Lettera ai monasteri d’Italia (Maggio 2011)

Gent.me Sorelle dei circa 530 Monasteri di Clausura in Italia Milano, 26 maggio 2011

Carissime Sorelle,

questa volta non ho nessun nuovo libro da mandarvi (lo manderò, se Dio vuole, a novembre, intitolato “Meno male che siamo cristiani”), ma voglio condividere con voi la grande grazia che il Signore ha concesso al Pime, alla Chiesa e modestamente anche al sottoscritto: domenica 26 giugno in Piazza Duomo a Milano (ore 10-12) verrà beatificato il venerabile padre Clemente Vismara, che voi già conoscete. La televisione di Rai Uno trasmetterà tutta la cerimonia in diretta.

Ho una grande gioia nel cuore. Un mio confratello, missionario per 65 anni in un angolo remoto del mondo, fra guerriglieri e briganti, lebbrosi e contrabbandieri di oppio, povera gente tribale il cui principale problema è mangiare almeno una volta al giorno; ecco, questo confratello, 23 anni dopo la morte (1988), la Chiesa lo tira fuori dall’anonimato, fa un “processo” sulla sua vita, lo eleva alla gloria degli altari e lo propone come modello ai credenti di tutto il mondo. Che grande cosa la fede e che grande cosa la Chiesa, carissime sorelle. Noi rischiamo di vedere solo il piccolo quotidiano della nostra Italia e siamo tentati di pessimismo. La fede ci invita a volare alto: oltre le nubi risplende sempre il sole! Vismara è un raggio di questo sole.

Di padre Clemente e della sua santità potrei dirvi molte cose, ma le ho già scritte in libri ed articoli e voi le conoscete. Mi preme invece mettere in risalto il particolare carisma del nuovo Beato, che ha suscitato molte vocazioni alla vita consacrata. Chiediamo a Dio la grazia di suscitare, attraverso gli scritti e la vita di padre Vismara, altre numerose e sante vocazioni di sacerdoti, di missionari, di religiosi e religiose.

Voi sapete che padre Clemente è invocato “protettore dei bambini” perché viveva con 200-250 orfani e orfane, li educava con l’aiuto delle suore di Maria Bambina e li preparava alla vita civile e cristiana. Aveva un chiodo fisso in testa: “Chi prenderà il mio posto quando io ci sarò più?”, scriveva in molte sue lettere. Nelle sue prediche, catechismi e direzione spirituale parlava spesso della vocazione alla vita consacrata. Riferendosi ai suoi piccoli orfani scriveva: “Da questi teneri, cari, amati e spennacchiati virgulti, sorgerà (non ne dubito) la nostra Chiesa”. E così è stato. Sulla scia della sua testimonianza missionaria numerosi ragazzi e ragazze hanno preso la via del sacerdozio e della consacrazione religiosa. Dalle sue parrocchie, formate da credenti battezzati da Vismara stesso, sono venuti fuori cinque preti e 14 suore, parecchi dei quali si chiamano Clemente o Clementina. Preti e suore quasi sempre nati in famiglie animiste, pagane, in una società ancor molto lontana da Cristo. Ecco perché parlo di un carisma particolare di padre Vismara. Tutti noi sacerdoti vorremmo aver suscitato altri cinque sacerdoti e 14 suore, nel nostro paese cristiano!

Ho sperimentato il fascino del carisma di Clemente. Nell’ottobre 1940 sono entrato nel seminario minore diocesano di Vercelli a Moncrivello. La vocazione sacerdotale era nata dalle preghiere dei miei genitori, mamma Rosetta e papà Giovanni, che sposandosi nel 1928 avevano chiesto a Dio di avere un figlio prete. Io questo l’ho saputo dopo l’ordinazione sacerdotale nel 1953, ma la zia Adelaide (sorella di papà) e la nonna Anna mi dicevano che fin da piccolo a chi mi chiedeva: “Pierino, cosa farai da grande?” io rispondevo deciso: “Il prete!”. Infatti nella mia vita non ho mai avuto altro ideale che di essere sacerdote di Gesù Cristo.

