Lettera ai monasteri d’Italia (Febbraio 2007)

Gent.me Sorelle dei 545
Monasteri di Clausura in Italia Milano, 1° febbraio 2007

Carissime Sorelle di clausura,
poco meno di un anno fa vi ho scritto l’ultima lettera e mandato l’ultimo volume su “Leopoldo Pastori, il missionario monaco della Guinea Bissau”. Grazie a Dio sto bene e ho avuto un anno bellissimo e pieno di grazie! Ma in questo inizio del 2007 sono usciti due miei volumi che vi mando assieme: “La sfida dell’islam all’Occidente” (San Paolo)” e “Missione Birmania – I 140 anni del Pime in Myanmar (1867-2007)” della EMI. Quest’ultimo mi è costato molto lavoro perché l’Archivio del Pime in Birmania è vastissimo e me lo sono digerito tutto (circa 120.000 pagine di documenti e lettere)! E poi perché ho dovuto fare un volume con meno di 500 pagine: era più facile se potevo arrivare a mille, ma poi, chi l’avrebbe letto? Forse è uno dei libri più belli della mia produzione libraria: non perchè scritto bene, ma perchè queste pagine sono piene di fatti, avventure e personaggi affascinanti nel campo della fede, che ci avvicinano alle fatiche, gioie e dolori della prima evangelizzazione. Voi Sorelle, con le vostre preghiere, sostenete gente così!
“La sfida dell’islam all’Occidente” è una sintesi di tutto quello che un cristiano deve conoscere della religione del Corano: nascita, Corano, storia, pensiero, morale; soprattutto le differenze fra cristianesimo e islam (diciamo fra Cristo e Maometto!). Tutto questo spiega la storia travagliata dei rapporti fra popoli cristiani e musulmani e orienta a comprendere le nostre responsabilità attuali, la prima delle quali è nell’ultimo capitolo: se vogliamo incontrare fraternamente l’islam, dobbiamo, noi popoli cristiani, convertirci sempre più a Gesù Cristo. Questa la sintesi e lo scopo finale del libro, che mi è stato richiesto come sussidio pratico per il popolo cristiano, gruppi di dialogo, associazioni e fedeli che vogliono contribuire a creare a portare la pace e la comprensione con il miliardo e più di islamici. Il direttore editoriale della San Paolo, don Elio Sala, mi diceva un anno fa: “Dopo l’11 settembre 2001 abbiamo stampato diversi libri sull’islam, ma vanno poco perché troppo difficili e troppo lunghi. Tu che sei giornalista e hai visitato tanti paesi a maggioranza islamica, fammi un libro che risponda alle tante richieste che riceviamo da diocesi, parrocchie, gruppi di studio e di dialogo, centri culturali; un libro facile, comprensibile, serio e documentato, ma anche breve”.
Il prossimo volume, a Dio piacendo, sarà la biografia di mons. Aristide Pirovano, che io ritengo uno dei personaggi più rilevanti nella storia del Pime! Lo manderò, spero, entro il 2007, ma è un’opera impegnativa: Pirovano, oltre che fondatore e primo vescovo di una diocesi in Amazzonia Brasiliana (Macapà), è stato superiore generale del Pime dal 1965 al 1977, negli anni ruggenti della “contestazione” e della “crisi di fede” post-conciliare nella Chiesa! Dite un’Ave Maria anche voi affinchè possa fare un lavoro serio e profondo e anche perchè si possa iniziare la sua causa di canonizzazione richiesta dai cittadini di Erba, dove ha lasciato un ricordo non comune di santità. Grazie!
Carissime Sorelle, nel dicembre 2006 ho fatto un viaggio in Libia, invitato dal vescovo francescano di Tripoli, mons. Giovanni Martinelli. Forse avete visto la pagina tre di “Avvenire” del 16 gennaio 2007, con una mia relazione molto breve perché il giornale non vuole testi lunghi; ma su “Mondo e Missione” del marzo 2007 pubblicherò una ventina di pagine sulla Libia.
Come già sapete, tutti i viaggi in missione mi appassionano, mi esaltano. Ma questo più ancora di altri perché la Libia non è una giovane comunità cristiana che cresce e si caratterizza per l’entusiasmo nella fede. In Libia non c’è nessun libico cattolico. Il governo proibisce qualsiasi conversione al cristianesimo. E allora? Ecco, il fascino di quella “missione” viene da due fatti:
1) I cattolici, liberi di praticare la fede, sono circa 60.000 (i cristiani 100.000) su sei milioni di abitanti e ho saputo che non pochi di questi cristiani stranieri (anche italiani ed europei), battezzati ma non praticanti in patria, vivendo in un paese islamico ritornano alla fede e alla vita cristiana. E’ una bella notizia che dà speranza. Una volta l’amico Giorgio Torelli, intervistando il card. C.M. Martini gli chiese: “Sa quanti sono i cattolici praticanti nella sua diocesi?”; il saggio Martini rispose: “E’ sbagliato contarci, da nessuna parte si legge nel Vangelo che dobbiamo essere in molti. Siamo sempre in numero sufficiente per essere lievito”.
Ecco, Sorelle, la riflessione che facevo là nel Sahara ripensando a quella mia esperienza in un paese totalmente islamico, che mi collegava all’amicizia fraterna che ho con tutte voi e con la vostra vocazione. In quei pochi giorni passati nel deserto con i profughi africani che vogliono venire in Italia (un buon 60% cattolici o protestanti), mi sono illuso di sperimentare un poco la vostra vocazione, i vostri sentimenti, le vostre preghiere. Passando una notte nel deserto e contemplando le stelle ho pensato a voi. Anche voi, Sorelle carissime, siete nel deserto dell’isolamento. Voi pregate e offrite le vostre vite, le vostre sofferenze per la Chiesa e i missionari. Siete a volte tentate di pensare che la vostra offerta a Dio sia inconsistente, inconcludente, inefficace. Invece no, produce molti frutti positivi anche se non li vedete.
2) Ecco la seconda riflessione. In un paese totalmente islamico, i pochi e stranieri cattolici di Libia, soprattutto le 70-80 suore e le più di 10.000 infermiere cattoliche specialmente filippine negli ospedali statali (volute da Gheddafi) danno una testimonianza evangelica importante: nessun musulmano si converte a Cristo, ma cambia la mentalità verso i cristiani e, più ancora, cambiano i costumi locali riguardo ad esempio al rispetto e considerazione della donna. Il Signore ci invita sempre alla speranza, all’ottimismo nell’azione dello Spirito Santo che non dorme mai, non invecchia non va in pensione, non fa vacanza, non si distrae. Giorno e notte guida il mondo e gli uomini verso l’incontro con Cristo e il Padre, verso il Regno di Dio.
La causa di beatificazione dei servi di Dio Rosetta e Giovanni Gheddo va avanti bene. In questo mese di febbraio mons. Ennio Apeciti e il Tribunale diocesano di Vercelli stanno interrogando i testimoni della loro breve vita e si presume che la chiusura del processo diocesano verrà compiuta dall’arcivescovo di Vercelli, mons. Enrico Masseroni, nel maggio 2007 a Vercelli. Intanto, all’inizio di febbraio, vi verrà mandato in omaggio il primo fascicolo del bollettino trimestrale di Rosetta e Giovanni, che mi fanno amici di Vercelli, Tronzano e Torino. Ne stampiano 6.500 copie da mandare anche a voi ed a tanti altri amici. Pregate anche voi, care Sorelle, per Rosetta e Giovanni.
Grazie di tutto, il vostro aff.mo p. Piero Gheddo

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