La Pasqua in Corea con 114 battesimi – Padre Gheddo su “Avvenire”

pasquaNon c’è forse paese al mondo che nell’ultimo mezzo secolo abbia registrato una crescita così sostenuta e veloce come la Corea del Sud, anche nelle conversioni a Cristo. Dal 1960 al 2010, gli abitanti passano da 23 a 48 milioni, reddito pro capite da 1.300 a 19.500 dollari, calorie oggi disponibili per abitante 3.150, personale militare 687.000, i cristiani dal 2 al 30%, dei quali circa il 10-11% sono cattolici (5,4 milioni su 49-50).

Il confronto con la Corea del Nord, più estesa e più fornita di ricchezze naturali, dimostra ancora una volta che il comunismo non libera ma distrugge un popolo: abitanti 24 milioni, reddito annuale pro capite 555 dollari, calorie disponibili per abitante 2.150 (cioè fame per non pochi nord-coreani), personale militare 1.106.000. Le ricchezze del paese sono impiegate soprattutto nelle forze armate e nella ricerca e produzione di armi anche atomiche per la “difesa del socialismo” da nemici esterni e dal suo stesso popolo; superfluo aggiungere che di cristiani e di Chiese cristiane non c’è più traccia..

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Torniamo alla Corea del Sud, dove sono stato nel 1986, col padre Pino Cazzaniga, missionario del Pime in Giappone che parla il coreano. Una Chiesa locale con tante conversioni e ancor oggi è così. Ogni parrocchia ha dai 200 ai 400 battesimi di convertiti dal buddhismo all’anno. Si convertono soprattutto le persone istruite delle città (il 30% dei militari sono cristiani!), molti meno nelle campagne. Ogni anno 130-150 nuovi sacerdoti, in tutto sono circa 5.000, uno ogni 1.110 battezzati. Nel 2008 i cattolici hanno superato il 10% dei sud-coreani e aumentano di circa il 3% ogni anno. Nel 2009 il numero dei battezzati è salito a 157mila, il 10,9% in più rispetto al 2008 e nello stesso 2009 sono stati ordinati 149 sacerdoti, 21 più del 2008; altro dato impressionante (per noi italiani), il 69% dei 4913 preti presenti in Corea nel 2009 aveva tra i 23 e i 40 anni.

Tutto questo ci dice che la Chiesa cattolica nella Corea del sud è quella che più cresce in Asia, assieme alle due Chiese in India e Indonesia; ma a differenza di queste, in Corea ci sono governi democratici, la libertà di fede e di vita cristiana è assicurata e i coreani manifestano una forte tendenza a diventare cristiani. Non solo nella Chiesa cattolica, ma principalmente nelle molte Chiese protestanti, storiche e moderne, come anche nelle sette carismatiche di origine protestante, diffusissime anche nei villaggi rurali più remoti. I cristiani, tutti assieme, sono circa il 30% dei coreani del sud.

Perché questa minor difficoltà ad accettare il messaggio di Cristo in Corea, rispetto al resto dell’Asia? Anzitutto i coreani, così ci diceva il segretario della Conferenza episcopale coreana nel 1986, hanno una spiccata propensione per la religione e il senso religioso della vita. Il cristianesimo coreano esercita un forte potere di attrazione, rispetto al confucianesimo e al buddhismo, perchè introduce l’idea di uguaglianza di tutti gli esseri umani creati dalle stesso Dio, Padre di tutti gli uomini; e poi, sia cattolici che protestanti si sono segnalati per la partecipazione al movimento popolare contro la dittatura militare tra il 1961 e il 1987, quando i militari hanno lasciato il potere ad un governo democratico, mentre confucianesimo e buddhismo promuovevano l’obbedienza all’autorità costituita; e poi, il cristianesimo è la religione del Libro e di un Dio persona fatto uomo per salvarci, mentre sciamanesimo, buddhismo e confucianesimo non sono nemmeno religioni, ma sistemi di saggezza umana e di vita. Infine, dopo la “guerra di Corea” fra nord e Sud (1950-1953), la Corea del Sud sta ancora vivendo 60 anni di pace e, grazie all’aiuto americano, ha conosciuto un rapidissimo sviluppo economico, sociale e civile, diventando in tutto un paese evoluto e anche ricco, nel quale le antiche religioni non danno risposte ai problemi della vita moderna.

