Lettera ai monasteri d’Italia (Novembre 2001)

lle carissime Sorelle dei
550 Monasteri di Clausura d’Italia
Loro Sedi Milano, novembre 2001

Carissime Sorelle in Cristo,
eccomi a voi per mandarvi un libro che tratta della globalizzazione, il tema che sintetizza tutte le problematiche del nostro tempo: il mondo va unificandosi, “diventa un solo villaggio”. Una volta i popoli vivevano separati, oggi tendono a integrarsi. Il movimento di unificazione dell’umanità avviene in tempi brevissimi: in pochi anni assistiamo a cambiamenti radicali. C’è una “pazzesca” accelerazione della storia, che porta ad una grande confusione di idee anche nei credenti. Ogni giorno siamo bombardati da una moltitudine di notizie, immagini, voci, pareri, proposte, occasioni, sollecitazioni…il tempo non basta mai, le giornate diventano travolgenti. Il pericolo è di diventare superficiali, cioè di vivere alla superficie delle cose, mettendo in sott’ordine i rapporti umani e la preghiera che ci mantiene nell’amore di Dio.
Ecco, sorelle care, perchè la preghiera è oggi più che mai importante, non solo per voi che avete fatto della contemplazione il primo scopo della vostra esistenza.
Qual è il nostro compito di cristiani? Mettere Gesù Cristo al centro di questo tempo nuovo, che Dio ha preparato per affrettare la venuta del Regno di Dio, cioè di Cristo stesso. Ma per mettere Cristo al centro dobbiamo pregare e pregare meglio. “Signore, insegnaci a pregare!” dicevano gli Apostoli e noi lo ripetiamo ogni giorno. Com’è difficile pregare! La preghiera è mettersi in comunicazione con Dio, parlare a Lui come a persona vivente. Pregare vuol dire entrare in comunione con Dio, immergersi nel suo amore: ma più lo cerco, più Lui sembra allontanarsi, mi sfugge.
Sant’Agostino dice che Dio gioca con noi, come noi giochiamo con un bambino: gli facciamo vedere un dolce, un giocattolo, ma quando lui allunga la manina per prenderlo, noi ci allontaniamo; il bambino ci insegue e noi scappiamo più veloci… Così Dio gioca con noi: si allontana perchè noi lo inseguiamo, lo rincorriamo, lo cerchiamo in ogni momento del giorno e della notte. Che bello sorelle: “Cercare Dio in ogni momento del giorno e della notte!”. Cioè non avere altro scopo nella vita. altro desiderio, altra aspirazione profonda. Signore, Tu sai quanto ti amo!

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In questo libro sulla globalizzazione, scritto col giornalista Roberto Beretta di “Avvenire” in seguito alla mia partecipazione al G8 di Genova (“Davide e Golia, I cattolici e la sfida della globalizzazione”, San Paolo, pagg. 234), esprimo una tesi precisa: la costruzione di un mondo più giusto e più fraterno deve per forza discendere dall’aiuto di Dio, dalla Parola di Dio, dal modello di Cristo, dal Vangelo, dall’azione dello Spirito Santo.
Noto con tristezza, care sorelle, che a volte in noi credenti c’è una specie di schizofrenia: da un lato la fede, la preghiera, la liturgia, la Chiesa, Gesù Cristo; cioè, la “vita spirituale” alla quale crediamo e che cerchiamo di vivere; dall’altro il lavoro, l’impegno per trasformare il mondo. I due campi, in molti di noi, sono separati, ciascuno va per conto suo: se prego prego, se lavoro lavoro…
Un esempio concreto di cui tratto nel libro: la lotta contro la fame nel mondo. Giovanni Paolo II scrive nella “Redemptoris Missio” (n. 59): “Lo sviluppo dell’uomo viene da Dio, dal modello di Gesù uomo-Dio, e deve portare a Dio. Ecco perchè tra annunzio evangelico e promozione dell’uomo c’è una stretta connessione”.
Se questo è vero, non capisco perchè, quando si parla di sviluppo (e di sottosviluppo) si finisce col parlare sempre e solo di soldi: aiuti e finanziamenti ai piani di sviluppo, debito estero, Tobin tax, regole commerciali, prezzi materie prime, ecc. Temi senza dubbio importanti, ma non si ricorda mai che secondo il Papa (R.M., n. 58) “lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi. E’ l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica. La Chiesa educa le coscienze rivelando ai popoli quel Dio che non conoscono…”.
Mi pare strano questo fatto, perchè la Chiesa ha un’esperienza di rapporti e di aiuto ai popoli poveri che risale molto addietro nei secoli: non ha atteso l’Onu per mandare i suoi missionari che (pur con tutti i loro limiti umani) hanno testimoniato il Vangelo ed elevato i popoli proprio attraverso l’annunzio e la conversione a Cristo. Quanti esempi potrei raccontare di questo fatto, che ho osservato in ogni parte del mondo: i cristiani, a parità di condizioni, si sviluppano più dei loro conterranei non cristiani, proprio per il fatto che cambiano mentalità e modi di vivere. Mettono al centro l’attenzione alla persona umana (donne e bambini compresi), che è la base dello sviluppo anche economico.

