Lettera ai monasteri d’Italia (Novembre 2004)

Gent.me Sorelle dei
545 Monasteri di Clausura
Vostre sedi in Italia Milano, 10 novembre 2004

Carissime Sorelle,
è un po’ che non vi scrivo e non vi mando libri. Posso dirvi che mi mancate molto? Quando mi metto in contatto con voi, so che voi pregate e il vostro fratello Piero sta tranquillo e beato, fra tanti problemi, pasticci, difficoltà, incomprensioni, stanchezze, persino fallimenti, ecc. Ma anche voi sperimentate tutto questo e siete sempre serene e contente. Così cerco di fare anch’io, con l’aiuto di Dio.
Vi scrivo, care sorelle, anzitutto per darvi alcune notizie. La causa di padre Clemente Vismara va avanti bene. Nel luglio scorso sono andati in Birmania mons. Ennio Apeciti (incaricato delle cause dei Santi della diocesi di Milano) e il dott. Franco Mattavelli (ex-sindaco di Agrate) e hanno realizzato a Kengtung il “processo diocesano sul miracolo”, raccogliendo testimonianze e documentazioni nuove, che speriamo e preghiamo siano convincenti per la commissione medica della Congregazione dei Santi, che ha già dato giudizio previo positivo su questo caso: il bambino Joseph Tayasoe è caduto da una pianta battendo la testa su una grossa pietra (da 4,5 metri di altezza); rimane in coma 4 giorni col cranio fratturato e perdita di sangue dal naso e dalle orecchie; dopo preghiere a padre Vismara, si sveglia del tutto guarito. Il fatto è del 1998 e oggi il ragazzo, che ha 16 anni, è assolutamente normale.
Ancora una notizia: la causa di canonizzazione di mamma Rosetta e papà Giovanni è prossima all’inizio ufficiale nella mia diocesi di Vercelli: di questo vi parlerò nel gennaio prossimo, quando vi manderò il volume “Questi santi genitori” che ho scritto come continuazione de “Il testamento del capitano” (della San Paolo).
Questa volte vi mando due libri, uno più bello dell’altro (vedrete voi se è vero).

