Una Parrocchia modello in Amazzonia – Padre Gheddo su Radio Maria

Cari Amici di Radio Maria, abbiamo sempre bisogno di buone notizie, per capire che Dio ci vuole bene e che nella Chiesa ci sono tanti segnali e modelli positivi e vincere la nostra tendenza al pessimismo. Questa sera voglio raccontarvi l’esempio di una parrocchia modello in Amazzonia brasiliana, uno sterminato territorio, esteso 13-14 volte l’Italia e con venti milioni di abitanti, che è stata evangelizzata solo nel corso dell’ultimo secolo e in particolare dopo la fine della seconda guerra mondiale.

All’inizio del Novecento, le diocesi dell’Amazzonia erano tre, Belem, Manaos e Santarem, oggi sono una quarantina. C’è un popolo battezzato e credente perché il Battesimo è stato diffuso dai cosiddetti “missionari itineranti”, che battezzavano tutti, istruivano, nominavano un catechista locale e proseguivano nelle loro visite apostoliche. Il battesimo e la devozione alla Madonna e al Santo protettore del villaggio sono devozioni molte diffuse.

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La mia catechesi si sviluppa in tre punti:

  1. Come la Chiesa aiuta gli indios dell’Amazzonia
  2. La Nuova Evangelizzazione a Barreirinha (diocesi di Parintins)
  3. Con le suore di Madre Teresa si parte dalla preghiera
  1. Come la Chiesa aiuta gli indios in Amazzonia

Padre Piero Belcredi è in Amazzonia (nello stato di Amazonas) dal 1996, nella parrocchia di Barreirinha diocesi di Parintins, fondata dai missionari del Pime nel 1955, estesa come l’Italia settentrionale con circa 250.000 abitanti, in grande maggioranza battezzati ma ancora scarsamente evangelizzati. Parintins ha il quarto vescovo italiano dagli inizi (mons. Giuliano Frigeni, vescovo dal 1999), ma ormai la diocesi ha un buon numero di giovani sacerdoti locali (14 + 14 missionari stranieri).

L’immenso territorio è tutto foresta e fiumi, i due terzi sono “riserve” degli indios, dove si può entrare solo con il permesso del governo. In queste sterminate pianure amazzoniche si combatte la “guerra delle terre”, e questa è stata la prima battaglia di padre Piero Belcredi. L’ho intervistato a Milano, mentre stava ritornando in Amazzonia dopo una breve vacanza in Italia. Mi dice:

La deforestazione nei territori amazzonici

“La mia parrocchia ha 30.000 abitanti, di cui 10.000 nella cittadina, gli altri in villaggi dispersi lungo i fiumi e nelle foreste. Sono quasi tutti battezzati. Poi ci sono circa 8.000-9.000 indios (che stanno crescendo molto perché c’è un’assistenza sanitaria abbastanza buona), quindi la parrocchia ha 30.000 abitanti. Nella riserva degli indios Sateré-Maué c’è la scuola tecnica e agricola di San Pedro con i due padri Enrico Uggé (che è spesso a Parintins per altri impegni) e il prete diocesano don Rivaldo da Costa. In parrocchia a Barreirinha sono l’unico prete. La mia parrocchia è fra due fiumi affluenti del Rio delle Amazzoni, il Rio Ramos e l’Andirà, con in mezzo l’isola di Parintins, sede della diocesi, che dista circa 320 km. da Manaos, cioè 7-8 ore di navigazione col battello del servizio da Manaos. Poi c’è la riserva degli indios molto più estesa. In Amazzonia le distanze si misurano a ore di barca, non a chilometri, perché la barca è l’unico mezzo di trasporto”.

Come voi sapete, cari amici ascoltatori, lo sterminato territorio dell’Amazzonia è una delle prede ambite dalle multinazionali che commerciano il legno oppure cercano vaste estensioni di terreno per coltivare la soia o altri prodotti che rendono bene. La deforestazione sistematica in Amazzonia è iniziata dopo la II guerra mondiale e specialmente nel tempo della dittatura militare in Brasile (1964-1988), quando il governo di Brasilia affittava per 10-15 anni dei territori immensi alle ditte brasiliane o straniere, che erano libere di sfruttare i terreni, impegnandosi però a rispettare le terre “riservate” alle varie tribù di indios. Ma c’erano scarsi controlli di questi impegni, per cui nascevano spesso piccole guerre che coinvolgevano i missionari, che erano quasi sempre gli unici stranieri a contatto con gli indios.

La storia di padre Belcredi è comune a quella di tanti altri missionari. Per raccontarmi la sua esperienza, padre Pedro dice:

Tagliando la foresta lasciano il deserto”

“Io sono un uomo pacifico, anzi ho iniziato un movimento carismatico che insegna la preghiera per la pace e le virtù che ci vogliono per vivere in pace. Nei primi tempi che ero a Barreirinha, un bel giorno ho visto arrivare a Parintins una dimostrazione di popolo indio, hanno percorso le vie della cittadine e si sono fermati davanti alla chiesa, agitando cartelli e striscioni: “Noi indios ringraziamo padre Pedro perchè si interessa dei nostri problemi”. Venivano da Ariaù, un grosso villaggio indio (300 famiglie) a sei ore di barca, li avevo visitati, interessandomi per risolvere i loro problemi.

