Lettera ai monasteri d’Italia (Marzo 2001)

Alle carissime Sorelle dei 550 Monasteri di Clausura d’Italia
Loro Sedi Milano, 27 marzo 2001

Carissime Sorelle in Cristo,
vi ringrazio proprio di cuore perchè ogni volta che vi scrivo e vi mando un libro missionario, ricevo poi molte vostre lettere. Non rispondo a tutte perchè sarebbe impossibile (i conventi di clausura in Italia sono circa 550!), ma a quelle che contengono qualche richiesta o domanda o riferimento personale cerco di rispondere, per scritto o per telefono: mettetemi sempre il vostro numero di telefono per favore!

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Molte delle vostre lettere sono veramente belle, spirituali, profonde: mi trasmettono un po’ il tono dei vostri monasteri e della vita claustrale. Ecco perchè vi ringrazio: per le vostre preghiere, ma anche perchè vi immagino sempre liete nel Signore, entusiaste della vostra vocazione, e questo aiuta me e aiuta i missionari ai quali trasmetto questo vostro messaggio.
Poi lo so che non è sempre così, perchè la vita a volte ci travolge, ci turba, ci rattrista, ci scoraggia. Però, care sorelle, voi avete fatto “la scelta migliore”, vi siete messe in uno stato di vita che privilegia la preghiera, la contemplazione, l’unione con Dio. E se cerchiamo Dio con sincerità, Dio si rivela, viene in noi, ci fa sperimentare la dolcezza del suo amore, ci dà la sua pace, la sua gioia, pur in mezzo alle inevitabili croci!

Voi avete scelto la vita di preghiera e “la preghiera – scrive don Divo Barsotti in “Ebbi a cuore l’eterno” (Rusconi 1981) – è la vera azione cristiana. Solo alla preghiera è promessa ogni efficacia. Se mancassero alla Chiesa gli oranti e le oranti non le sarebbero di alcun aiuto né i teologi, né gli organizzatori, né gli apostoli”… né i missionari! Pensateci un po’: “la preghiera è la vera azione cristiana” e voi siete le uniche nella Chiesa che tutto quel che fate sapete con certezza (la certezza della fede!) che è efficace! Ringraziamone assieme il Signore, datore di ogni bene! Ma mi lascio portare via dall’ammirazione e affetto che mi lega a voi tutte e rischio di non dirvi quello che volevo.

Ma il motivo per cui vi mando questa lettera è un altro. In questo momento non ho nuovi miei libri da mandarvi. Ve ne manderò due in autunno. Ma vi scrivo lo stesso per chiedervi un grande favore: una preghiera per la XII Assemblea generale del Pime, a Grottaferrata (Roma) dal 6 maggio prossimo a metà giugno circa.
Care sorelle, per noi è un avvenimento importante: vengono una quarantina di rappresentanti da tutte le missioni, che discutono e decidono sui problemi dell’Istituto e delle missioni e, soprattutto eleggono la direzione generale per i prossimi sei anni: superiore generale e quattro consiglieri. Quest’anno scade il superiore generale p. Franco Cagnasso, che è già stato rieletto una volta, quindi non può più esserlo. Bisognerà eleggerne un altro e non è facile! Padre Franco ha fatto bene il suo lavoro e noi preghiamo e vi chiediamo di pregare lo Spirito perchè illumini i capitolari, affinchè possano fare una buona scelta secondo la volontà di Dio.
La vita dei nostri Istituti di “missione alle genti” non è facile (ma cosa c’è di facile oggi?): crisi delle vocazioni alla vita consacrata e missionaria, diminuzione dell’entusiasmo missionario nelle comunità cristiane, dubbi sul valore della nostra vocazione che vengono anche dalla teologia, difficoltà in vari paesi a motivo di guerre e di governi che perseguitano, ecc.
Ma i problemi sono anche interni. Il Pime, come vi ho detto altre volte e ho scritto nel volume “PIME 1850-2000, 150 anni di missione”, è diventato pienamente internazionale nel 1989 con l’Assemblea generale di quell’anno a Tagaytay (Filippine). Oggi siamo nel periodo delicato di trapasso da un Istituto sostanzialmente italiano (già avevamo membri americani, indiani e brasiliani, ma pochi) a un Istituto che diventa veramente internazionale: ci sono nostri seminari, oltre che in Italia, negli Stati Uniti, in Brasile, India e Filippine. Vi lascio immaginare le difficoltà di formazione e di integrazione.
VIviamo in un tempo di grandi cambiamenti, che sono una sfida e un’opportunità, ma anche un rischio: per rimanere fedeli ed entusiasti della vocazione ci vuole proprio lo Spirito Santo!

Nella sua ultima lettera del 2 gennaio scorso in preparazione all’Assemblea generale, padre Franco Cagnasso richiama il valore della nostra tradizione missionaria e scrive che la “fedeltà allo spirito delle origini consiste in un’esigenza forte di dedizione, sacrificio, obbedienza, spirito apostolico, che ci porta di fatto a dare tutto perchè la Chiesa si faccia serva e annunciatrice ai non cristiani, ai lontani, ai poveri. Ciascuno deve interrogarsi non su come rendere più comoda e facile la propria vita e il proprio apostolato, ma su come renderli più evangelici e quindi probabilmente più esigenti e difficili”.

Care sorelle, abbiamo bisogno di tanta, ma tanta fede in Gesù Cristo e di fedeltà alla Chiesa. Lo Spirito Santo, “protagonista della missione” (“Redemptoris Missio”, cap. III), deve essere presente nella nostra Assemblea per aiutarci. Noi del Pime siamo alle frontiere del mondo cristiano, lavoriamo in paesi distanti, diversi, difficili, qualche volta pericolosi: Cambogia, Cina, Hong Kong, Thailandia, Taiwan, Giappone, Brasile (compresi Amazzonia e Mato Grosso), Guinea-Bissau, Camerun, Costa d’Avorio, India, Birmania, Bangladesh, Filippine, Papua Nuova Guinea, Messico, Stati Uniti: questo elenco vi dà l’idea della varietà dei paesi, delle situazioni, di quanto è grande la nostra dispersione.
Siamo un Istituto con non molti membri. Non essendo religiosi, non abbiamo mai pensato di diffonderci nei paesi evangelizzati e nel lavoro missionario la nostra tradizione è di lavorare per la Chiesa locale e non per l’Istituto: per cui abbiamo un numero fortemente insufficiente di sacerdoti e di laici. Pregate perchè il Signore ci mandi numerose e, soprattutto, sante vocazioni!

Contiamo molto, care sorelle, sulle vostre preghiere. Chissà quante di voi, come la piccola e cara Santa Teresa del Bambino Gesù, siete tentate di gettarvi nella mischia, di abbandonare la vostra clausura per dare una mano nelle missioni! Lo so perchè qualcuna di voi me l’ha confidato.
Ma carissime le mie sorelline, credetemi, voi siete indispensabili con la vostra preghiera, il sacrificio, la testimonianza del vostro impegno verso l’unione con Dio e la santità. Ecco perchè vi scrivo questa lettera: voi siete le predilette di Gesù e potete ottenerci questa grazia con la vostra preghiera! Grazie, lo dirò ai miei confratelli che in questi mesi pregate per il nostro piccolo Pontificio istituto missioni estere, che ha appena celebrato i suoi 150 anni!
Con affetto nel Signore Gesù, il vostro p. Piero Gheddo

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