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Padre Cesare Pesce arriva in Bengala ("la tomba dell’uomo bianco") nel 1948 e vi rimane fino alla morte nel 2002: 54 anni spesi in un popolo fra i più poveri ma anche fra i più cordiali, geniali, simpatici. Ha dimenticato se stesso e si è dato tutto agli altri. Le sue avventure sono più affascinanti di un romanzo di fantasia. Nonostante difficoltà e sofferenze, Cesare ha realizzato l’ideale missionario in modo completo, unendo annunzio e testimonianza di Cristo, sviluppo umano e dialogo interreligioso con la maggioranza islamica.
Piero Gheddo – "Cesare Pesce (1919-2002), Una vita per il Bengala", EMI 2004, pagg. 204, Euro 10,00. |