Incontro con le Visitandine di Genova (Luglio 2009)

Incontro con le Visitandine di Genova (Per il Sito della Visitazione)
Piero Gheddo – 31 luglio 2009

Carissime Sorelle Visitandine, da trent’anni circa vengo a visitarvi tutti gli anni in estate, dalla casa del Pime di Genova-Nervi vicina al vostro convento. Ho studiato per tre anni in questa casa del Pime (1946-1949) ed ero già venuto da voi con i miei compagni, ma quelle, ormai, sono visite remote, delle quali poco ricordo.
Mi avete invece chiesto di dirvi come mai, negli ultimi decenni, vengo a visitarvi. Lo sapete già, ma lo ripeto ben volentieri per iscritto.
Fin da giovane seminarista nel seminario diocesano di Vercelli a Moncrivello, visitavamo il convento di Betania del Sacro Cuore di suore originarie dalla Francia a Vische e mi ero innamorato della clausura, cioè di una vita spesa tutta per il Signore Gesù nella preghiera e nella contemplazione. Poi il Signore mi ha chiamato ad essere missionario e ho visitato le missioni e le giovani Chiese tra i popoli alle frontiere estreme della Chiesa e dell’umanità. Così ho maturato la convinzione che le suore di clausura e i missionari sono le due immagini più significative ed espressive della Chiesa, perché sintetizzano bene il duplice dovere di ogni credente in Cristo, pregare e innamorarsi di Gesù e poi comunicare ad altri quel fuoco che la grazia di Dio accende nei cuori di chi crede, prega e si propone di vivere come il Signore ci ha insegnato.
Perché vengo a trovarvi, care Sorelle? Perché vi chiedo sempre di pregare per i missionari e per le giovani Chiese da essi fondate, che tutti gli anni ancora visito. L’anno scorso sono stato in Camerun, quest’anno in Bangladesh e l’anno prossimo dovrò scegliere fra due inviti: Algeria (dove il Pime ha iniziato una nuova missione nel deserto del Sahara) oppure Emirati Arabi, dove ci sono molti cattolici indiani e filippini. Sono convinto che il dono più grande che noi tutti, e voi in particolare, potete fare ai missionari è la preghiera.
Vi racconto un fatto che forse già conoscete. Nel 1982 sono stato in Pakistan, dove oggi i cristiani sono perseguitati, ma già allora la persecuzione era una realtà quasi quotidiana. Dopo aver visitato per la Caritas italiana i campi profughi degli afghani (fuggiti dal loro paese in seguito all’invasione sovietica) nel nord-ovest del Pakistan, sono andato nella diocesi di Feisalabad dove conoscevo un missionario domenicano fiorentino, padre Schiavone, e c’era il primo giovane vescovo locale mons. Jonh Joseph, anni dopo ucciso dalla polizia nella loro sede, perché protestava contro la persecuzione anti-cristiana! Gli dico che ritorno in Italia, parlerò e scriverò parecchi articoli sulla Chiesa in Pakistan e gli chiedo: “Cosa debbo dire ai cattolici italiani? Cosa debbo chiedere per voi?”. Risponde: “Noi siamo molto poveri, per cui abbiamo certo bisogno di aiuti materiali. Ma dica agli italiani che l’aiuto più importante che possono darci oggi è di pregare, perché viviamo in un paese islamico e solo Dio conosce l’islam dal di dentro e può aiutarci”.
Ecco il motivo fondamentale per cui vi visito, care Sorelle di clausura, e per il quale vi mando da trent’anni tutti i miei libri (a voi e agli altri 545 monasteri di clausura in Italia). So che voi rispondete con le vostre preghiere e vi ringrazio. Anche ai missionari che visito o che vengono a trovarmi quando ritornano in Italia per vacanza o altro, dico sempre che non ho molti soldi da dare per le loro opere, però posso assicurarli che molte sorelle di clausura pregano per loro e mi ringraziano. Nella preghiera e nel dono totale ed esclusivo di voi stesse a Cristo, voi rendete alla Chiesa un grande e prezioso servizio. Siete come fiaccole ardenti di amore, mani giunte che vegliano in preghiera incessante, isolate dal mondo, per sostenere il ministero di chi annunzia Gesù ai popoli che, a duemila anni dalla nascita Cristo, ancora non conoscono la “buona notizia” che il Messia è venuto a salvare anche loro!
Il vostro silenzioso e appassionato impegno di vita, care sorelle, ha scarsa eco nell’opinione pubblica, anzi qualcuno dubita addirittura che la vostra clausura abbia una qualche utilità per la Chiesa e il mondo. Quando mi capita di sentire queste obiezioni, dico sempre che Gesù, prima di iniziare il suo ministero apostolico, passò quaranta giorni nel deserto pregando e mortificandosi; e poi parecchie volte il Vangelo nota che “passava la notte in preghiera”. Noi sappiamo, e voi soprattutto sapete, che anche oggi il mondo si salva anzitutto con la preghiera, le sofferenze e la mortificazione, e poi con tutto l’apostolato e le multiformi testimonianze delle comunità cristiane. Ecco, Sorelle, voi assicurate lo straordinario apporto di grazia che rende efficace l’azione dei missionari e di tutta la Chiesa.
Quando vengo da voi, sorelle care, in passato vi facevo vedere le diapositive dei viaggi che facevo in missione, che piacevano molto! Da tre anni, purtroppo, non posso più fare questo perché la fotografia è passata al “digitale” e non produce più le diapositive che facevo vedere con una piccola macchina da proiezioni. Lo so che si potrebbe far vedere anche le foto digitali attraverso il computer, ma questo richiede dei meccanismi e attrezzi che un ottantenne come il sottoscritto non apprende più. Però vi parlo di un tema missionario che vedo vi interessa. Quest’anno ho parlato di “Come possiamo aiutare i fratelli africani” e di “Vangelo e sviluppo in Africa” e poi abbiamo continuato con vostre domande e mie risposte su vari argomenti. Grazie che mi invitate e accogliete ancora così come sono!

Vi saluto, vi benedico e prego perché il Signore vi conceda numerose e sante vocazioni per continuare nel vostro cammino e trasmettere alle generazioni future l’amore alla preghiera e alla contemplazione che testimoniate nella vostra vita.
Arrivederci, se Dio vuole, all’anno prossimo. Vostro padre e fratello Piero Gheddo, missionario del Pime.

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