Lettera ai monasteri d’Italia (Settembre 1999)

lle carissime Sorelle dei 550
Monasteri di Clausura in Italia
Loro Sedi Milano, 15 settembre 1999

Carissime Sorelle,
vi ho scritto a maggio (mandandovi “La tentazione di credere” e “Missione America”), ma eccomi ancora tra voi con il volume “Missione Bissau” sui 50 anni del PIME in Guinea-Bissau, piccolo paese dell’Africa occidentale, già colonia portoghese e indipendente dal 1974.

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Naturalmente non mi illudo che abbiate il tempo di leggere tutti i libri che vi mando! Però magari qualcuna di voi li legge e poi ne parla alle sorelle: così spero vi servano per dare un orientamento universale alle vostre preghiere e un’apertura missionaria ai vostri cuori. Vi ringrazio ancora delle lettere e dei “grazie” che mi mandate. Ma per carità, sono io che debbo ringraziarvi proprio di cuore! Per me, entrare in contatto anche solo di preghiera ed epistolare con voi vedo che è utilissimo al mio lavoro di giornalista, storico e “animatore” missionario, in quanto vado parecchio in giro per conferenze, predicazioni, interventi in radio e televisioni, ecc. Visito alcuni vostri Conventi: ma non ho il tempo di venire ovunque mi invitate!

Rifletto a volte su questa mia piccola esperienza e ve ne parlo perchè è anche la vostra. Più passano gli anni e più mi trovo tremendamente entusiasta della vocazione missionaria e del lavoro che Dio e i superiori mi hanno messo a fare: mi commuovo a pensare che il buon Dio ha scelto proprio me, invece di tantissimi altri più degni di me, per diventare suo missionario. Un dono, questo della vocazione missionaria, che capisco a poco a poco e più lo capisco e più mi dà gioia ed entusiasmo.
Per quale motivo? Perchè è bello e gratificante trasmettere la fede, in quanto tocco con mano che il nostro prossimo, prima di tutto e sopra tutto, ha bisogno di capire e sperimentare che Dio gli vuole bene e quindi che può fidarsi di Lui. La fede è proprio fidarsi di Dio anche quando non comprendiamo nulla.

Carissime Sorelle, ringraziamo ogni giorno Gesù di averci scelti e chiediamogli di conservare e aumentare in noi l’entusiasmo di seguirlo, amarlo, imitarlo, annunziarlo agli uomini. Questa la nostra gioia di vivere che viene dalla fede. “Signore aumenta la mia fede!” ripeteva spesso Marcello Candia; e quando gli dicevo: “Marcello, di fede ne hai già tanta!”, rispondeva convinto: “Piero, la fede non basta mai!”.

Il libro che vi mando, “Missione Bissau”, è un tomo rispettabile come mole (460 pagine!). Ma non lasciatevi spaventare, care sorelle. Si legge come un romanzo, ma è un libro di avventure autentiche, non fantasiose. E vi troverete tutto quello che è necessario per documentare storicamente quanto vi ho detto sopra, a proposito della fede e della vocazione missionaria. Racconta la storia della Guinea-Bissau, una storia intrisa di guerre, di sangue, di sofferenze, di peccati, ma redenta da Cristo e resa fruttuosa dall’amore di Dio. E’ la storia di come nasce la Chiesa nel cuore di un popolo radicalmente diverso dal nostro, perchè vive in un’altra epoca storica; in piccolo, è la storia dell’Africa tutta nel suo incontro col cristianesimo.
Spero che “Missione Bissau” vi aiuterà a capire due fatti:

1) I popoli del mondo vivono in epoche storiche e in culture diverse, quindi sono radicalmente diversi, anche se tutti figli dello stesso Dio, quindi con gli stessi diritti ed esigenze vitali. Noi viviamo nel 1999, molti guineani (e africani) stanno uscendo adesso dalla preistoria: dovrebbero fare un lungo cammino per entrare nel mondo moderno, ma precipitano in pochi anni dal non conoscere la ruota (nei villaggi africani non hanno la carriola né il carro agricolo, portano tutto sulla testa) all’aereo, al computer e, purtroppo, alle armi più distruttive.
Questo vuol dire che la radice più profonda del ritardo in cui si trovano molti popoli rispetto al cammino del mondo moderno, non è anzitutto di carattere economico-tecnico come spesso si dice, ma storico-culturale-religioso. Il “mondo moderno” in cui viviamo e che va conquistando tutta l’umanità è storicamente nato in Occidente perchè qui, senza alcun nostro merito, si è diffuso prima il Vangelo, col quale Dio ha rivelato all’uomo tutti i princìpi su cui si basa la crescita dei popoli.

2) La fede in Cristo è il dono più grande che noi possiamo portare ai popoli. Abbiamo tanti doveri verso i popoli poveri e diversi: doveri di giustizia (li abbiamo sfruttati e ancora li sfruttiamo!) e di carità; dobbiamo aiutarli economicamente e in tanti altri modi. Ma il primo impegno è di annunziare a tutti la rivelazione di Dio in Cristo, da cui parte l’autentico progresso. Se è vero che Dio ha creato l’uomo e lo ha redento in Cristo, come fa l’uomo, come fanno i popoli a svilupparsi in modo autentico se non conoscono Dio e quel che Dio ha detto? Si parla della fame di pane, si dimentica la “fame di Dio”, la fame di Cristo, del Salvatore. “Missione-Bissau” ne parla con fatti concreti.

Raccomando ancora alle vostre preghiere le Cause di Canonizzazione di Marcello Candia e di Clemente Vismara: se volete loro biografie e immagini, chiedetemele a Milano. Io sto un mese a Milano e uno a Roma, ma a Milano c’è la mia segretaria, suor Franca Nava, Missionaria dell’Immacolata in India e Bangladesh. Siamo assieme da 25 anni e anche lei vi conosce e vi vuole bene.
Per padre Vismara ho presentato alla Congregazione dei Santi due supposti “miracoli” che devono essere esaminati, approfonditi e, speriamo, approvati. Un “miracolo” è successo in Birmania e uno in Italia: sono sotto esame e vi invito a pregare perchè il responso dei medici esperti sia favorevole.
All’inizio dell’anno prossimo vi manderò, a Dio piacendo, il volume sui 150 anni di storia del Pime che sto scrivendo: il Pime, come sapete, è nato a Saronno (MI) nel 1850. Vi darò notizie più precise su queste grazie straordinarie ottenute per intercessione di padre Vismara e spero anche di darvi notizia di fatti simili per intercessione di Marcello Candia!
Care Sorelle, ciao a tutte nel Signore e grazie delle preghiere per i missionari del PIME, in particolare in questo nostro anno centenario! Il vostro aff.mo

Padre Piero Gheddo

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