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Image by Adam Clay from Pixabay

Nel 2004 il vescovo di Kota Kinabalu del Borneo malese aveva chiesto i missionari del Pime nella sua diocesi, dove i nostri primi padri avevano fondato la Chiesa dal 1856 al 1860, poi espulsi dagli inglesi. Oggi nel Borneo malese, esteso due terzi dell’Italia con sei milioni di abitanti, ci sono molte conversioni. I tribali dayak escono dalle foreste e vogliono inserirsi nel mondo moderno. Il loro animismo non tiene più. Allora si convertono all’islam o al cristianesimo. La maggioranza scelgono Cristo.

Col vicario generale di Kuching, mons. William Sebang, ho fatto una visita alle missioni dell’interno e ho trovato una situazione difficile. La parrocchia di Serian, con un anziano missionario inglese di Mill Hill e due giovani preti locali, aiutati da quattro suore, danno 600 battesimi di adulti l’anno e hanno 35.000 cattolici battezzati da curare, dispersi in un vasto territorio. In altre diocesi la stessa situazione. Tornando a Kuching ho visitato il convento delle Carmelitane e ho passato con loro una bella giornata. Alla sera a cena dico al vicario generale: “Con tutto il bisogno di preti e di suore che avete in diocesi, queste 24 suore in convento non sono uno spreco di forze giovani?”. Risponde: “Ma cosa dice, padre! Quelle suore sono il motore della missione. La loro preghiera porta conversioni e sostiene il nostro lavoro”. La risposta mi ha consolato.

Piero Gheddo

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Mondo e Missione – marzo 2010

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