Lettera ai monasteri d’Italia (Febbraio 2012)

Gent.me Sorelle dei circa 530
Monasteri di Clausura in Italia Milano, 1° febbraio 2012

Carissime Sorelle,
vi auguro Buon Anno nel Signore Gesù e grazie per le lettere che mi avete scritto per l‘invio di “Meno male che Cristo c’è”. Il mio prossimo libro, se Dio vuole, ve lo manderò solo verso ottobre o novembre di quest’anno e sarà una biografia che del Beato Clemente che sto preparando sulla base dei molti documenti che abbiamo oggi sul Beato Clemente Vismara: circa 2.300 sue lettere, 700 suoi articoli, 130 testimonianze al processo per la sua beatificazione e molto altro materiale ricuperato dopo che nel 1990 ho scritto “Prima del Sole”, due anni dopo che Clemente era morto. Vismara era veramente una icona del missionario di tutti i tempi e potrebbe suscitare numerose vocazioni alla vita consacrata, sacerdotale o religiosa, come dopo “Prima del Sole”, se fosse conosciuto e pregato. Mi affido alle vostre preghiere. Grazie, padre Piero.

Ma vi scrivo per questo motivo: chiedervi preghiere per la Chiesa di Cina, che corre il pericolo di dividersi e di cadere in uno “scisma”, una parola drammatica che ricorda altri tristi tempi nella storia millenaria della Chiesa di Cristo.
LO SCISMA significa rottura della comunione ecclesiale per dissensi di carattere disciplinare o dottrinario.
L’ERESIA invece è una precisa presa di posizione in chiaro contrasto con l’autentica dottrina ispirata da Cristo e formulata dalla tradizione ecclesiale.
Sono ambedue gravi ferite al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma chiaramente lo scisma è (o può essere) il passo decisivo per il distacco di una Chiesa locale dall’obbedienza al Papa, che poi continua nel tempo e non è facile da sanare. Infatti nell’ultimo mezzo secolo, nonostante i significativi sviluppi dell’ecumenismo cristiano, vediamo quanto è difficile riportare all’unità della Chiesa le separazioni scismatiche avvenute nel corso dei secoli.
E qui si tratta della Chiesa di Cina, che oggi è una bella speranza per la Chiesa universale e soprattutto per la missione in Asia, il continente in cui vivono l’80-82% dei non cristiani di tutto il mondo!

Padre Angelo Lazzarotto, nella sua lettera-intervista che unisco alla mia, riferirà in modo sintetico ma preciso com’è nata come si è sviluppato questo processo che minaccia di concludersi con uno scisma della Chiesa cinese.
Padre Lazzarotto è stato missionari ad Hong Kong e da un trentina d’anni visita le comunità cristiane in Cina, che sono sopravvissute alla dittatura di Mao Tze Tung (1949-1976) e alla sua “Rivoluzione culturale” che aveva spazzato via ogni presenza cristiana nell’immenso continente-Cina (estesa circa 27 volte la nostra Italia).
Quando sono andato in Cina la prima volta nel 1973 con una commissione della Montedison (che aveva in Cina parecchie fabbriche di fertilizzanti) , diverse volte chiedevamo alle guide cinesi che volevamo vedere una chiesa e la risposta era sempre uguale: “La nuova Cina ha imparato a fare a meno di Dio”.
Dopo la morte di Mao (9 settembre 1976), alla fine degli anni settanta il grande riformatore Deng Xiaoping ha modernizzato la Cina in quattro settori, agricoltura, industria, scienza ed esercito, liberalizzando l’economia e lanciando il paese ad un trentennio di crescita economica galoppante. Ma è mancata la quinta modernizzazione: la democrazia. La Cina, con un miliardo e 350 milioni di abitanti, oggi è al secondo posto nella graduatoria mondiale della ricchezza nazionale (il Pil, prodotto interno lordo), dopo gli Stati Uniti (la ricchezza nazionale cinese è un quarto di quella degli Usa) e prima del Giappone. Ma è mancata la quinta modernizzazione, quella della democrazia. Per cui oggi la Cina è stimata e temuta in campo economico e militare, ma è sempre un paese-paria nel campo dei diritti umani fra i quali la libertà di religione. Un italiano che lavora in Cina da una quindicina d’anni, incontrato a Canton (Guangzhou) nel 2000, mi ha detto: “Credo che oggi non esista al mondo un paese così selvaggiamente capitalista come la Cina. L’imperativo prioritario è arricchirsi, i diritti umani semplicemente non esistono”.

Oggi si calcola che in Cina i cristiani sono circa 50 milioni, i cattolici 15 milioni, un autentico miracolo dello Spirito Santo perchè nel 1949 erano meno di 4 milioni, e furono in gran parte sterminati o dispersi dalla persecuzione. La Chiesa è rinata in Cina dal seme dei suoi martiri, come ha detto Gesù: “Se il chicco di grano caduto in terra marcisce e muore, porta molto frutto” (Gv. 12,24).
Ebbene, carissime Sorelle, questa piccola e martire Chiesa di Cina, oggi attraversa il più difficile e decisivo momento della sua storia recente. Il Pime, che ha lavorato in Cina dal 1868 fondandovi una decina di diocesi (compresa quella di Hong Kong), vi manda il volume delle lettere di padre Cesare Mencattini, la lettera-intervista di padre Lazzarotto, e questo appello alla vostra preghiera. Perché i cattolici cinesi, oggi, hanno bisogno soprattutto di una fede forte che li sostenga nell’essere fedeli a Cristo e alla sua Chiesa. E questo dono può venire solo dallo Spirito Santo. Molti pregano in Italia e nel mondo per questo, ma voi care sorelle di Clausura, che della preghiera siete specialiste, meritate la prima fila.

Unito a questa mia lettera, il volume “Una vita per la Cina” curato da padre Lazzarotto, con le lettere di un missionario del Pime, ucciso nella Cina del 1941, quando in pochi mesi, tra il luglio 1941 e il settembre 1942 vennero uccisi sei missionari del Pime nella Cina nel caos della guerra: Cesare Mencattini, Antonio Barosi, Gerolamo Lazzaroni, Mario Zanardi, Bruno Zanella e Carlo Osnaghi.
Nel 2011 era il 70° anniversario del martirio di padre Mencattini e la diocesi di Arezzo ha promosso col Pime la pubblicazione della sue bellissime lettere: era toscano come il fratello don Pasquale (che le ha date al Pime) e scriveva veramente bene. Un giovane prete di 31 anni (1910-1841) che scrive con semplicità, e a volte anche con ingenuità, come donava tutta la sua vita a Gesù per portare la Buona Notizia ad un popolo, di cui non aveva nemmeno sentito parlare. Sono lettere che danno ottimismo e coraggio a tutti noi, care sorelle, per continuare nel nostro cammino verso il Signore Gesù. Grazie ancora di tutto, il vostro padre Piero Gheddo

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