Lettera ai monasteri d’Italia (Giugno 2002)

Gent.me e carissime Sorelle
dei 545 monasteri di clausura
in Italia
Vostre sedi Milano, 17 giugno 2002

Carissime Sorelle,
questa volta non vi mando un libro missionario, ma “Il testamento del capitano” (San Paolo), la raccolta di lettere che mio papà Giovanni (1900-1942), disperso nell’ultima guerra in Russia, scriveva mentre era militare.
Vi racconto, con le sue lettere, un papà di famiglia, membro attivo dell’Azione cattolica, che ha annunziato nella sua breve vita l’amore di Dio in modo così forte e bello, da lasciare un grande ricordo di santità, che dura ancor oggi, nel mio paese natale, Tronzano in provincia di Vercelli.
Passo ad altro argomento. Ecco in sintesi la conferenza che terrò a Pistoia sabato 22 giugno al convegno di studio sulla serva di Dio suor Consolata Betrone, Clarissa cappuccina (1903-1946). Mi hanno invitato a raccontare il rapporto che mantengo con i (circa) 550 conventi di clausura femminili in Italia, che rispondono con affetto e preghiere per i missionari.
Nel 1973 la signora Elena Cavalli, mia “madrina” di Messa (1953), mi ha fatto conoscere una sua antica compagna d’Azione Cattolica, madre Maria Immacolata delle Adoratrici perpetue del SS. Sacramento di Seregno (Milano). Frequentando quella santa suora di clausura, la mia vita è cambiata. Erano i tempi della “contestazione” all’interno della Chiesa, che a volte portava alla perdita o all’offuscamento della fede. Oggi ringrazio il Signore che allora ho avuto molti aiuti per superare quella crisi: nel mio Pime (soprattutto il superiore generale di allora, mons. Aristide Pirovano), nei padri spirituali e confessori e poi anche da madre Maria Immacolata e dalle visite al suo convento a Seregno.
Verso la fine degli anni settanta ho cominciato a frequentare altri conventi per proiettare le diapositive dei viaggi missionari che facevo, mandando in omaggio alle sorelle la rivista che dirigevo (“Mondo e Missione”) e i libri che pubblicavo. All’inizio i conventi erano 20-30, poi, dal 1980, la Federazione della claustrali d’Italia mi manda ogni anno da Roma gli indirizzi aggiornati dei circa 550 conventi a cui invio i libri; “Mondo e Missione”, di cui non sono più direttore, è spedita in omaggio ai conventi che la chiedono.
Le suore di clausura hanno sempre esercitato su di me una grande attrazione e un po’ di nostalgia. Clausura e missione fra i non cristiani indicano le due tensioni che ogni battezzato deve nutrire nella sua vita di fede: la contemplazione da un lato, l’annunzio e la testimonianza di Cristo ai non cristiani e ai non credenti dall’altro. Ciascuna di queste due tensioni non sta senza l’altra, anzi ne riceve motivazioni e forza. Il missionario deve essere contemplativo e la suora di clausura missionaria.

UN AIUTO PER INIZIATIVE MISSIONARIE: il tuo 5 per 1000 può fare molto per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita sul tuo 730, modello Unico, scrivi 97610280014

