Lettera ai monasteri d’Italia (aprile 2016)

Alle Sorelle dei circa 500 Monasteri di Clausura in Italia, Milano, aprile 2016

Carissime Sorelle,

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sono padre Piero Gheddo, vi scrivo per darvi una Buona Notizia: dopo un anno e mezzo di silenzio, vi mando il piccolo libro “Sposi secondo il cuore di Dio” sui miei genitori, i servi di Dio Rosetta e Giovanni. Nel settembre 2014 l’ultima mia lettera per “Fare felici gli infelici”, la personalità e spiritualità del Beato Clemente Vismara.

La sofferenza è la forma più alta della preghiera

Spero che vi ricordiate ancora di me. Il 15 ottobre 2014 sono caduto sulle scale nel Pime di Milano (Via Monterosa, 81) e ho passato mesi in vari ospedali. Adesso mi trovo in una struttura sanitaria della diocesi di Milano per i sacerdoti anziani bisognosi di cure. Io sono “in convalescenza assistita”, cioè non ancora autosufficiente. E’ stato un anno e mezzo di grandi sofferenze (mal di schiena, piedi gonfi che bruciano, acqua nei polmoni). Non chiedo a Gesù di guarire, ma di avere la forza di sopportare i mali che il buon Dio mi manda. Ho sperimentato e capito “il valore salvifico della sofferenza”. Il male fisico è inevitabile, importante è dare un senso alla sofferenza. Gesù ha salvato l’umanità con la sua grande Croce, anche noi, con la nostra piccola croce, diamo un contributo a quest’opera missionaria.

Carissime Sorelle, io sono ormai nella fase discendente della mia vita (87 anni nel marzo scorso). Ringrazio Dio delle molte grazie ricevute, delle quali dovrò rendere conto; e mi accorgo anche di quanti peccati, debolezze, pigrizie, inadempienze, sono colpevole. Per cui non mi illudo, chiedo perdono al Padre Misericordioso e buono e spero, nel tempo che mi dà ancora di vita, di fare meglio nel cammino dell’imitazione di Cristo. “Chi ha molto ricevuto deve dare molto”, diceva il Venerabile dott. Marcello Candia, missionario laico fra i lebbrosi in Amazzonia. Noi, persone consacrate, dobbiamo dare tutto.

Visitando i vostri conventi di clausura e ricevendo tante vostre lettere, mi sono reso conto di quante sorelle sono in croce, soffrono malattie, anzianità, non possono più lavorare ed essere utili alle altre. Sono anch’io nella vostra situazione. La nostra sofferenza , è la miglior preghiera che possiamo fare. Marcello Candia diceva: “Ho sempre pregato tanto, ho lavorato tanto per il Signore, ho speso tutte le mie ricchezze per aiutare i poveri, i lebbrosi, i missionari che mi chiedevano un aiuto; ma adesso che sono costretto a letto, capisco che questa è la preghiera più alta, più gradita a Dio: portare la mia croce, accettando da Dio i mali e le sofferenze che mi manda”.

Perchè questo? Perchè la nostra piccola croce portata con amore dietro alla grande Croce di Gesù sulla Via del Calvario è come un vero martirio, cioè dare la vita per il Signore e per il prossimo, dare quello che costa di più: la malattia, la sofferenza, l’inattività, l’impotenza.. Quando sono stato ricoverato nella “Casa di riposo” che il Pime ha a Lecco, dove ci sono 35 missionari anziani reduci dalle missioni, il rettore della Casa, padre Daniele Belussi, mi ha detto: “Questa è la casa da cui riparte la rinascita del Pime, perchè qui si soffre molto e si prega molto…Infatti i nostri missionari in missione ci scrivono chiedendo di pregare e soffrire per loro”.

Rosetta e Giovanni in cammino verso la beatificazione

Con questa lettera, carissime Sorelle, vi comunico un’altra Buona Notizia: le due Cause di Beatificazione dei miei genitori hanno ripreso il cammino, che si rivela più rapido di quanto si immaginava. Ecco in sintesi cosa è successo.

I miei genitori, Rosetta Franzi (1902-1934) e Giovanni Gheddo (1900-1942 – io sono il primogenito nato nel 1929), per una serie di circostanze provvidenziali, nel 2006 furono scelti, dall’Arcivescovo di Vercelli mons. Enrico Masseroni, come coniugi e genitori esemplari per iniziare le loro Cause di Beatificazione.

      Il processo diocesano venne fatto troppo rapidamente da persone certamente competenti, ma impegnate in altri compiti. Questo spiega perché nel 2011 la Congregazione dei Santi dichiarava che le due Cause erano valide, ma c’erano troppe forme procedurali errate e poca documentazione sulla santità dei due servi di Dio. Le Cause sono state quindi mese in “stand by”, in attesa di altra documentazione.

      Mons. Masseroni mi diceva di andare avanti con la “Lettera agli Amici di Rosetta e Giovanni” (avete ricevuto l’ultimo numero del gennaio 2016), perché il Signore Gesù avrebbe sistemato ogni cosa. Questo mi diceva anche il card. Ennio Antonelli, allora Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

    Infatti, nel febbraio 2015, il nuovo Arcivescovo di Vercelli, mons. Marco Arnolfo, ha deciso di riprendere le due Cause e ha nominato una nuova Postulatrice, l’avvocato della Rota Romana Lia Lafronte, della quale si può leggere l’articolo nella prima e seconda pagina del bollettino di gennaio 2016. La signora Lia Lafronte si è appassionata anche lei di Rosetta e Giovanni, e in pochi mesi,  impegnandosi a fondo nel vercellese, ha trovato molta documentazione orale e scritta. Questo permetterà, con l’aiuto di Dio, di rilanciare a breve le due Cause. Intanto, lo Spirito Santo ha disposto parecchi altri incontri “fortunati”, che hanno permesso di pensare che le due Cause avranno un  rapido cammino.          

    Carissime Sorelle, oggi abbiamo bisogno di molte preghiere. Tutto è nelle mani di Dio. Molti Amici di Rosetta e Giovanni già pregano, ma voi siete le specialiste della preghiera. Per cui, a nome della diocesi di Vercelli e di tanti altri, il figlio primogenito di Rosetta e Giovanni, padre Piero Gheddo, missionario del Pime, vi chiede il grande favore di pregare per queste due Cause.

Vi posso ancora dire che Rosetta e Giovanni, dal Paradiso, mi dicono che si danno da fare per chiedere a Dio grazie per i devoti che pregano. Infatti in questi mesi ci sono notizie non solo di grazie, ma anche di uno o forse due supposti “miracoli”.

Carissime Sorelle, grazie della vostra fedeltà alla chiamata di Dio. Nella decadenza religiosa e morale della nostra Patria, voi e noi siamo il sale della terra e la luce del mondo. Siamo piccoli e poveri, ma, come con Maria, lo Spirito compie grandi cose.

E chiudo con un’altra Buona Notizia. Vi ricordate di suor Franca Nava, Missionaria dell’Immacolata (le suore del Pime) e infermiera dei lebbrosi in Bangladesh e India? Quest’anno compie i 94 anni ed è con me dal 1973, cioè da 43 anni. Tutte le mattine è puntuale in ufficio, fedele alla sua vocazione. Ringrazio lo Spirito Santo che me l’ha mandata. Pregate anche per lei, vostro padre Piero Gheddo

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