Caratteristica della Chiesa coreana è la ottima collaborazione dei laici all’evangelizzazione, che viene dalla tradizione: il cattolicesimo è stato portato in Corea da alcuni filosofi e diplomatici coreani, che facevano parte del gruppo di coreani in Cina convertitisi a Cristo a Pechino, e poi, tornati in patria hanno diffuso la fede e sono considerati i “fondatori della Chiesa in Corea”. Dal 1779 al 1836 (quando giunsero i primi missionari francesi) i cristiani si diffusero, poi vennero le persecuzioni, ma l’abitudine a collaborare nella missione in Corea è rimasta. Oggi in Corea, chi si converte sa che deve impegnarsi in uno dei gruppi, associazioni, movimenti parrocchiali. Il cattolico “passivo” non è ammesso. A Seul (dove ci sono più di 200 parrocchie) sono stato nella parrocchia dei salesiani di Kuro 3-Dong, in ambiente operaio di periferia. I cattolici erano (nel 1986) 9.537 su circa 150.000 abitanti, i battesimi di convertiti adulti quasi 600 l’anno.

Il parroco padre Paul Kim Bo Rok, mi diceva: “In parrocchia siamo solo due sacerdoti e quattro suore, ma il vero lavoro di missione e di istruzione religiosa lo fanno i laici, sia negli otto corsi di catechesi, in ore e per persone diverse, sia nei movimenti ecclesiali molto attivi, specie la “Legione di Maria”. Noi sacerdoti abbiamo solo la supervisione di tutto questo movimento, mentre le suore sono direttamente impegnate nella catechesi e visita alle famiglie dei catecumeni. Inoltre vi sono numerosi corsi per catecumeni a livello cittadino, a cui mandiamo persone che chiedono il battesimo e hanno bisogno di particolare attenzione, ad esempio professori universitari, professionisti, medici.

“Ogni anno celebriamo in parrocchia due-tre cerimonie di battesimi di adulti: ogni volta sono 200-300 e più battezzati, dopo circa un anno di catecumenato: è poco, ma non possiamo dare più tempo per le tante richieste di istruzione religiosa. La formazione profonda della fede viene data dopo il battesimo ed è compito dei movimenti ecclesiali. Diventare cristiano è certo un atto di fede, ma è anche entrare in un gruppo che ti impegna a fondo, ti dà norme di comportamento e d’impegno, ti fa pagare le quote di partecipazione, ti dà le preghiere da dire tutti i giorni. Quando si entra nella Chiesa si accetta tutto. Questo è lo spirito coreano: o accetti e ti impegni o non accetti e te ne vai.

“In Corea la religione – continua padre Paul – è una cosa seria, impegnativa. E’ vero che c’è il pericolo del formalismo, ma è tutta la cultura del popolo che è impostata in questo modo. Anzi, il cristianesimo è la forza principale che crea la coscienza personale, la libertà della persona. E poi stanno arrivando i pericoli opposti al formalismo, il secolarismo e il materialismo pratico che allontanano dallo spirito religioso. La Corea del sud conosce un prodigioso sviluppo economico, la povertà di trent’anni fa è scomparsa: oggi c’è per noi il passaggio all’abbondanza e anche alla ricchezza. Dobbiamo reagire con una formazione cristiana più profonda e personale. Siamo travolti dall’ondata delle conversioni, chiediamo al mondo cristiano almeno l’aiuto della preghiera”.

I battesimi vengono amministrati tre volte l’anno, a Pasqua, Pentecoste e Natale.

Nella parrocchia di Bang Rim Dong a Kwangiù, nella Pentecoste del 1986 ho partecipato alla Messa e al battesimo di 114 adulti e loro figli. Una festa di popolo, con la lunga processione di uomini e donne, bambini e bambine vestiti di bianco per ricevere il Battesimo! Canti, musiche, tanta allegria. Nella Chiesa cattolica coreana è in pieno svolgimento il programma “Evangelizzazione Venti Venti”, cioè l’impegno a raggiungere il 20% dei sudcoreani nel 2020. Forse non ci arriveranno, ma il solo lancio di questo programma nel 2008 dimostra la fede entusiasta dei laici battezzati, perché i protagonisti sono loro e tutti lo sanno. Un altro dato conferma: la partecipazione domenicale dei cattolici alla Messa è di circa il 25%: in un paese come la Corea, dove la gente lavora e studia molto ma molto più che in Italia e dove la lontananza dalla chiesa a volte, è un fatto degno di rilievo”.

Nella Pasqua di quest’anno, 8 aprile, in Corea e nel mondo delle missioni, altre decine di migliaia di catecumeni entrano nella Chiesa. Un messaggio pasquale: mai essere pessimisti sul futuro del cristianesimo e della Chiesa cattolica. Noi attraversiamo un periodo di crisi della nostra fede, ma nelle giovani Chiese l’azione dello Spirito Santo ci dà una iniezione di speranza e di gioia pasquale.

Piero Gheddo

Avvenire – aprile 2012

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