Poi, in seminario leggevamo la rivista “Italia Missionaria” del Pime, che quasi ogni mese pubblicava un articolo di Clemente Vismara dalla Birmania. In quegli anni di guerra, di odio e di violenze, i suoi scritti facevano sognare, ispiravano la fantasia, riscaldavano il cuore, allargavano gli orizzonti della nostra mente. Nel settembre 1945 sono entrato in prima liceo nel Pime, immaginando di poter andare anch’io nelle foreste birmane a tener compagnia al mitico Clemente. Poi ho dovuto accontentarmi di pubblicare molti suoi scritti sulla stampa missionaria e godermi le sue lettere sempre nuove e geniali, pur raccontando fatti già ben noti. Però quel mito degli anni giovanili l’ho poi incontrato nel mio primo viaggio in Birmania (1983), quando lui aveva 86 anni e non mi ha affatto deluso. Siamo stati assieme cinque giorni e ho visto, in lui ed in altri confratelli, la bellezza della vita missionaria. E l’ho ringraziato perché i suoi scritti erano stati per me la chiamata di Dio alle missioni.

Perché Vismara suscitava vocazioni alla vita consacrata? Anzitutto per la sua santità. Pregava molto ed era sempre unito a Dio, era totalmente dedicato al suo popolo, non teneva nulla per sé, vedeva in tutti, specie nei piccoli e nei poveri, l’immagine di Gesù. I suoi scritti riflettono il suo animo e toccano il cuore. Come ha scritto Giorgio Torelli: “Le lettere di Clemente sono un corso di esercizi spirituali con parole di fede e di coraggio”.

E poi perché parlava spesso, alle famiglie e ai giovani, della vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa. Uno dei testimoni al processo canonico per la beatificazione, Paul Lee Tha, catechista di Clemente, sposato con cinque figli, ha detto: “Ho conosciuto padre Vismara nel 1969 quando sono venuto a Mong Ping. Una notte mi chiamò, mi fece vedere le stelle e mi disse: “Guarda quante stelle. Quanta luce Dio ha creato per far risplendere il cielo e farci conoscere il suo amore. Noi siamo come le stelle. Dobbiamo brillare per far risplendere anche noi il Cielo di Dio”. Così mi propose di diventare catechista. All’inizio non volevo accettare, ma poi accettai. Padre Vismara mi propose poi di entrare in seminario, ma io non volevo e su questa proposta non insistette, perché lui non forzava nessuno. Anche per diventare catechisti lui esortava, ma non forzava nessuno”. Mi chiedo: oggi noi preti parliamo ancora di vocazioni sacerdotali e religiose, ai giovani e alle famiglie credenti?

Per concludere vi chiedo anche di pregare per questo motivo. Dopo la beatificazione di Clemente mi sono proposto di scrivere la sua vera biografia, perché “Prima del Sole “ l’ho scritto nel 1990, poco dopo la sua morte. Ma dopo quell’anno abbiamo ricevuto gran parte del materiale per la sua beatificazione. Nell’Archivio generale del Pime a Roma c’erano poco più di 300 sue lettere, oggi ne abbiamo ricuperate più di 2000! E poi le 130 testimonianze giurate al suo processo e tanto altro materiale. La santità di Clemente merita di essere ricordata e tramandata ai posteri in modo più completo. Chiedo al Signore la grazia di poter portare a termine anche questo lavoro impegnativo e affascinante.

Grazie a voi tutte, carissime sorelle, dal vostro padre Piero Gheddo, da suor Franca Nava mia segretaria (il 4 ottobre sono 90 anni!) e da fratel Renato Doneda, missionario in USA e Papua Nuova Guinea (85 anni), che aiuta suor Franca e me.

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