“Sono venuti a Barreirinha per dirmi che si è presentato nel villaggio un tale Manfredini (figlio di italiani da molto tempo in Brasile), accompagnato dalla Polizia, ha mostrato al capo villaggio e altri l’atto del governo che lo rende proprietario di tutta la terra da lui comperata e pagata. Manfredini voleva mandar via gli indios e disboscare la foresta. Alle proteste degli indios, la Polizia ha bruciato alcune case, distruggendone altre. La gente si è spaventata ed è venuta da me perché non si fidano di nessun altro, dato che le autorità hanno firmato quella vendita. Sono venuti a chiedermi cosa fare perchè si trattava di difendersi con le armi”.

Naturalmente padre Pedro ha subito escluso una resistenza armata. E’ andato a Parintins a parlare con la “Commissione diocesana per la pastorale della terra”, che esiste anche a Manaos e in altre diocesi, dove si verificano questi contrasti fra indios e nuovi proprietari delle loro terre. Padre Pedro ha fatto venire da Manaos due avvocati competenti e altri della “Commissione diocesana per la pastorale della terra” di Manaos, e poi è venuto anche il sindaco di Barreirinha e altri. Sono andati in foresta nel villaggio di Ariaù, hanno fatto una riunione durata ore e ore e hanno scoperto che anche il sindaco e altre autorità statali erano d’accordo col Manfredini che aveva comperato il terreno degli indios. Hanno anche saputo che quel tale italo-brasiliano aveva dato soldi a questo e quello per le loro campagne politiche.

Continua padre Pedro: “I sostenitori di Manfredini hanno dimostrato che lui ha comperato legalmente i terreni e il governo gli ha dato la proprietà. Ma noi abbiamo dimostrato il diritto degli indios di occupare la terra che hanno da sempre, quindi non si può pretendere di mandar via chi è sul posto da decine e decine di anni. Ragionando, si può affermare le proprie ragioni senza ricorrere alla violenza della polizia o alle armi di chi si ribella. Insomma, hanno visto che c’è un popolo pronto a ribellarsi, la Chiesa lo appoggia e fa propaganda a livello locale e nazionale contro questa ingiustizia. La distruzione della foresta si è fermata e gli indios di Ariaù sono tornati tranquilli al loro villaggio.

“Ma il problema non era risorto. Le autorità avevano riconosciuto che il nuovo proprietario non può fare quello che vuole, ma noi abbiamo dovuto riconoscere che Manfredini è proprietario di quelle terre secondo la legge brasiliana. Gli indios di Ariaù sono rimasti nel loro villaggio e nelle loro terre, ma la deforestazione è continuata in modo più parziale e nascosto, cioè in terre più lontane e isolate che gli indios attualmente non usano. Quasi un anno dopo, siamo venuti a conoscenza di questo, abbiamo chiamato le autorità e le abbiamo portate sul posto a vedere,ma secondo loro tutto era a posto e non hanno nemmeno voluto vedere tutto il fronte della deforestazione. A loro non interessavano i diritti degli indios, interessava solo che tutto fosse a posto e la gente non piantasse più grane.

“Allora, i nostri di Parintins sono andati con gli esperti di Manaos, hanno fotografato di nascosto col pericolo di buscarsi una fucilata, hanno fatto anche un filmino, poi trasmesso dalla televisione cattolica e da altre, dove si vede un fronte di vari chilometri con decine e decine di moto-seghe che stanno tagliando sistematicamente tutta la foresta; c’erano circa 200 montagnette di tronchi già pronti per essere portati via, con i barconi a motore. Ci sono molti fiumi e affluenti e loro sanno come far arrivare questi tronchi in un porto attrezzato per caricarli sulle navi che li portano fuori del Brasile o nel Brasile del sud senza pagare niente. Là in foresta sono attrezzatissimi. Hanno dei grandi trattori che portano via i tronchi con tutti i rami, poi tagliano e buttano via il materiale inutile, mettono i tronchi su chiatte e di notte li fanno passare in questi fiumi.

“Noi ci siamo dati da fare – continua padre Belcredi – e abbiamo fatto un documentario nel quale abbiamo dimostrato che la distruzione è totale, tagliano anche alberi protetti che non si potrebbero tagliare. Tagliando tutto, lasciano il deserto, una terra fragile che causerà inondazioni e altri mali. Un altro crimine è che chiudono gli igarapè, che sono i piccoli affluenti dei fiumi, da dove passano i pesci per andare a deporre le uova; buttano olio bruciato e altro veleno nei fiumi. Abbiamo filmato tutto questo, con molti rischi e presentato alle autorità provando le nostre accuse”.

Si è creata una coscienza nuova del popolo”

La storia è poi continuata con altre denunzie e propaganda nazionale delle Radio e Tv cattoliche e di altre. Le autorità nazionali e locali sono intervenute diverse volte per frenare questa deforestazione, ma sostanzialmente ottengono che i villaggi degli indios possano rimanere dove sono da decenni, con le loro terre attorno. Ma il fenomeno va avanti anche perché è dimostrato che negli ultimi cinquant’anni la foresta amazzonica che occupava il 95-96 del territorio amazzonico, oggi è ridotta a circa l’82-84% e questo non preoccupa quasi più l’opinione pubblica brasiliana. E poi, la corruzione nelle amministrazioni nazionali e locali del Brasile è sempre tanta e, con il boom, economico, pare addirittura in crescita. Chiedo a padre Pedro se è sempre impegnato per difendere indios e foreste. Risponde:

