Pregate ovunque voi siate – Padre Gheddo sul Bollettino di padre Vismara

L’amico prof. Vincenzo Di Pinto mi manda l’articolo di un giornale locale con questo titolo: “Incontro di preghiera per padre Clemente”. Veniamo così a sapere che il sabato 13 marzo scorso, nella chiesa di S. Francesco a Benevento, sono convenuti gli “Amici di padre Clemente”, specie ragazzi delle scuole, per una preghiera al nostro grande missionario, dopo la S. Messa serale prefestiva. E’ il primo incontro del genere, ma si pensa di organizzarne altri, poiché nelle scuole della provincia di Benevento, l’interesse di alunni, insegnanti e genitori per padre Clemente, suscitato dagli incontri col prof. Di Pinto, è diffuso e sentito.

Notizie come questa sono il segno più bello che la Causa di Beatificazione del nostro padre Clemente ha successo: c’è gente che lo prega, non solo privatamente, ma in modo organizzato, pubblicamente. Giovanni Paolo II ha moltiplicato i Beati e i Santi, semplificando le procedure, per due motivi più volte dichiarati:

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  1. Proporre al mondo intero figure di cristiani che hanno vissuto con fedeltà e costanza la vita cristiana in modo integrale, eroico.
  2. Far ritrovare ai credenti e alle comunità cristiane la forza della fede e della preghiera.

Clemente ha dimostrato che la sua vita era fondata sulla preghiera, cioè sulla forza di Dio. Padre Badiali Rizieri, missionario del Pime che è stato lunghi anni con Vismara a Monglin (ha 86 anni e risiede nella casa del Pime a Genova-Nervi), ha detto: “Posso testimoniare che padre Clemente pregava e pregava molto. Diceva: ‘Se non ci fosse la preghiera, come farei ad essere sempre allegro? Ad accettare le fatiche dei giorni molto faticosi?’. Egli pregava con devozione e raccoglimento e con grande fedeltà, anche quando eravamo in giro nei villaggi, anche pagani. Un orfano di Clemente, Paolo Lothu, ha testimoniato: “Era un uomo di preghiera e io lo vedevo spesso pregare: quando non era impegnato, potevi essere sicuro di trovarlo in chiesa o lo vedevi passeggiare con in mano il Rosario: un uomo di speranza e per questo sempre pieno di gioia, sorridente e accogliente con tutti”.

La rinascita cristiana del nostro popolo, cari amici, incomincia con la preghiera, perché tutto viene da Dio, tutto è dono di Dio. La preghiera è stata definita: “La forza dell’uomo e la debolezza di Dio”, che non rifiuta mai le sue grazie a chi lo prega. Da dove vengono tanti nostri scoraggiamenti, tristezze, depressioni, durezze di cuore? Non da condizioni esterne sfavorevoli (malattie, povertà, vecchiaia, solitudine, ecc.), ma dal fatto che preghiamo poco, non siamo uniti a Dio come dovremmo.

Un catechista di Clemente, Anselmo U, ha dichiarato al tribunale del processo per la beatificazione: “Padre Vismara aveva sempre in mano la corona e molte volte mi chiedeva di recitare il Rosario con lui. Abbiamo sopportato assieme molte fatiche: andavamo a visitare i villaggi lontani e spesso dovevamo dormire sotto gli alberi e sotto le stelle, perché non eravamo ancora arrivati. Eppure padre Vismara era sempre sereno e sorridente. Non l’ho mai visto arrabbiato. Qualche volta si ammalava ed era molto debole: allora mi diceva di pregare e far pregare la gente del villaggio in cui ci trovavamo”. Padre Clemente Hla Shwe, un suo orfano, diceva al tribunale diocesano per la beatificazione: “Era certamente un uomo di preghiera, un uomo di grande fede, direi di una fede sorridente, perché sorrideva sempre. Comunicava tanta gioia ed entusiasmo a chiunque lo accostasse. Anche a me, quando ci incontravamo, mi esortava sempre ad essere un prete zelante nel lavoro apostolico, ma anche pieno di gioia e di sorriso”.

Non possiamo essere devoti di Clemente Vismara senza imparare da lui almeno questo fondamento dell’esistenza cristiana: la necessità di pregare molto e cordialmente, di dare a Dio il nostro “quality time”, come dicono gli inglesi, il nostro “tempo di qualità”, non i ritagli di scarso valore. Ma è anche importante la preghiera familiare, comunitaria a padre Clemente per ottenere grazie, specie quando c’è un ammalato grave, un bambino in difficoltà: infatti è invocato “protettore dei bambini”. Ad Agrate, suo paese natale, c’è un incontro di preghiera al mese nella chiesa parrocchiale. Perché non se ne possono organizzare altri fra gli “amici di Clemente”, anche incominciando con pochi partecipanti?

Padre Gheddo sul Bollettino di padre Vismara (2004)

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