Lettera ai monasteri d’Italia (Maggio 2000)

Gent.me Sorelle dei 560
Monasteri di Clausura italiani
Loro Sedi Milano, 25 maggio 2000

Carissime Sorelle,
ecco a voi il fatidico “volumone” “PIME: 150 anni di missione”, che più volte vi ho annunziato negli ultimi due-tre anni e per il quale vi ho chiesto di pregare. Spero non sia troppo indigesto, ma ho già sperimentato che leggete tutto quello che vi mando e ne traete, bontà vostra, anche frutti di riflessione spirituale. Ma come siete brave, care le mie sorelline, fa piacere scrivere per voi!

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Ne rendo grazie a Dio. Ma debbo, con tutta sincerità, ringraziare anche voi che avete pregato per i 150 anni del Pime, come mi avete assicurato in numerose lettere e telefonate, ed anche per le fatiche che ho dovuto sostenere per questo libro. Adesso che vedo il volume stampato e rilegato, soppesandolo in mano mi chiedo: ma come ho fatto a scrivere questa montagna di pagine (1230 pagine), dedicandomi nel frattempo a tanti altri impegni? Io non lo so, ma voi lo sapete: lo Spirito mi ha assistito, fortificato, incoraggiato, illuminato quando non ci vedevo chiaro… magari anche bastonato, tutte le volte che andavo fuori strada…
Che grande cosa la fede, sorelle mie: ci dà una lettura della vita non con i nostri occhi umani, deboli e ciecuzienti, ma con gli occhi di Dio! Signore, aumenta la nostra fede!

Fra qualche giorno vado a Roma, dove inizieremo le celebrazioni dei nostri 150 anni, disseminate dalla Pentecoste del 2000 alla giornata missionaria dell’ottobre 2001. Il Superiore generale del Pime, padre Franco Cagnasso, mi darà anche una sua lettera indirizzata a voi, da unire a questa mia. Anche lui, penso, vi ringrazierà e vi inviterà a pregare ancora per il Pontificio istituto missioni estere. Abbiamo proprio bisogno che lo Spirito ci dia un supplemento di grazia e di soffio vitale, per restare fedeli alla nostra vocazione missionaria, in un tempo come il nostro che tende a svuotare dall’interno la “missione alle genti”, anche per difficoltà interne alla Chiesa (leggete i numeri 2, 4, 11, 17, 35, 36 della “Redemptoris Missio”). Eppure l’annunzio di Cristo ai non cristiani e la fondazione della Chiesa dove ancora non esiste, sono l’unico nostro carisma e scopo.

Per i nostri 150 anni chiediamo al Signore, non solo di darci “numerose e sante vocazioni”, come dice una nostra preghiera, ma di fortificare in ciascuno di noi la fede in Cristo e la capacità di donarci alla missione universale della Chiesa e ai popoli ai quali siamo mandati. Studiando le carte ingiallite del nostro Archivio e scrivendo la storia del Pime, care sorelle, mi sono commosso a volte fino alle lacrime leggendo le testimonianze di tanti santi e martiri. Ecco, chiedete anche voi che siamo meno indegni di questa bella tradizione che il Signore ci ha dato.
Grazie a Dio, io sto bene e rispondo così a tutte quelle che mi chiedono notizie sulla mia salute e sull’età avanzante (sono nato nel 1929). E voi come state? Quando vengo a trovarvi o telefono ad alcuni vostri conventi, sento che siete ben animate nella vostra vocazione, anche con la diminuzione delle vocazioni. Ma il Signore non ha mai detto che dobbiamo essere in tanti!
Ciao a tutte. Ricordiamoci con affetto nel Signore Gesù.
Il vostro aff.mo padre Piero Gheddo

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