“Sì, sono impegnato nel senso che se dietro tutto questo non ci fosse la Chiesa, nessuno là nelle foreste amazzoniche avrebbe la fiducia del popolo, l’autorità e il peso mediatico di fare quello che facciamo noi missionari. Certo non posso fare tutti i passi e le azioni necessarie, ma ci sono i laici che si impegnano e anche volontari. Io cerco di mantenere in me lo spirito di Gesù Cristo, di perdonare le offese, di vivere in pace, di voler bene anche ai peccatori, ma anche di denunziare il peccato, però il delitto rimane. Tra l’altro, l’irruzione violenta e disumana del mondo moderno in un ambiente tradizionale come quello del popolo amazzonico, crea anche altri problemi morali, culturali e piscologici. Lo stato brasiliano del Parà vicino al nostro e sul mare ha permesso di distruggere gran parte della sua foresta e adesso tocca al nostro stato di Amazonas. Dopo aver distrutto le foreste, vogliono fare coltivazioni sterminate di soia, che impoveriscono il fragile terreno. In 50 anni l’Amazzonia potrebbe essere il nuovo deserto del Sahara”.

“Le battaglie fatte dalla Chiesa nell’ultimo mezzo secolo in difesa del territorio amazzonico hanno dato coscienza a questo popolo delle gravi ingiustizie che si compiono contro il loro futuro. Io però ripeto sempre che mantengano uno spirito evangelico di pace e di amore a tutti. C’è sempre il pericolo che diventino a loro volta violenti e incomincino a odiare ed a pensare che con le armi si risolvono i problemi.

“Un esempio. Il dottor Renato Soto di Manaos è un medico e quando ha incominciato ad interessarsi dei diritti umani, l’hanno minacciato di morte e gli hanno mitragliato la casa dicendogli: “O smetti di interessarti di queste cose oppure ti ammazziamo”. Mesi fa l’hanno preso per strada e gli hanno dato una bastonata tale che ha dovuto farsi ricoverare in ospedale. E’ scappato ed è venuto a casa mia perché aveva paura che l’avessero raggiunto in ospedale. E’ ancora là in parrocchia, ogni tanto gli telefono dall’Italia. Tra l’altro è un ragazzo giovane, non arriva ai quarant’anni e mi dice: “Il lavoro che sto facendo per i diritti umani non mi permette nemmeno di sposarmi, perchè non posso mettere una donna e dei figli in pericolo di vita”. E’ una persona, e ce ne sono altre, che sanno di rischiare la vita, ma continuano a fare questo lavoro. La situazione del popolo cambia e con l‘aiuto di Dio si potrà giungere a vere soluzioni del problema Amazzonia”.

II) Come riportare alla fede giovani sbandati

I missionari del Pime sono in Brasile dal 1946 e in Amazzonia dal 1948. Dopo aver fondato la diocesi di Macapà nel Territorio federale dell’Amapà, col suo primo vescovo mons. Aristide Pirovano e nel 1955 padre Arcangelo Cerqua e altri quattro missionari arrivano a Parintins, cittadina sul Rio delle Amazzoni a circa 300 chilometri da Manaus verso l’Oceano Atlantico. Nasce la diocesi di Parintins e Barreirinha è una delle prime parrocchie. Padre Pedro Belcredi è nominato parroco nel 1996, dopo 17 anni di missione in Africa, nella Guinea Bissau, ex-colonia portoghese dove si parla appunto la stessa lingua che in Brasile. Chiedo a padre Pedro che mi descriva la sua parrocchia di Barreirinha. Ecco la sua risposta:

Il movimento carismatico per annunziare Cristo

“La mia “parrocchia” è estesa 10.000 kmq. sui 70.000 della diocesi. Un terzo del territorio è la parrocchia, i due terzi sono l’area indigena dei Sateré-Maué, con don Rivaldo, prete diocesano che abita con me ma è sempre in giro tra gli indios.

“Quando sono entrato a Barreirinha nel 2006, i giovani della cittadina avevano formato delle gang, con lotte fra l’una e l’altra a colpi di bastone, da ammazzarsi. Le bande dei giovani spadroneggiavano, la gente aveva paura. Erano giovani tutti battezzati, ma la fede in Cristo non contava quasi nulla nella loro vita. Cosa debbo fare? Prima di me c’era un prete locale, padre Dilson, che seguiva i giovani e faceva incontri col metodo carismatico, partendo dal primo annunzio del Vangelo, quello che ha fatto San Pietro a Gerusalemme quando si sono convertite tremila persone.

“Il primo annunzio è di far incontrare le persone con Cristo, cioè l’amore e la conversione a Gesù Cristo, unico Salvatore dell’uomo. Bisogna portare la persona a fare un’esperienza di Dio, di Gesù Cristo nella propria vita, in modo intellettuale (cioè leggendo e studiando il Vangelo) ma anche emozionale, affettivo, che prende tutta la vita. La fede non è solo credere nelle Verità del Credo, ma l’incontro di amore con una Persona divina, Gesù Cristo. Aveva ottenuto alcuni buoni risultati e io ho provato a fare questo primo annunzio. Mi sono fatto aiutare da don Dilson, che aveva un carattere difficile ma con un notevole carisma, e ho saputo che nelle parrocchie dove lui era stato c’erano giovani che seguivano la sua linea anche dopo la sua partenza. Ho seguito il suo metodo e con l’aiuto di Dio ho avuto risultati incredibili.

