’inganno) per indicare l’appello a tutti gli uomini di convertirsi a Cristo, che è la missione universale della Chiesa. Il Pime lavora in 18 paesi e nei suoi 160 anni di storia ha fondato una quarantina di diocesi in tutti i continenti, specialmente in Asia, dove vivono l’80% di tutti i non cristiani del mondo.

 Cinquant’anni fa finiva il colonialismo europeo, e molti in Europa pensavano ad un avvenire di prosperità per le ex colonie africane. Abbiamo avuto guerre tribali, crescita del fondamentalismo e, più di recente, un neo-colonialismo economico della Cina. Come ritiene che queste terre possano arrivare alla prosperità nella libertà?

    L’Africa ha tutte le potenzialità per svilupparsi. Quel che manca soprattutto è l’educazione, non solo alfabetizzazione, ma educazione al lavoro moderno, superando l’ostacolo di culture, mentalità e costumi retaggio del “tribalismo” e dell’economia di sussistenza del passato. Nel mondo globalizzato, per montare sul treno dello sviluppo, ogni popolo deve produrre almeno il cibo necessario (l’Africa nera importa il 30% del cibo di base) e concorrere al commercio mondiale: l’Africa solo per il 2%, perché esporta quasi solo materie prime, che attirano le multinazionali e oggi soprattutto Cina e India e altri paesi asiatici. I popoli africani sono ancora per il 50% analfabeti e l’Africa soffre di dittature, colpi di stato, guerriglie e corruzione a livelli spaventosi, anche perché manca il senso del bene pubblico e dello stato. L’Occidente ha colonizzato l’Africa e noi europei abbiamo gravissime responsabilità per il sottosviluppo attuale.

    Dovremmo correre in aiuto ai fratelli africani. In pratica però la nostra crisi politica ed economica ha molto diminuito l’interesse per l’Africa, dove oggi si afferma il colonialismo cinese e indiano, certamente non migliori di quello europeo!

 Le persecuzioni dei cristiani in Paesi a maggioranza islamica, e le discriminazioni e vessazioni che subiscono presso il regime di dittatura comunista della Cina non sembrano “fare notizia” e, con la lodevole eccezione di “Avvenire” e del “Corriere della Sera”, non guadagnano le prime pagine o ampi spazi sui maggiori quotidiani nazionali. La nuova comunicazione online e il diverso modo di fruirne possono controbilanciare questa situazione?

   Viviamo nel tempo della secolarizzazione. La religione è ritenuta un fatto privato e deve avere sempre meno spazio in pubblico. Non credo che la comunicazione on line, pur positiva, possa cambiare questa tendenza generale della nostra cultura nazionale. I monaci tibetani e birmani giustamente fanno notizia, i cristiani perseguitati no.

Nel 2006 Lei lanciò, dalle pagine di “Avvenire” la provocazione “perché non la poligamia?”,  ricordando ai propugnatori dei “diritti delle persone” che ci sono anche i “diritti dei popoli”, i “diritti delle società”. La tendenza ad avere un atteggiamento di pura rivendicazione a favore di un gruppo sociale, a reclamare diritti senza volersi assumere doveri le pare irreversibile o ci sono antidoti?

        In Italia prevale la cultura della protesta, della denunzia e dell’individualismo. Cioè la cultura dell’egoismo, che porta a dare sempre la colpa agli altri e di badare quasi solo ai propri diritti e interessi privati. Quando rifiutiamo la fede cristiana, non esiste più una “morale laica”. La fede cristiana proclamava il matrimonio “per sempre” e il valore assoluto di ogni vita umana, la morale laica ha voluto il divorzio e l’aborto legalizzati dallo stato. Così oggi in Italia soffriamo per le culle
vuote (gli italiani diminuiscono di circa 100.000 l’anno!) e per famiglie precarie che non educano più i giovani.

Dal 2007 la popolazione britannica musulmana può rivolgersi alle sharia courts, tribunali speciali che si riferiscono alla legge islamica, la sharia appunto, per cause di divorzi, dispute finanziarie e di eredità, mentre già dal 1982 è attivo in Gran Bretagna il primo tribunale islamico, con il nome di Cerf , Consiglio della sharia islamica. Qual è la sua opinione sul sempre più spesso  proposto riconoscimento di consuetudini “culturali” a seguito dell’immigrazione, e la loro legittimazione legale?

    Nei paesi europei molti immigrati da Asia, Africa e America Latina si inseriscono in Italia con una certa facilità, i musulmani, in genere, no. Per due motivi: primo, la diversità abissale che esiste fra islam e cristianesimo, quindi fra cultura e mentalità islamica e quella cattolica. Secondo: presi uno per uno, i musulmani sono brava gente di popolo come i cristiani; presi tutti assieme, sono inseriti nella loro comunità religiosa (“umma”), che usa mezzi persuasivi per farsi obbedire, diventano un pericolo, perchè quando raggiungono una certa consistenza numerica (vedi Olanda, Gran Bretagna, Danimarca, Francia, Germania) pretendono di seguire i loro costumi, di avere i loro tribunali, di praticare la poligamia, ecc. In Italia entrano ogni anno circa 150.000 nuovi immigrati islamici, che si uniscono al circa 1,5 milioni già viventi nel nostro paese. Lascio a chi legge di concludere. Ho pubblicato un volume “La sfida dell’islam all’Occidente” (San Paolo 2007, Euro 10) in cui analizzo nel dettaglio questo tema.

Secondo quanto affermato da papa Benedetto XVI, “I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede. Tanti subiscono quotidianamente offese e vivono spesso nella paura a causa della loro ricerca della verità”. Quali sono, oggi, le situazioni più preoccupanti di odio anticristiano nel mondo?

   Le più preoccupanti sono dove la persecuzione è praticata dai governi, come nei paesi comunisti (esempio, Cina e Vietnam) e in alcuni islamici (Arabia Saudita e Afghanistan, in parte Iran). L’odio anticristiano non esiste nei popoli dei paesi comunisti, anzi i cristiani sono ammirati
per la loro resistenza passiva e non violenta; esiste invece nei popoli dei paesi islamici, perché è formato dall’ideologia che strumentalizza l’islam per la conquista del potere: partiti politici islamici, imam delle moschee, persino libri di testo scolastici che presentano l’Occidente e i cristiani come nemici dell’islam.

E noi, che il martirio o la discriminazione non li rischiamo, cosa possiamo fare, nel concreto, per “non lasciarli soli”?

Si può rispondere in tanti modi: preghiera, aiuto economico, accoglienza dei profughi da quei paesi, organizzare manifestazioni  e suscitare dibattiti, scrivere a giornali e Tv affinchè diano notizie sulle
persecuzioni anti-cristiane, ecc.

 Inizia il nuovo anno, con la giornata per la Pace, qual è il Suo augurio, e quale il Suo invito, ai lettori di Voce Amica?

    Se vogliamo la vera pace nelle famiglie, nelle società e nel mondo, dobbiamo ritornare a Gesù Cristo, il Re della Pace, perché solo la Grazia di Dio, i dieci Comandamenti e il Vangelo possono portare l’uomo a controllare le sue tendenze egoistiche ed a realizzare il perdono delle offese e dell’amore al prossimo, specialmente il più povero e marginale. La pace viene dai comportamenti dell’uomo e di un popolo. Se, in genere, sono comportamenti egoisti, come si fa a fare la pace?

Piero Gheddo
“Voce Amica” gennaio 2011

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