Omelia di Padre Gheddo sulla II Domenica dopo la Pasqua

Domenica II di Pasqua – Anno B (2012)

                                    Piero Gheddo –Milano

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     Le domeniche dopo Pasqua ritornano tutte sulla fede in Cristo Risorto, l’avvenimento storico che fonda il cristianesimo. In questa domenica il  Vangelo ci presenta l’Apostolo Tommaso che non è presente quando Gesù appare la prima volta ai discepoli e non crede nella sua Risurrezione. Una figura poco simpatrica, anzi antipatica per noi  che crediamo in Cristo: l’incredulo, il non credente. Per noi che crediamo, diciamo, fin dalla nascita, il non credente, l’incredulo assume un aspetto negativo, a volte ci pare impossibile che,m con tutte le prove positive che la fede in Cristo ha dato nei secoli e nei millenni, ci sia ancora qualcuno che dubita; e forse nutriamo anche dubbi sulla sua buona fede.

      1) Invece, nel mondo moderno, imbevuto di razionalità e di scientismo, un uomo alla ricerca della verità, che non si fida degli altri, ma vuol vedere e toccare con le proprie mani, è un uomo che sente l’ansia di cercare e trovare la verità, senza credere ciecamente a cosa gli dicono gli altri. Gli Apostoli dicono a Tommaso: “Abbiamo visto il Signore”. Ma lui non crede e dice: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto le mie mani nel suon costato, io non credo”. Allora Gesù compare ancora ai dodici, invita Tommaso a toccarlo e Tommaso crede: “Mio Signore, mio Dio!”.        

      La fede, sorelle e fratelli, è un dono di Dio, ma è anche una conquista personale. Non che dobbiamo nutrire dei dubbi, ma approfondire, studiare, leggere, amare sempre di più Gesù Risorto e imitarlo nella sua vita. In passato, quando ero molto dentro nel mondo giornalistico, mi è capitato parecchie volte di scambiarci opinioni e discutere anche per lettera con giornalisti e intellettuali anche famosi della fede in Cristo. E ho visto che è proprio una conquista difficile, per chi non ha avuto la fede come un’eredità familiare, non si è immerso nel mondo cristiano della fede e della devozione fin da bambino, non ha assorbito la fede col latte della mamma.

     Quindi, punto primo, la fede rimane un mistero. Da un lato dobbiamo ringraziare il Signore di averla ricevuta, dall’altro non possiamo giudicare male quelli che non ci arrivano, che non ce l’hanno. Solo Dio giudica i cuori. Noi possiamo pregare e dare buon esempio. Ma poi Dio giudica. Non possiamo mai giudicare le intenzioni e la volontà degli altri.

      2)  La fede non è solo un dono, una conquista personale. Deve formare una comunità. Ciascuno viene giudicato individualmente, ma nel giudizio che Dio dà della nostra fede in Cristo Risorto non contano solo i sentimenti personali, ma conta il nostro rapporto col prossimo, rapporto di amore, di perdono, di generosità, di comunicazione e di comunione.

     Negli Atti degli Apostoli si legge: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà qwuello che gli apparteneva, ma tutto era fra loro comune… Nessuno tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato e lo deponevano ai piedi degli Apostoli, poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno”.  Modello perfetto di comunità, l’ideale, il sogno della prima comunità cristiana, modello ineguagliabile e irraggiungibile di vita cristiana. Hanno tentato di realizzarla i regimi comunisti (Mao: “Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo il suo bisogno”) ma hanno miseramente fallito.

      Dal 1608 al 1768, 160 anni di Riduzioni dei gesuiti in Paraguay e Argentina fra gli indios “curipì”, che è l’unica lingua india rimasta lingua nazionale e ancora studiata nelle scuole. Avevano realizzato “lo stato dei gesuiti”, esteso 30.000 kmq. e con circa 150.000 abitanti in una trentina di cittadine, che allora era tantissimo. Ho visitato i resti delle Riduzioni in Paraguay e nella provincia di Misiones in Argentina, in gran parte sepolte nella foresta e i ruderi conservati come  monumenti storici.

     Lo stato dei gesuiti ha prosperato, si è sviluppato più dei territori vicini colonizzati da spagnoli e portoghesi, ma proprio per questo dava fastidio a tutti e in Europa i governi dominati dalla massoneria espulsero i gesuiti dai loro stati e colonie. Così anche le Riduzioni vennero chiuse e l’esperienza è ricordata per gli ottimi risultati raggiunti, ma anche per l’impossibilità di estendersi fuori dei suoi confini. Non ho mai capito perchè le Riduzioni non sono ricordate, studiate, conosciute nel nostro tempo! Sono un esempio meraviglioso di cosa può fare la fede in Cristo e come il mondo non cristiano si sarebbe evoluto in un altro modo, se invece della colonizzazione delle potenze europee, la Chiesa avesse prodotto centinaia di altre Riduzioni nelle Americhe, in Africa e Asia!

     Cioè, in un mondo dominato dall’egoismo individuale, nazionale, corporativo,  i buoni esempi servono per  migliorare i singoli, le famiglie, le piccole comunità, ma forse è utopico pensare che riescano a convertire l’umanità!

     D’altra parte, gli ordini religiosi e i nostri istituti, di per sé, dovrebbero riprodurre le prime comunità cristiane e forse qualche comunità ci è abbastanza vicina, ma dovremmo paragonarci a quel testo degli Atti per capire la distanza fra noi e i primi cristiani.

      3) Una terza riflessione potrebbe essere quella del Vangelo letto ieri di San Marco (Mar. 16, 9-15), dove si legge che Gesù prima appare alle pie donne, poi ai due di Emmaus e poi “agli Undici Apostoli mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo aveva visto risorto. E disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”. Due riflessioni:

     a) Gesù rimprovera gli Apostoli che non credono e poi li manda in tutto il mondo a predicare il Vangelo! Ma se non credevano, come facevano ad annunziare Cristo Risorto? Noi diremmo: “Signore, mandali prima a fare qualche corso biblico-teologico, poi potranno andare a predicare!”. Invece no, la fede si rafforza donandola!

     b) La fede non solo deve essere un fatto personale, ma deve anche essere trasmessa a coloro che non credono. E’ questo è un dovere comunitario dei cristiani (la diocesi, la parrocchia, l’istituto religioso), ma anche personale di tutti noi. Ci siamo consacrati a Cristo per amarlo e farlo amare. Ricordiamo sempre che la fede è il maggior dono che Dio mi ha fatto e devo testimoniarlo e trasmetterlo ad altri.

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