“Nel mio primo corso è venuta una ragazza che era la fidanzata del capo di una delle due bande giovanili che terrorizzavano Barreirinha con furti, scontri, violenze, prepotenze. Questa ragazza è rimasta colpita e ha portato con sé il capobanda con cinque o sei giovani che avevano delle facce da far spavento. Sono pieni di forza e di ambizioni, in una situazione in cui non hanno nessuna possibilità. Non c’è lavoro se non quello agricolo e la pesca, vanno anche a scuola ma le loro povere famiglie non possono offrire altro che la sopravvivenza. Uomini di 18-20 anni che diventano dei criminali se non li fermi subito. L’annunzio di Cristo a questi cari giovani, se preghi e poi te li porti assieme in visite e aiuti ai poveri, ottiene buoni risultati”.

A sentire padre Pedro raccontare la sua esperienza, penso che il disagio dei giovani di Barreirinha è molto simile a quello di non pochi giovani italiani: una scuola staccata dalla vita, famiglie divise, disoccupazione giovanile, la cultura moderna orientata al divertimento e non allo spirito di sacrificio, ecc. Credo che questo racconto di un missionario sia importante anche per noi in Italia. Chiedo a Pedro cosa facevano questi giovani dopo i 15-16 anni. Risponde:

“Parecchi erano studenti ma per modo di dire, ne facevano di tutti i colori. Se uno veniva preso e portato in prigione, era fiero di questo, si stimava “grande”, come uno che era degno di andare in galera. Questo capobanda venuto per primo da me lo diceva lui stesso quel che avevano fatto e si vantava di essere stato in prigione pochi giorni o mesi. Finito il corso carismatico, io pensavo: chissà cosa faranno adesso! Invece hanno dato una testimonianza meravigliosa. Finalmente avevano capito che cosa è la vita, che Dio c’è davvero, che Dio li aiuta, che Dio vuol bene a tutti e perdona. Insomma, hanno cominciato a venire in chiesa e ad aiutarmi, ad uno che è appassionato di musica e canta bene, ho insegnato a suonare e adesso è il mio organista.

L’altro gruppo di giovinastri, visto cosa facevano questi loro “nemici”, dopo un po’ il loro capo è venuto a parlarmi. Lo chiamavano “Mau Mau”, faceva quasi paura solo al vederlo, ma era un ragazzone cresciuto senza famiglia, senza valori e senza fede, faceva pena e anche tenerezza. Viene con i capelli lunghi e l’aria strafottente, accompagnato anche lui dalla sua guardia del corpo! Gli ho parlato da uomo a uomo dicendogli la verità sulla sua vita, in uno spirito fraterno e rispettoso. I miracoli dello Spirito Santo sono davvero grandiosi. Pensa che qualche mese dopo mi son visto in chiesa, nel primo banco, i due capi banda che prima si odiavano, adesso erano lì tutti e due a pregare e ascoltare le mie prediche! Dimmi tu se questo non è un miracolo della grazia di Dio.

“Questi capi banda sono pieni di qualità, intelligenti, carismatici anche loro e a modo loro sanno comandare, sono forti, furbi e via dicendo. Avendo famiglie divise o non avendo ricevuto nessun ideale nella famiglia e nella società, usano questi doni di Dio per affermare se stessi facendo i prepotenti e opere di male. Se tu gli presenti Gesù Cristo come il loro eroe da seguire, amare, imitare e se la grazia di Dio gli tocca il cuore, diventano a poco a poco bravi cristiani. Sono riuscito a far finire questi gruppi di malviventi, riportando all’ordine e alla società cari giovani che si erano persi. Ma non solo. Da questi corsi carismatici sono passate finora circa 2500 persone. Non tutte hanno reagito bene allo stesso modo. Ma nei gruppi e nelle comunità sul territorio anche nell’interno ho molti di questi che vivono l’ideale cristiano attraverso il metodo carismatico e che in genere hanno assorbito bene”.

Il movimento carismatico è un modo nuovo di vivere la fede, che si realizza in forme diverse. In Brasile e in genere nelle giovani Chiese, specie in America Latina e in Africa, ha molto seguito fra i giovani e i nuovi convertiti al cristianesimo. Alcuni studiosi affermano che questo sarà il nuovo modo di vivere la fede cristiana. Padre Pedro Belcredi ha incontrato e adottato, attraverso don Dilson, il movimento “Nova Vida”, vita nuova, che è il Kerigma, il primo annunzio di Cristo. Gli chiedo di spiegarmi i contenuti di questi incontri che teneva ai giovani e ai battezzati con una fede debole e incerta per contare davvero nella loro vita.

“Non voglio fare teorie o discorsi astratti. La mia esperienza è questa: il cristianesimo è conoscere, amare e imitare Gesù Cristo, cioè fare l’esperienza dell’amore di Dio nella nostra vita. Cosa vuol dire amare Dio, pregare, amare e imitare Gesù Cristo? Vuol dire cambiare vita e debbo dirti che entrare in questo aspetto intimo della fede ha convertito anche me. Infatti non puoi predicare la conversione a Cristo in modo convincente, se non ti converti anche tu. Per parlare con entusiasmo e commozione di Gesù Cristo e, con l’aiuto di Dio, toccare il cuore di chi ti ascolta, devi crederci davvero anche tu. Nel primo incontro io parlavo di questo: Gesù è il nostro Salvatore, che ha dato la sua vita per noi. Noi dobbiamo rispondere al suo amore e orientare a lui la nostra vita. Questo l’ideale che ci può rendere sereni e gioiosi e positivi per il nostro prossimo.