Questa l’esperienza della Chiesa e dei missionari che dobbiamo raccogliere, approfondire, raccontare. Anche per spiegare che significato ha la missione della Chiesa: non andiamo a “distrubare” i popoli che hanno già una loro religione, ma a testimoniare e annunziare Gesù Cristo di cui tutti i popoli e le culture hanno bisogno. Altrimenti aveva ragione quella ragazza credente che nei giorni caldi del G8 a Genova mi diceva: “Cosa andate a fare voi missionari in Africa? Se vogliamo aiutare i fratelli africani la vera rivoluzione dobbiamo farla qui. Non abbiamo niente da dare agli africani, se non trattarli con giustizia”. E Gesù Cristo dov’è finito? e la missione della Chiesa?
Carissime sorelle, scusatemi questa lunga lettera su un tema che mi appassiona molto. Che posto avete voi, in questo quadro di un mondo che va unificandosi e che cerca la via per uno sviluppo più umano per tutti? Siete nel posto più importante, levate in alto, a metà strada fra gli uomini e Dio:prtecipate alla vita del mondo, ma vedete Dio, parlate con Dio, pregate il Signore per tutti noi. “Chiedete e vi sarà dato”, dice Gesù. Nella preghiera possiamo chiedere tutto, soprattutto quanto ci sta più a cuore. Dio conosce il nostro cuore, i nostri bisogni e dobbiamo credere che ci viene incontro…..
Pregate perchè il mondo cristiano capisca l’importanza essenziale della missione, proprio per l’elevazione umana dei popoli.
Nel mese di settembre sono stato quasi un mese in Bangladesh, visitando le missioni affidate al Pime e partecipando al convegno dei confratelli sul 150° anniversario del Pime. Da queste visite, voi lo sapete, ritorno sempre pieno di gioia e di entusiasmo per la missione, perché vedo i risultati concreti che la presenza cristiana porta per il popolo locale: non solo in termini di conversione a Cristo, ma come cambiamento e miglioramento delle loro culture per una vita più umana (diritti dell’uomo e della donna, giustizia sociale, senso del perdono e della solidarietà, ecc.). Senza questi valori evangelici, non è possibile un autentico sviluppo dell’uomo.

Ringrazio i conventi che mi hanno scritto chiedendo la “Positio” di padre Clemente Vismara, un bel volume di 630 pagine che vi aiuta ad approfondire la conoscenza di questo grande missionario orientato verso la beatificazione. Chi ancora vuol ricevere in omaggio il volume, mi scriva a via Mosè Bianchi, 94 – 20149 Milano.

Un’ultima notizia. La congregazione dei santi ha pubblicato la “Positio” di padre Clemente Vismara, biografia documentata del servo di Dio, sulla base del processo informativo diocesano che il card. Carlo Maria Martini ha chiuso ad Agrate il 17 ottobre 1998. Un grosso volume, formato A4, di 620 pagine, opera della dott.sa Francesca Consolini, collaboratrice della Diocesi di Milano per le Cause dei Santi, e rivista dal relatore della Causa (p. Daniel Ols, O.P.) e dal postulatore (p. Piero Gheddo).
Il volume contiene le testimonianze di circa 130 testimoni che hanno conosciuto Vismara e rispondono alle domande del tribunale diocesano; i documenti più interessanti sul servo di Dio; la ricostruzione documentata e la cronologia della sua vita; la bibliografia completa di Clemente e su Clemente (libri e articoli). L’aspetto più avvincente di questo volume sono, nonostante inevitabili ripetizioni, le testimonianze semplici e profonde dei testimoni birmani, persone modeste che ignorano addirittura la loro data di nascita, ma autentiche e schiette. Ne vien fuori un Clemente inedito. Quante volte, correggendo le bozze della “Positio”, mi son chiesto: “Chissà se la gente che vive accanto a noi ha la stessa impressione che hanno avuto questi birmani col padre Clemente…Eppure anche noi dobbiamo testimoniare la bontà del Padre, l’amore e la generosità di Cristo”… Paolo VI diceva che oggi sono più necessari i testimoni che i maestri e se sono maestri debbono essere anche testimoni.
Carissime sorelle, so che avete letto i due volumi di Clemente Vismara che vi ho spedito in passato: la biografia (“Prima del sole”, Emi) e “Lettere dalla Birmania” (San Paolo). Adesso vi offro la “Positio”: la mando in omaggio a tutti i conventi che me la chiederanno. Scrivetemi a Milano (Via Mosè Bianchi, 94 – 20149), dove ho la mia segretaria suor Franca Nava (anche lei missionaria in Bangladesh). Spero che la leggerete, a poco a poco, e che soprattutto questo bel volumone vi spinga a pregare ed a far pregare Clemente. Sapete che è invocato “protettore dei bambini” e io ricevo parecchie lettere di papà e mamme che ringraziano per grazie ricevute. Vi saluto cordialmente nel Signore e ricordiamoci nella preghiera. Il vostro aff.mo
padre Piero Gheddo

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