Cosa danno le suore di clausura ai missionari? Anzitutto il segno forte che la missione è contemplazione, preghiera, santità. “Il vero missionario è il santo… deve essere un contemplativo in azione” (“Redemptoris Missio”, 90-91). Trent’anni fa girava la teoria che la preghiera contemplativa non può essere fatta nelle urgenze dell’apostolato missionario e che ogni servizio fatto al prossimo è già preghiera. Oggi questa teoria è morta. In Pakistan, qualche anno fa, avevo visitato quattro delle sei diocesi del paese e al termine ho chiesto all’arcivescovo di Karachi, card. Cordeiro: “Di cosa ha soprattutto bisogno la Chiesa del Pakistan?”. Mi risponde: “Viviamo in un paese quasi del tutto musulmano ed è già difficile mantenere la fede. La nostra prima urgenza sono le preghiere. Confidiamo unicamente nell’assistenza dello Spirito Santo”. Quando visito i missionari dico loro spesso: “Vi porto anche un po’ di soldi, ma soprattutto vi assicuro che le suore di clausura italiane pregano per voi e per il vostro popolo”. Ringraziano me e voi sorelle per questo grande regalo.
Il secondo dono della clausura ai missionari è una visione di fede della storia, che porta all’ottimismo, alla speranza, a non scoraggiarci mai perchè le vie di Dio non sono le nostre e noi non comprendiamo i piani del Signore: anche quando ci sembra che tutto vada male, proprio allora la fede ci rende pieni di speranza e di gioia. Santa Teresa del Bambino Gesù ha scritto: “Più si va avanti in quel cammino (della santità), più ci crediamo lontani dalla meta; così ora mi rassegno a vedermi imperfetta e trovo in ciò la mia gioia” (“Gli Scritti”, V° edizione, Postulazione dei Carmelitani, Roma 1995, pag. 203).
Visitando i conventi di clausura e ricevendo centinaia di lettere dalle sorelle a cui mando i miei libri e le mie lettere, faccio questa esperienza: trovo donne sorridenti e contente, realizzate nella loro vocazione. E’ il segno più bello che la nostra vita è fondata sulla fede e su nient’altro. Leggendo “Lettere alle Claustrali” di Giorgio La Pira (Vita e Pensiero, Milano 1978) si scopre che il santo sindaco di Firenze era illuminato e confortato da questa visione di fede, trasmetteva ottimismo e speranza, anche in situazioni molto difficili.
Scriveva ad esempio (pagg. 243, 479, 480) che i popoli nuovi dell’Asia e dell’Africa “cercano di individuare la propria anima, la propria vocazione e missione, il volto che li definisce e specifica e li qualifica nel concerto totale dei popoli. Quindi epoca di presa di coscienza della propria personalità e del proprio destino da parte di tutti i popoli della terra”.
In questo quadro La Pira invitava l’Europa a ritrovare la propria identità cristiana e affermava la sua sicurezza che ciascun popolo sta cercando e trovando la via che lo porta a Cristo. “Non sognamo dicendo queste cose. E’ vero: ci sono nuvole, ma dietro le nuvole c’è il sole di Cristo risorto e di Maria Assunta! Il 21 marzo è già venuto e la primavera avanza in modo irresistibile su tutta la terra!… La nuova millenaria ‘civiltà della Risurrezione’ sta elaborandosi nell’intima struttura dei popoli e delle nazioni. Cristo risorto lo può ben dire: ‘Io sono la luce del mondo!'”.
Com’è bella, care sorelle, la vita vissuta col Signore! Questa visione di fede è consolante e indispensabile per noi missionari, spesso testimoni di guerre, morti per fame, persecuzioni. Sapeste quante volte, quando viaggio (a febbraio in Myanmar, dal 16 luglio in Cina e ad Hong Kong) e vedo fatti negativi della Chiesa e delle missioni o sono in difficoltà per qualcosa, io penso: non importa, il Signore è grande e ho tantissime Sorelle di clausura che sostengono non solo me, ma la Chiesa e l’umanità. Naturalmente voi pregate per me e io prego per voi: ci può essere una fraternità più bella, più grande, più utile per tutti? Ci vogliamo bene e questo amore lo esprimiamo soprattutto attraverso la preghiera! Che grande cosa la Comunione dei Santi! Ciao a tutte.
Il vostro aff.mo fratello in Cristo
padre Piero Gheddo
missionario del PIME

SOSTIENI INIZIATIVE MISSIONARIE! con il tuo 5 per 1000 è semplice ed utilissimo. Sul tuo 730, modello Unico, scrivi 97610280014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*