“Il mio non è un insegnamento, una lezione – continua padre Pedro – ma la trasmissione della mia fede e del mio amore a Cristo e a Maria, che mi porta al suo figlio Gesù. Non si tratta di convincere chi mi ascolta, ma di far capire che la proposta di una “Nova Vida” con Gesù è l’ideale che loro stessi stanno cercando e che risolve i loro problemi. La predicazione va sempre concretizzata. Portavo alcuni giovani con me a visitare i poveri, gli ammalati, i carcerati, le famiglie in difficoltà, a fare incontri con altri giovani per raccontare anche l’esperienza che stavano facendo. Tu capisci che per essere efficaci in questo tipo di formazione, bisogna che il prete prenda davvero sul serio la sua consacrazione a Cristo e alla Chiesa.

“Il secondo incontro è sulla Parola di Dio, il Vangelo, la Bibbia, che diventa il Libro che tutti debbono avere. La spesa mia più grossa è di comperare una Bibbia per tutti. Io vendo le Bibbie, non le do gratis, eccetto a chi proprio non può pagare. Gli altri le pagano. La Bibbia costa sui 15 Euro. Loro ci tengono, mettono poi la Bibbia in un luogo riservato, nobile della famiglia, la leggono, la portano in giro. Diventa il loro riferimento nella vita. Poi in questo secondo corso si parla della Comunità dei seguaci di Cristo, cioè della Chiesa nata dall’amore di Dio per tutti noi, con i Sacramenti che ci danno la Grazia di Dio. Questi i due corsi indispensabili e fondamentali. Poi ci sono i corsi specifici, il fidanzamento, il matrimonio, l’onestà nella società, nella scuola e nel lavoro.

Secondo il vescovo di Parintins, mons. Giuliano Frigeni, la parrocchia di padre Belcredi è la migliore della diocesi,ma padre Pedro dice che non è vero, ce ne sono altre che hanno ottenuto ottimi risultati. Comunque il segreto di della parrocchia di Barreirinha è la formazione dei laici e poi fidarsi di loro, decentrando le attività sociali e pastorali della parrocchia. Padre Belcredi dice:

“Il parroco non può vivere e lavorare bene se non ha decine di laici e laiche ben preparati e animati. Oggi io ho nelle comunità i “predicatori” che predicano, fanno l’omelia sul Vangelo, spiegano il catechismo e tengono anche dei corsi nel centro parrocchiale di Barreirinha. In Amazzonia la gente è semplice, riceve il messaggio cristiano con fede viva e se li animi e li responsabilizzi, ti seguono e si impegnano. Quando sono venuto a Barreirinha nel 1996 ho capito subito che per far rivivere la fede nella mia gente, quasi tutti battezzati nella Chiesa cattolica ma molti lontani dalla parrocchia, dovevo animare i laici ad essere missionari.

“Fin dall’inizio ho detto e ripetuto più volte e con forza ai fedeli che un prete solo per 20.000 battezzati, 10mila in città e gli altri nelle 44 comunità nell’interno, avrebbe combinato poco o nulla. “Se collaborate, dicevo, si può tentare di riportare alla fede i battezzati, altrimenti la fede diminuisce ancora e sarà peggio per tutti”. Il Signore mi ha aiutato mandandomi in quel 1996 le Suore di Madre Teresa e dirò più avanti il grande aiuto che mi stanno dando. Ho incominciato con i corsi per formare i catechisti che preparano ai Sacramenti e oggi ne ho 40 in città e più di 50 nelle comunità dell’interno; poi i ministri dell’Eucarestia che curano il culto e guidano le preghiere in chiese e cappelle e fanno anche i funerali e altre cerimonie; infine i “predicatori” che spiegano il Vangelo e la Bibbia. In città abbiamo 23 “oratori mariani”, cioè centri di devozione mariana: ogni 30 famiglie si dà un bel quadro della Madonna, con due incaricati di guidare la preghiera e ogni giorno c’è il Rosario in una famiglia con la partecipazione anche di altri devoti. Questa formula di devozione mariana coinvolge circa 700 famiglie. Ogni giorno in città, oltre che in chiesa, c’è almeno un Rosario in famiglia.

“Anche ogni comunità dell’interno ha i suoi incaricati che insegnano il catechismo, tengono aperta la cappella o la chiesa, riuniscono la gente, dirigono la preghiera, ecc. Ho scoperto che la gente collabora, ma vuole essere riconosciuta, avere un incarico, un ruolo ufficiale. Lo dico spesso a tutti: “Io sono il parroco, ma la parrocchia non sono io, siete tutti voi se collaborate, ciascuno di voi si assuma un impegno”. Questa idea è entrata e molti si sentono provocati a dare una mano.

Padre Pedro ha creato una buona organizzazione parrocchiale, ma chi insegna le verità del Vangelo e forma alla vita cristiana?

“Ogni famiglia deve impegnarsi nella formazione dei figli. In parrocchia ho varie associazioni e movimenti che svolgono questo compito: gli Scout, i Focolari, i Carismatici, l’Apostolato della preghiera, i Mariani, la Caritas, la Commissione pastorale della terra, la Commissione dei diritti umani, il gruppo della comunicazione che cura la Radio Andirà che è parrocchiale, molto sentita anche perché è l’unica Radio di Barreirinha. In tutto abbiamo 14 gruppi e associazioni parrocchiali e adesso stiamo introducendo l’Infanzia missionaria. Quando ho indetto l’ora di adorazione quotidiana nella chiesa parrocchiale è stato semplice iniziare. Ogni giorno c’è un gruppo che dirige l’adorazione e vi partecipa, poi vengono anche altri fedeli.

L’adorazione in parrocchia funziona sempre dalle 18 alle 19, poi c’è la Messa. All’inizio sono pochi, ma a poco a poco la grande chiesa quasi si riempie per la Messa. Noi lasciamo ad ogni gruppo la libertà di esprimersi, fanno canti, leggono preghiere, devono esprimere la loro spiritualità.

