Lettera ai monasteri (Novembre 2011)

Gent.me Sorelle dei circa 530
Monasteri di Clausura in Italia Milano, 1° novembre 2011

Carissime Sorelle,
oggi è la Festa di tutti i Santi e auguro a tutte voi la santità, cioè l‘imitazione personale, di Cristo e che le vostre comunità diffondano la luce e la gioia di Gesù. Papa Benedetto parla spesso di “Nuova evangelizzazione”, cioè la rievangelizzazione dei nostri popoli di antica cristianità e ha detto più volte che questo movimento di ritorno a Cristo parte proprio dalla santificazione di noi, persone consacrate, che abbiamo già dato la vita al Vangelo. Adesso, care Sorelle, ciascuno di noi è chiamato a vivere appassionatamente questa donazione, innamorandoci del Signore, in modo che possiamo dire con San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me” (Gal 2, 20). Sorelle care, che grande meta dobbiamo raggiungere con l’aiuto di Dio! Diventare, nel nostro piccolo, l’immagine di Gesù! E’ l’augurio che ci facciamo a vicenda in questa Festa di tutti i Santi.
Mi viene in mente il presidente eletto del lebbrosario di Marituba, Adalucio Calado, un buon cristiano in carrozzella senza mani e senza naso, quando l’ho intervistato dopo la morte del servo di Dio dott. Marcello Candia (nel 1983). Mi ha detto: “Noi lebbrosi di Marituba ringraziamo sempre il Signore di averci mandato Marcello Candia”. Io pensavo volesse dire: per tutte le opere che ha fatto nel lebbrosario, elevando la condizione umana dei lebbrosi e ho detto: “Lo so, ha fatto molto per voi”. Invece Adalucio aggiunge: “Sì, anche per questo, ma soprattutto perché vedendo lui vedevamo la bontà del Padre eterno e l’immagine di Gesù”. Pensate, care sorelle, se anche di noi gli altri potessero dire: Ho visto in lui (in lei) la bontà del Padre e l’immagine di Gesù. Ecco l’avventura della santità che siamo chiamati e vivere. Perché i primi missionari sono i santi.

Il libro che vi mando è proprio in linea con questo discorso. Non è un manuale ascetico o mistico (non sarei capace di scriverlo), ma vuol essere la dimostrazione di quanto noi crediamo, che Gesù è veramente il Messia, il Salvatore di tutti gli uomini. Non una dimostrazione biblica, teologica, filosofica (ancora non ne sarei capace), ma partendo dalla realtà storica e attuale dell’evoluzione verso lo sviluppo, il progresso, che ha avuto l’umanità dopo la nascita di Cristo. Che è stato l’unico vero rivoluzionario nella storia, perchè ha cambiato e sta cambiando in meglio la vita dell’uomo e dei popoli. Il sommo filosofo italiano, l’agnostico Benedetto Croce nella sua opera “Perchè non possiamo non dirci cristiani” scrive: “Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto… Tutte le altre rivoluzioni non sostengono il suo confronto… Le rivoluzioni che seguirono nei tempi moderni non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana”.
Ecco, in questo volume “Meno male che Cristo c’è” cerco di sviluppare due verità che pochi conoscono e riconoscono: primo, lo sviluppo dell’uomo viene dall’Occidente cristiano in forza del messaggio di Gesù Cristo; e, secondo, se lo sviluppo non è conforme al Vangelo, non è autentico sviluppo, cioè non può dirsi veramente umano perché non porta l’uomo alla felicità, alla quale tutti aspiriamo.
Vi chiedo sorelle una preghiera affinchè queste pagine siano per molti non credenti o “credenti ma non praticati” (come qualcuno dichiara di essere), un annunzio credibile ed efficace di Cristo.

Adesso vi debbo dire la grande gioia che ho provato quando il mio confratello padre Clemente Vismara è stato beatificato il 26 giugno scorso nella Piazza del Duomo di Milano. Quante fatiche, quante disillusioni, quante incomprensioni per giungere a quel giorno! Ma tutto è passato e quando il prefetto della Congregazione dei Santi, il card. Angelo Amato, a nome di Benedetto XVI ha letto in latino la formula con la quale padre Clemente Vismara è proclamato Beato della Chiesa, dico la verità, mi sono messo a piangere. Avevo il cuore che scoppiava di gioia e ringraziavo il Signore della rapida conclusione di questa Causa di beatificazione, durata solo 15 anni dall’inizio nel 1996, e 23 anni dalla morte di Clemente nel 1988. Quasi un record per la prudente Congregazione dei Santi. Mi pareva un sogno. Un missionario “come tutti gli altri” – che non ha fatto miracoli né cose straordinarie, non ha avuto visioni, ha vissuto la vita comune dei missionari in Birmania di quel tempo – ecco questo confratello diventa Beato della Chiesa universale ed è proposto a modello di tutti i fedeli e specialmente di tutti i missionari del mondo intero. E’ una grande grazia che il buon Dio fa a tutti noi missionari del Pime, e anche a voi cre sorelle, non solo per la nostra vita personale ma anche per il carisma che Vismara aveva, di saper suscitare altre vocazioni missionarie.
    Le tre giornate della beatificazione di padre Clemente  Vismara  (25-26-27 giugno) sono state segnate dalla commozione e dalla gioia, come dice l’inno al Beato, che vi lascio come saluto ed augurio:

    “Clemente di Dio, tu parli alla gente, invitando alla gioia (Ritornello)
      L’uomo è sicuro se teme il suo Dio, se a lui si affida imitando il suo amore.
      Iddio soltanto può rendere felici, ma noi siamo tutti strumenti del suo amore.
      La vita è radiosa se spesa per gli altri, se la sete di amare ci spinge lontano.
      Alleviare il dolore di chiunque si incontri, è questo il segreto per essere felici.
      La gioia è nel cuore dell’uomo che ama, dell’uomo che vive donandosi ai fratelli.
      Al mondo vi è solo una grande tristezza: non sapersi donare, non essere santi.
      Non c’è mai tristezza per chi vive in missione, per chi perde se stesso per amore

Adesso, care sorelle, ho ancora un compito, che sto già portando avanti: scrivere una biografia ”scientifica” del Beato Clemente. Quando ho scritto “Prima del Sole”, subito dopo la sua morte (1988), avevamo poco materiale su padre Vismara. Per darvi un’idea, nell’Archivio del Pime c’erano 320 sue lettere. Oggi ne abbiamo raccolte circa 2.200; poi ci sono i suoi 700 articoli e le130 testimonianze giurate al Processo di beatificazione. Sto leggendo e schedando tutto questo materiale e passo momenti di commozione e di esaltazione. A volte mi fermo e ringrazio il Signore di aver avuto un confratello come Clemente Vismara. Ciao a tutte e state allegre, Gesù ci vuole bene e anche noi andremo a cantare le lodi di Dio con Tutti i Santi del Cielo.
Un abbraccio fraterno dal vostro padre Piero Gheddo.

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