La “Nuova evangelizzazione” e’ opera dei laici – Padre Gheddo su “Mondo e Missione”

laicichiesaDalla giovani Chiese fondate dai missionari, cosa può imparare la Chiesa italiana? Soprattutto l’entusiasmo della fede nei laici, che dedicano tempo, intelligenza, passione e denao alla arrocchia. Per esperienza diretta posso testimoniare che nel mondo delle missioni ho visto parrocchie che hanno una grande spinta missionaria soprattutto per iniziativa dei laici.

Ho visitato la Chiesa in Malesia nel 2004 (Mondo e Missione, luglio-agosto 2004, pagg. 28-32). In Borneo vi sono cinque diocesi che registrano numerose conversioni soprattutto dai tribali “dayak” (i “tagliatori di teste” salgariani), ma finora poche vocazioni sacerdotali e religiose. Nel 1970 nel Borneo malese c’era un prete ogni 3.000 battezzati; oggi, dopo l’espulsione dei missionari stranieri, uno ogni 8.000. Ma ogni “parrocchia” ha 200 o più battesimi di adulti l’anno. Mons. Cornelius Piong, vescovo di Keningau (12 preti per 90.000 cattolici e 1.500 battesimi di adulti l’anno) mi dice: “Abbiamo pochi preti e suore, però i cristiani sentono fortemente l’appartenenza alla Chiesa e la passione per il Vangelo. Le nostre parrocchie sono impostate sulle comunità ecclesiali di base, formate da otto-dieci famiglie, centrate su Gesù Cristo e con due scopi: formazione cristiana e missione perché le conversioni avvengono da persona a persona”.

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    Caratteristica dei battezzati in Borneo è la semplicità e l’entusiasmo della fede. Ho visitato la parrocchia dell’isola di Labuan, dove il PIME ha lavorato nel secolo XIX (si va in barca a Mompracem, l’isola di Sandokan, oggi chiamata Pulau Kuraman): 100.000 abitanti, 5.000 cattolici e 200 battesimi di convertiti adulti l’anno; inoltre, circa 6-7.000 cattolici filippini immigrati per lavorare. Alla domenica l’unico prete di Labuan, don Aloysius Tung (anni 78), celebra cinque Messe in inglese, malese e cinese, ma dice che ce ne vorrebbero una dozzina in varie parti dell’isola.

Dal 1972 al 2001 Labuan non ha più avuto un prete residente: quasi trent’anni senza prete! Ne veniva uno in aereo ogni 15 giorni per la Messa da Kota Kinabalu, sede della diocesi. E’ nato un forte movimento laicale. Oggi la parrocchia è tenuta da laici che provvedono a tutto quello che non richiede la presenza del sacerdote. “I cattolici – dice il parroco – si prestano volentieri per servire la Chiesa, dare parte del proprio denaro e del proprio tempo alla parrocchia è entrato nella vita cristiana come un’impegno a cui non si può rinunziare”.

Chiedo a mons. William Sebang, vicario generale dell’arcidiocesi di Kuching, cosa i cristiani del Borneo possono insegnare alle Chiese d’Europa. Risponde: “I nostri battezzati si organizzano e aiutano la parrocchia: riunioni di preghiera, catechesi, catecumenato, amministrazione, carità, costruzioni e riparazioni, liturgia, assistenza ai malati e agli anziani, animazione di bambini e giovani, attività culturali e missionarie, tutto è fatto da laici: portano la parola di Dio ovunque, parlano di Gesù Cristo e del Vangelo, invitano a venire alla Chiesa, ecc. Ogni parrocchia ha centinaia di battesimi di adulti, per iniziative dei credenti non del prete. Quando studiavo in Italia, mi stupivo di come i sacerdoti di parrocchia fanno molto, anche dove i laici farebbero anche più e meglio di loro; i fedeli si lamentano della Chiesa ma fanno poco per evangelizzare, non prendono iniziative, aspettano tutto dal parroco e dal vescovo. I cristiani del Borneo sono attivi e fervorosi perchè sono di recente conversione; non sono istruiti come i vostri, non hanno corsi, ritiri, studi, libri, ecc. Però sentono la diversità di vivere con Cristo o senza Cristo. Questo li rende entusiasti e pronti a fare grandi sacrifici per servire la Chiesa, specie per un popolo come il nostro che ha il problema di provvedere non al superfluo, ma ai bisogni primari della famiglia”.

   Oggi in Italia i battezzati debbono capire che sono loro i missionari della “nuova evangelizzazione”. I preti invecchiano e diminuiscono: è indispensabile che i laici si impegnino con generosità a servizio della parrocchia, rinunziando a un po’ del loro tempo e denaro, ritrovando non solo la fede, ma l’entusiasmo e la passione per la fede: senza dei quali non è possibile dare una svolta missionaria alla Chiesa italiana.

Piero Gheddo

gennaio 2007

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