Nei primi tre mesi dell’anno, da gennaio a marzo, riunisco da venerdì a domenica i diversi gruppi e i responsabili anche delle comunità disperse nel nostro vasto territorio, e io dirigo questi corsi di formazione, che teniamo in un’isola del fiume Javarì, non più di 100 persone per volta. Quando faccio questi corsi sono impegnato da mane a sera, Messa con predica, conferenze, discussioni e poi le confessioni. Sono da solo, quindi un centinaio di confessioni in due-tre giorni! Sono ore e ore, però è molto bello perché incontro tutti i miei collaboratori e posso capirli bene, orientarli, sentire cosa pensano. Sull’isola è tutto preparato con la chiesa bella e poi il necessario per viverci due-tre giorni. Sono specie di ritiri spirituali e di formazione cristiana per i giovani e gli adulti che si impegnano nella parrocchia. Alla gente questi giorni in foresta, in mezzo alla natura, piacciono molto.

Dimmi qualcosa della tua comunità cristiana. Tu sei parroco e conosci la tua gente. Le famiglie fanno ancora tanti figli?

“Ho circa mille battesimi all’anno, su 20mila abitanti (più 10.000 indios) sono tanti. Invece i matrimoni sono diminuiti molto, un centinaio l’anno. La vita cristiana è abbastanza intensa come partecipazione e impegno, poi ci sono le attività sociali della Caritas e di altri gruppi di aiuto ai poveri, di difesa delle terre, di piccole cooperative per il lavoro e la vendita dei prodotti locali. Tutto questo viene dal fatto che ho preso una parrocchia già lavorata da altri e da anni. Il Pime è a Barreirinha dal 1956, prima non c’era nessun prete. Abbiamo una discreta organizzazione e oggi, anche attraverso la Radio Andirà locale e la radio diocesana molto più potente (Radio Alvorada) riusciamo a trasmettere una visione cristiana dei problemi dell’uomo, delle famiglie, della società e diamo spazio anche alla preghiera.

Le tue 44 comunità dell’interno quante volte le visiti in un anno?

Da dopo Pasqua all’Avvento visito le comunità, mentre in città la vita cristiana va avanti pur senza la Messa, con le suore e i vari incaricati. Nelle comunità più grandi vado due-tre volte l’anno, nelle altre una volta. I loro incaricati dei vari ministeri a gennaio, febbraio e marzo vengono nell’isola del Javarì per i 3-4 giorni di incontro col parroco. In ciascuna comunità si celebrano solennemente le grandi Feste cristiane e la Festa patronale.

Sono molto contento della mia parrocchia, anche se la fatica è tanta. Quando hai tanti laici e laiche, decine e decine che ti seguono, pregano, sono convinti e amano Cristo e si impegnano a servizio della parrocchia, allora tutti capiscono che la parrocchia è veramente di tutti. Così diventa anche il centro promotore di tante iniziative sociali, educative, di lavoro, di divertimento.

III) Le Suore di Madre Teresa partono dalla preghiera

Padre Pietro Belcredi, parroco a Barreirinha dal 1996, ha creato una vera comunità cristiana nella sua parrocchia (o missione), la cittadina centrale dove lui risiede con circa 10.000 abitanti, e poi una sessantina di villaggi dispersi lungo i fiumi (42 con cappelle). L’apostolato è fatto quasi tutto da laici da lui formati e animati: catechisti, ministri della Parola, ministri dell’Eucarestia, guide della preghiera, laici impegnati in tanti campi: carità, ammalati, giovani, baraccati, “dizimo” (la tassa per la Chiesa in uso in Brasile), Rosario nelle famiglie, feste del Patrono (ogni chiesa o cappella ha il suo), amministrazione, costruzioni, ecc. La parrocchia è un cantiere in perpetuo movimento, padre Belcredi è contento dei suoi cristiani, che rispondono bene alle sue cure (Vedi nelle pagine precedenti). Dice: “Il Signore mi ha aiutato ad animare e impegnare i laici. Il mio compito principale è nei corsi di formazione dei circa 600 collaboratori laici e poi mi fido di loro e dello Spirito Santo”.

Le suore pregano 4 ore al giorno

Però aggiunge che fin dall’inizio nel 1996 il vescovo gli ha mandato quattro suore di Madre Teresa che sono “la più grande benedizione che il Signore mi ha dato, anzitutto per la loro preghiera. Pregano circa quattro ore al giorno, Messa, adorazione eucaristica, Rosario, meditazione, lettura spirituale, ecc. Hanno proprio il pensiero di Dio, di Gesù, anche quando lavorano, la loro preghiera è proprio strettamente collegata alla vita quotidiana. Io invito sempre una suora quando faccio il corso sulla preghiera a dare la sua testimonianza che piace ai giovani. La suora racconta la loro vita. Fanno quattro ore di orazione al giorno. Si alzano alle 5, alle 5,30 sono in chiesa e vi rimangono fino alla Messa delle 6,30. Poi fanno colazione e incomincia la giornata di lavoro, visitano i poveri, i carcerati, gli ammalati, ecc. Dalle 11,30 a mezzogiorno ancora preghiera. Poi dopo pranzo hanno un’ora di riposo, dalle 14 alle 15, poi un’ora di preghiera e alla sera hanno ancora l’ora di adorazione con il Rosario. Vanno nella loro stanza alle 21,30 circa.