1) “Piero Gheddo – Cesare Pesce (1919-2002), Una vita per il Bengala”, EMI 2004, pagg. 204. Padre Cesare Pesce è una figura affascinante di missionario, rappresenta bene la fede e le virtù che tutti i missionari dovrebbero avere. Arriva in Bengala (“la tomba dell’uomo bianco”) nel 1948 e vi rimane fino alla morte nel 2002: 54 anni spesi con un popolo fra i più poveri ma anche fra i più cordiali, geniali, simpatici. Ha dimenticato se stesso e si è dato tutto agli altri, realizzando l’ideale missionario in modo completo: ha unito annunzio e testimonianza di Cristo, sviluppo umano e dialogo interreligioso con la maggioranza islamica, lavoro in parrocchia, formazione dei catechisti, sofferenze e prove congiunte con la gioia di vivere.
2) “Clemente Vismara – Il santo dei bambini, a cura di Piero Gheddo”, Emi 2004, pagg. 250 (circa). (Non lo firmo perché esce a novembre e sono a Roma)
Padre Clemente Vismara (1897-1988), missionario in Birmania per 65 anni (1923-1988), già lo conoscete. Ha vissuto una vita del tutto ordinaria come tanti altri missionari, ma con uno spirito eccezionale di fede, di amore, di fiducia nella Provvidenza. Questo libro offre 40 suoi articoli sui bambini e ragazzi, che mettono in risalto la sua sapienza evangelica: per educare il minore bisogna amarlo, rispettarlo nelle sue libere scelte, nella sua maturazione psicologica e nel cammino di fede. Bisogna dargli buoni esempi e grandi ideali di vita, ma poi lasciarlo libero di realizzarli a modo suo. “Il santo dei bambini” può insegnare qualcosa anche a noi, poiché come educare i giovani è senza dubbio uno degli interrogativi più ardui e difficili del nostro tempo. Ho scritto una lunga introduzione sul suo metodo educativo e varie note e commenti ai suoi articoli.
Una riflessione suggeritami dai due missionari di cui vi mando i libri. Erano molto diversi l’uno dall’altro: Clemente più tradizionalista, Cesare più moderno, disinvolto (“il pesciolino” diceva di essere “nato e maleducato a Novi Ligure”). Ma ambedue erano “ottimisti” e ritenuti “ingenui” dai confratelli, nel senso che davano sempre una lettura positiva e piena di speranza della vita e quindi godevano di una serenità, costanza e gioia di vivere invidiabili. Non erano sciocchi o ciechi, ma questo era il segno della loro “vita di fede”. D’altra parte un esempio formidabile l’abbiamo in Giovanni Paolo II. Nell’Enciclica “Redemptoris Missio” al n. 3 scrive: “Dio apre alla Chiesa gli orizzonti di una umanità più preparata alla semina evangelica”; al n. 86 aggiunge: “Dio sta preparando una grande primavera cristiana di cui già si intravede l’inizio. Difatti, sia nel mondo non cristiano come in quello di antica cristianità, c’è un progressivo avvicinamento dei popoli agli ideali e ai valori evangelici, che la Chiesa si sforza di favorire”. “Primavera cristiana”? Il Papa o è matto o è santo!
Non possiamo, sorelle, essere pessimisti, scoraggiati. Vediamo il male nel mondo, ma sappiamo che il bene esiste e non fa rumore e che lo Spirito Santo lavora segretamente nelle anime, nei cuori, nelle culture. Come dobbiamo ringraziare il Signore per la fede e la vocazione alla santità e alla consacrazione totale a Dio delle nostre piccole esistenze! Sono tutti suoi doni gratuiti. Quando ci penso, mi commuovo: chi mai, sorelle, ha una vita così piena e ricca di soddisfazioni come abbiamo noi? Chi mai è utile al prossimo fino all’ultimo giorno, all’ultimo respiro della nostra vita? Io dico sempre a me stesso: Piero, sei fortunato, sei un privilegiato, non scoraggiarti, non aver paura del futuro, non pensare a cosa farai domani, perché il Padre che sta nei Cieli ci pensa lui!
Vi chiedo una preghiera (io prego per voi) affinché nel mio piccolo Pime ciascuno di noi raggiunga quel grado di santità cui Dio l’ha destinato: “Gustate com’è buono il Signore” (1Pt. 2,3). Dio ci conceda questa totale immersione nel suo amore e nella sua verità. Solo così potremo essere portatori di luce e di pace, annunziatori di Gesù.
Di salute grazie a Dio sto bene, dopo gli incidenti degli ultimi anni di cui vi ho già detto; grazie delle preghiere, me la sono cavata benissimo! Suor Franca Nava, che è con me a Milano da 32 anni, ha avuto bronchite cronica. sinusite, trombo all’occhio, frattura di tre vertebre della spina dorsale… Ha 83 anni compiuti il 4 ottobre 2004. E’ ancora lucida e valida, ma le forze stanno diminuendo e io mi trovo un po’ come handicappato: perché sa tutto di me e del mio lavoro, conosce parenti, amici, giornalisti, editori, preti, benefattori, ecc. e quindi mi è veramente indispensabile. Essendo assieme da più di trent’anni, voi capite, care sorelle, che suor Franca è per me, oltre che segretaria, sorella e mamma. Siamo nelle mani di Dio!
Nel 2005 sono invitato in Papua Nuova Guinea (150 anni dal martirio del beato Giovanni Mazzucconi), ma vorrei andare anche in India, dove il Pime celebra i suoi 150 anni di presenza. Ciao e Buon Natale a tutte. Il vostro aff.mo Piero Gheddo

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