Leopoldo Pastori, il missionario-monaco della Guinea – Padre Gheddo su “Mondo e Missione”

p_pastori1Il 26 maggio 1996 muore all’ospedale di Piacenza padre Leopoldo Pastori dopo dieci anni di missione. In Guinea Bissau e in Italia molti affermano che egli era un santo, nasce la “fama di santità” che dura tuttora. Il Superiore regionale del Pime in Guinea, padre Pedro Zilli (oggi vescovo di Bafatà) ha testimoniato: “Quando è morto, parecchie persone volevano subito fare di lui un santo”. Il vescovo di Bissau, mons. Settimio Ferrazzetta, un anno dopo la sua morte mi diceva: “Scrivi la sua biografia. Sono molti quelli che lo ricordano come un santo. Un libro su padre Leopoldo diffuso fra la nostra gente, soprattutto i giovani, farà del bene”. Suor Rachele Recalcarti, superiora delle Missionarie dell’Immacolata in Guinea diceva: “Alle Messe celebrate per la sua morte, una a Ndame (28 maggio 1996) e una in Cattedrale (29 maggio), le due chiese erano piene e molta gente piangeva. Ha celebrato il Vescovo che ha detto: ‘Padre Leopoldo era un santo'”. Padre Ermanno Battisti in Guinea da 40 anni diceva: “Era un uomo profondamente di Dio. E’ stato in mezzo a noi una presenza di Gesù, Maestro e Amico, testimone della tenerezza di Dio”.

Nato a Lodi il 9 febbraio 1939 da una famiglia povera con quattro figli, Leopoldo era l’ultimo, a cinque anni rimane orfano di padre Annibale. Mamma Cecchina mantiene la famiglia come lavandaia, ma nel 1946 a sette anni Leopoldo è accolto nell’orfanotrofio di Lodi: 12 anni di orfanotrofio! Aveva avuto la fortuna di nascere in una famiglia profondamente religiosa e povera che gli ha fatto apprezzare i veri valori della vita, abituandolo al sacrificio; e poi fratelli e sorelle che sono uno dei più importanti fattori per la formazione di un bambino. Aveva un bel carattere e un’intelligenza vivace, anche nell’orfanotrofio si ambienta bene. A 14 anni lavora in una ditta di assicurazioni, a 18 entra nel Pime, a trent’anni è sacerdote a Lodi il 28 giugno1969. Lavora nel seminario dell’Istituto a Sotto il Monte, esercita il ministero sacerdotale nella diocesi di Bergamo e a San Donato (Milano), dove abita la sorella Maria Luisa e anche a Lodi dov’è rimasta mamma Cecchina.

      Nel 1972 passa due mesi in Guinea Bissau e si innamora del popolo guineano. Dovrebbe partire per la missione, ma si manifesta l’epatite che lo tormenterà tutta la vita. Il 1° ottobre 1974 è in Guinea. A Bafatà è tra i ragazzi della scuola parrocchiale e nell’oratorio, impara il portoghese e il criolo (le due lingue della Guinea). Fin da ragazzo Leopoldo aveva una forte passione per la musica, il canto, il gioco del pallone. A Lodi faceva parte della squadra giovanile “Cagliero” che vinse un campionato italiano juniores e suonava la tromba nella “Banda dell’Orfanotrofio”. In Africa impara a suonare gli strumenti locali, soprattutto la “Korà”, una specie di arpa ricavata da una grossa zucca e con la sua bella voce baritonale canta i nuovi inni in criolo da lui composti. Inventa forme nuove di animazione giovanile, con canto, sport, teatri, catechesi e preghiera. E’ stato quattro anni a Bafatà, più di trent’anni dopo è ancora ricordato e pregato.

Nel 1978 l’epatite lo obbliga a tornare in Italia, dove rimane fino al 1990. Anni di esilio, con l’impegno santuario di padre spirituale nei seminari del Pime. Scrive: “Passo la mia giornata pregando, pensando alla Guinea e leggendo. Questa solitudine mi riempie della presenza dello Spirito Santo. Pregando cerco l’unione con Cristo che è vicinissimo nell’Eucarestia e lo supplico perchè mi indichi il cammino per tornare a Bafatà”. In questa interminabile sosta obbligata, Leopoldo poteva lasciarsi andare allo sconforto e diventare un prete scontento, un peso per sé e per gli altri. Invece pregava molto e Dio gli fa la grazia di accettare con umiltà e pazienza la malattia e le sofferenze. Era sempre sereno e gioioso, ma insisteva con i superiori per tornare in Guinea

Il 20 aprile 1990 riceve “la notizia del nuovo miracolo”, è di nuovo destinato alla Guinea! La sua seconda missione è stato il Santuario eucaristico-mariano di Ndame, vicino a Bissau, dove rimane sei anni e ritorna in Italia il 13 maggio 1996, per morire il 26 maggio seguente. La sua vita a Ndame era dedicata alla preghiera, alla direzione spirituale, alla carità nei villaggi che visitava. La fama di santità viene dalla testimonianza che dava di Gesù Cristo: buono con tutti, paziente, uomo di pace capace di sopportare le offese, dava tutto quel che aveva e riceveva dall’Italia, con particolare preferenza per i più poveri e i bambini. E poi era un uomo di preghiera, passava lunghe ore davanti a Gesù Eucaristico.

      Il lunedì 27 agosto 2012, in un incontro con mons. Pedro Zilli, vescovo di Bafatà, padre Piero Gheddo e suor Rachele Recalcati, il vescovo di Lodi, mons. Giuseppe Merisi, ha dato il suo assenso al costituirsi dell’associazione “Gli Amici di padre Leopoldo”, nella parrocchia di Sant’Alberto col parroco don Giancarlo Marchesi e il direttore del quotidiano cattolico “Il Cittadino”, dott. Ferruccio Pallavera. Si stanno raccogliendo i nomi degli Amici per dare inizio alla Causa di Beatificazione (tel. 0371.36.452).

Piero Gheddo

novembre 2012

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