Debbo dire che, specialmente riguardo alla preghiera, hanno messo in riga anche me e ne sono contento; ad esempio, mi hanno convinto a mettere l’adorazione eucaristica tutti i giorni nella nostra grande “cattedrale”, come la chiama la gente. All’inizio venivano in pochi, adesso la chiesa a poco a poco si riempie, poi alla fine c’è la Messa. Quando andiamo assieme in barca a visitare villaggi e ci stiamo sopra alcuni giorni, preghiamo assieme, portano il Santissimo e facciamo l’adorazione sulla barca. Dalle 14 alle 15 facciamo assieme un’ora di adorazione. Fermiamo la barca attaccandola ad un albero e devi vedere che non ci sia un serpente che viene su oppure le formiche rosse, e poi facciamo l’adorazione eucaristica. E’ bellissimo, un momento speciale di commozione, in quella natura che ti ricorda la creazione del mondo! Abbiamo barche di 13 metri per 3,50-4, con stanzette”.

Chiedo a padre Piero che lavoro fanno le suore. “Primo, danno l’esempio della povertà che non è solo la scelta dei più poveri tra i poveri. In casa loro, ancora adesso non hanno Tv, radio, cellulare, aria condizionata e nemmeno il ventilatore (col caldo

che fa in Amazzonia!). Ce l’hanno ma lo usano quando vado a dire Messa da loro. Hanno solo due vestiti ciascuna, uno addosso e l’altro lo lavano. Non vogliono compensi per i servizi che rendono in parrocchia, vivono proprio di carità . E’ proibito a loro di ricevere compensi. Un sistema di vita che fin dall’inizio mi ha impressionato e anche la gente comune è rimasta colpita e le suore ricevono offerte o quello di cui hanno bisogno. E poi prendono qualche impegno di insegnare l’inglese a casa loro, non in modo sistematico ma quando hanno tempo e così guadagnano qualcosa col loro lavoro, ma prima viene il servizio alla parrocchia. Così quattro volte la settimana possono fare il minestrone per i poveri e danno da mangiare a circa 150 ragazzi e sono pranzi buoni.

“E poi hanno la tradizione di visitare le famiglie, una per una, a volte anche la domenica, la suora non arriva improvvisamente, ma si mette d’accordo prima. Si siede, chiacchiera, lascia parlare e ascolta e poi tutto termina sempre con la preghiera, con i consigli. Molte volte queste famiglie vengono poi a parlare con me. Mi dicono che la suora ha detto che devo sposarmi lei cosa dice? Cose simili…La cosa interessante è che le suore hanno i loro quaderni e prendono nota di tutte le famiglie, nome, cognome e tutti i dati necessari e cosa hanno detto e consigliato. Loro hanno un notevole influsso sulle famiglie e conoscono tutti. A volte mi prende un po’ d’invidia a vedere che io, parroco, conosco così poco la mia gente e loro invece sanno tutto, i problemi che hanno, dove abitano, quanti figli hanno, che lavoro fanno, ecc. Le suore pregano assieme alle famiglie, raccomandano sempre di pregare assieme e creano nella cittadina un clima di amore vicendevole e di servizio ai poveri e alla parrocchia. Sono quattro, due indiane, una brasiliana e una africana, in casa parlano l’inglese. E fanno moltissime cose. A volte mi stupisco di quanto riescono fare. Ad esempio, fanno la catechesi a persone fuori gruppo, preparano al battesimo adulti di trenta e più anni non ancora battezzati, aiutano molto la parrocchia e le cappelle che abbiamo in città”.

Numerose vocazioni sacerdotali e religiose

La parrocchia di padre Pedro è veramente benedetta dal Signore. Anche in Brasile scarseggiano le vocazioni alla vita consacrata, a Barreirinha sono ancora numerose. “Un grande aiuto alla parrocchia lo danno i movimenti e le associazioni, che curano la formazione continua dei laici impegnati in parrocchia. Le suore di Madre Teresa sono un punto di riferimento importante per i credenti perché i loro esempi sono conosciuti e ammirati da tutti. In particolare seguono l’associazione dell’Infanzia missionaria (Pontificie opere missionarie) con 160 ragazzi e poi l’impegno di preparare al battesimo, alla cresima, alla comunione e al matrimonio gli adulti che sono fuori tempo o che si convertono.

“Ma soprattutto ho affidato a loro il compito di seguire il “gruppo vocazionale”, cioè 18 giovani e ragazze che vorrebbero farsi preti e suore e poi ho tre uomini che si preparano per fare i diaconi permanenti. Abbiamo un buon movimento per le vocazioni. Ho quattro seminaristi di filosofia e quattro di teologia e diverse ragazze che stanno diventando suore. Le suore di Madre Teresa fanno parte del Consiglio pastorale parrocchiale e seguono questi giovani. Hanno uno spirito francescano, sono persone semplici, umili, alla mano con tutti. Infine, una caratteristica alla quale Madre Teresa teneva molto è la gioia. Se al mattino vedeva una suora col volto triste le diceva: “Tu oggi non ti senti di uscire o di fare un lavoro, stai in casa e riposa. Quando vai in giro devi testimoniare Cristo con la gioia di vivere e di lavorare per Lui. Infatti le suore sono sempre sorridenti, accoglienti”.

