Le verità sull’Aids che nessuno dice – Padre Gheddo su “Avvenire”

HIV-AIDSIn preparazione al vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile tutti dicono e ripetono che bisogna dare più soldi ai popoli poveri per combattere miseria, fame, siccità, epidemie, Aids, ecc. Siamo d’accordo, i soldi ci vogliono, ma non possiamo illuderci che da soli siano risolutivi: dobbiamo prendere conoscenza e coscienza di quanto sono complessi i problemi del sottosviluppo e dello sviluppo.

   Prendiamo l’Aids che sta decimando gli africani. All’ospedale di Ikonda in Tanzania, suor Magda Boscolo della Consolata mi confida che nel sud del paese sono più i morti che i nati: la popolazione diminuisce a causa dell’Aids. In Benin, un medico italiano di un gruppo di volontari di Seregno (Milano), mi dice: “Il primo ostacolo alla lotta contro l’Aids è che manca una struttura sanitaria sul territorio. Le medicine, o si prendono in modo corretto (ad ore fisse, bevendo litri di acqua pulita, una dieta adeguata, ecc.) oppure producono danni; se i pazienti non sono seguiti da persone esperte, è inutile avere medicinali”.

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   Padre Italo Piffer, comboniano in Uganda dal 1961, in data 9 luglio 2002 mi scrive una lettera drammatica: “Tutti dicono che bisogna aiutare i malati di Aids, ma nessuno mette in luce quali sono le fonti di questa tremenda malattia. In Uganda: ad ogni funerale ci sono sette giorni di danze sconce notturne con circa 300 adulti (i ragazzi non possono partecipare perchè gli adulti si vergognerebbero). La poligamia: giorni fa è morto l’assistente per i lebbrosi e l’Aids di questa regione, dottor Paul Okumu: aveva quattro mogli e 28 figli, tutti affetti da Aids. L’ispettore della scuola di Gulu mi dice: ‘Padre, sono triste perchè alla sera una fiumana di ragazzi e ragazze vanno a Gulu per le danze notturne con atti sconci’; nei Collegi universitari molti studenti e studentesse hanno il “diploma”, cioè il primo bambino; ad ogni celebrazione governativa viaggiano cassette di birra e danze sconce notturne. L’africano è fatalista. Il futuro non esiste. Oggi faccio quel che mi piace: se muoio, pazienza, tutti debbono morire.

   Mi domando: perchè i governi europei non dicono ai governanti africani che devono cambiare il modo di vivere della loro gente? Per me l’Africa è come una nave che sta affondando, i capi sono in cima a gozzovigliare e vanno a cercare alcune aspirine da distribuire gratis! Molti governi africani non muovono un dito per cambiare le loro società. Dicono che gli ospedali hanno meno ricoverati di Aids: è vero, ma l’ospedale costa molto e la gente sa che non si ricevono cure; per cui si tiene l’ammalato in casa e gli dà un po’ di tè e zucchero. Dico ai governanti africani: gente, cambiate comportamento! L’Aids si vince con una condotta morale corretta! L’Africa nera si salverà dall’Aids, prima che con le medicine, con governi e governanti, capi e autorità, padri e madri, figli e figlie che vivono in modo corretto. Gheddo, dille sui giornali queste verità, perchè nessuno le dice”.

   Si potrebbero fare molti commenti: la moralità tradizionale africana è stata distrutta dall’impatto col mondo moderno portato dalla colonizzazione; oggi noi occidentali (cristiani!) non diamo certo buon esempio di moralità sessuale; anzi, con televisione, films, turismo, letteratura, ecc. diamo agli africani una spinta verso il peggio; e via dicendo. Ma sono riflessioni superflue, non portano a nulla, aprono solo il discorso della nostra conversione al Vangelo e a Cristo, anche per aiutare gli altri popoli. Ma se vogliamo veramente aiutare i fratelli africani, dobbiamo prendere coscienza della realtà autentica dell’Africa. Illudersi che bastino soldi e medicine gratuite per combattere l’Aids, è sviare il discorso e deresponsabilizzare autorità e popoli africani.

Piero Gheddo
Avvenire – settembre 2003

 

 

 

 

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