In Brasile, c’è una invasione di sette tutte ferocemente anti-cattoliche. Chiedo a padre Pedro se ci sono anche nella parrocchia di Barreirinha. Ecco cosa risponde:

“Sì, ci sono tanti fedeli di Chiese e di sette, ci attaccano parecchio perché l’influsso della parrocchia è forte, abbiamo anche una radio e una trasmissione televisiva parrocchiale, collegate con la radio diocesana “Alvorada” e la Tv cattolica del Brasile. Registriamo un buon numero di conversioni alla Chiesa cattolica. Avendo molti contatti con tutte le famiglie, specie a quelle che sono incerte, poco praticanti o protestanti, io dico, con rispetto ma chiaramente. “Voi siete su una strada sbagliata”. Non sono loro che vengono a cercare noi, ma siamo noi che le avviciniamo, come il buon Pastore; che va alla ricerca della pecorella smarrita”.

“Abbiamo tanti casi di famiglie protestanti convertite alla Chiesa cattolica. La signora che nella parrocchia è incaricata del “dizimo”, la decima parte delle proprie entrate che danno alla Chiesa (e loro ci tengono), è una protestante bravissima, viene a aiutarci perchè capisce che la parrocchia è il motore della rinascita cristiana di questo popolo. Mi sono convinto che quando nel prete e nel popolo di Dio c’è fervore di fede e di vita cristiana, anche quelli che erano indifferenti oppure ostili si avvicinano e a volte lo Spirito li converte. Comunque le conversioni sono più facili”.

Cosa insegnano le missioni alla Chiesa italiana

“Anche in America Latina e in Brasile le parrocchie sono divise in molte comunità, alcune anche molto grandi. Padre Pedro dice: “Ho 17 comunità fuori della città che hanno la chiesa in muratura e l’Eucarestia. Ogni comunità ha il presidente, il vice-presidente, il segretario e il tesoriere; poi ci sono i catechisti, poi quelli che preparano per il battesimo, l’Eucarestia, i matrimoni, quelli che curano il culto. Dove c’è l’Eucarestia la comunità si ritrova in chiesa almeno una volta al giorno, alla sera per il Rosario; l’adorazione al giovedì è indispensabile. Poi ci sono i vari gruppi, i gruppi di preghiera, ecc. Anche dove non c’è l’Eucarestia, la gente si incontra nella cappella due-tre volte la settimana per preparare la liturgia domenicale e recitare il Rosario.

Per la formazione noi insistiamo che i cristiani diventino missionari. Diciamo: “Non potete pensare solo a voi stessi, la fede è un dono di Dio da comunicare ad altri.

“Fuori di città ci sono 44 comunità cristiane. Le più grandi (anche più di 1.000 fedeli) le visito due-tre volte l’anno, nelle altre una volta. A gennaio, febbraio e marzo chiamo tutti questi laici che fanno qualcosa per la Chiesa per un incontro di 3-4-5 giorni a Barreirinha. Poi abbiamo i momenti forti dell’anno, l’Avvento, il Natale, la Quaresima e la Pasqua, la festa patronale. E facciamo anche un congresso missionario dei giovani una volta l’anno. Abbiamo dovuto farne due, separando i giovani dagli adolescenti perché erano troppi, più di mille. Ci troviamo per tre giorni per questi congressi Naturalmente questi congressi mi costano un po’, anche solo per chiamare tante gente e mantenerla!

Quanti sono gli indios della parrocchia e come sono assistiti religiosamente?

“Circa i due terzi del territorio parrocchiale sono una “riserva” degli indios Sateré-Mawe che sono 10.000. Con me c’è un giovane prete diocesano, don Rivaldo, che è quasi sempre tra gli indios, dove padre Enrico Uggé ha creato la scuola agricola-tecnica “San Pedro” che è il centro dei villaggi indios. Qui vive don Rivaldo che visita i villaggi portando il Vangelo, ma anche aiutando il governo nel convincere gli indios, affinchè rimangano sul posto e non emigrino a Manaus attirati dalle luci della grande città, perché finirebbero nelle baraccopoli a fare la fame”.

Al termine di tre interviste a padre Pedro fatte in tempi diversi, gli chiedo: “I vescovi italiani dicono anche nei loro documenti scritti che la Chiesa italiana ha molto da imparare dalle giovani Chiese. Secondo la tua esperienza, negli ultimi 17 anni a Barreirinha, cosa pensi che le missioni possano insegnare alla Chiesa italiana, che si interroga su come rievangelizzare il nostro popolo?”. Padre Pedro risponde:

“La tentazione dell’imborghesimento c’è per tutti, ma noi preti dobbiamo reagire pregando e facendo una vita austera e dedicata a Dio. Cercare e maturare un rapporto intimo con Cristo, dedicandoci totalmente all’apostolato per portare tutti a Gesù, oppure cadiamo anche noi nel borghesismo e nel cercare i soldi per star bene e sempre meglio. Questa senza dubbio è la prima cosa da dire.

“Nella sua conversione a Cristo il prete deve capire a fondo che da solo non ce la fa più. Non siamo più autosufficienti, il parroco non può pretendere di fare o controllare tutto lui. Il prete deve fare il prete e il resto lasciarlo ai laici. Ma attenzione, i laici vengono e aiutano molto se trovano un parrocchia aperta, non chiusa; e se il prete è veramente “un altro Cristo”, come si diceva una volta.

“Infine, la formazione in profondità dei fedeli, secondo la mia esperienza, debbono farla i movimenti, le associazioni, le confraternite, ciascuna secondo il suo carisma, naturalmente a servizio della parrocchia e senza dividere il gregge di Cristo. Ci siamo riusciti in Amazzonia e in Brasile, perché non anche in Italia? Ricordiamoci sempre che il protagonista della missione è lo Spirito Santo”.

Padre Gheddo su Radio Maria (2004)

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