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Piero Gheddo

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MISSIONE BENGALA
I 160 anni del PIME in India e Bangladesh

pagg. 480, EMI, 2010




 
MISSIONE BENGALA
I 160 anni del PIME in India e Bangladesh

Gheddo Piero

pagg. 480, EMI, 2010, euro 17

Chiederlo nelle Librerie cattoliche.

Oppure a Piero Gheddo - Pime – Via Monterosa, 81 – 20149 Milano.

 

 Recensioni del volume
 

Piero Gheddo - “Missione Bengala - I 160 anni del Pime in India e Bangladesh”, Emi 2010, pagg. 500, con 32 pagine di documentazione fotografica.

    Il Bangladesh è il secondo paese islamico del mondo, dopo l’Indonesia: 150 milioni di abitanti in un territorio esteso meno di metà della nostra Italia, senza risorse naturali e tormentato ogni anno da inondazioni, cicloni, terremoti. Il Bangladesh è un paese islamico tollerante, senza nessun segno di persecuzione anti-cristiana, anzi l’unico che ammette i missionari stranieri, anche perché si dedicano all’evangelizzazione delle popolazioni tribali animiste (circa il 3% del totale).

     La giovane Chiesa del Bangladesh è molto viva, è stata iniziata nel 1500 dai portoghesi, ma fondata nel 1855 dai missionari del Pime (e dai missionari americani della Santa Croce), come racconta il volume di padre Gheddo che racconta, in modo documentato con fonti d’Archivio, ma anche in stile facile e accattivante, un secolo e mezzo di storia, con molti esempi di morti premature (molti morivano a 26-30 anni!), grandi fatiche, rinunzie e sofferenze per il Vangelo. “Non siamo eroi, ma ci manca poco” diceva un missionario di quel tempo. Una storia avventurosa e affascinante, che inizia nel Bengala allora parte dell’India e definito dei colonizzatori inglesi “La tomba dell’uomo bianco”. I primi quattro missionari scrivono: “Noi siamo come pigmei che debbono portare delle montagne”

    Indù e musulmani erano insensibili all’annunzio del Vangelo, la missione va agli aborigeni, i primitivi delle foreste, portandovi la scuola, l’assistenza sanitaria, l’agricoltura moderna, alfabetizza lingue non scritte, compie ricerche etnologiche. Soprattutto porta la pace fra le varie etnie e tribù. Fra questi popoli disprezzati e considerati “selvaggi” nasce la Chiesa. E’ la prima fase storica della missione: occupare tutto il territorio e fondare le comunità cristiane unendole in parrocchie e diocesi.

    Quando l’India diventa indipendente (1947) nascono due stati, uno indù (India) e uno musulmano (Pakistan e poi Bangladesh). Si sviluppa la seconda fase della missione: dare alla Chiesa locale solide strutture e propri vescovi, sacerdoti suore catechisti e laici inseriti come cristiani nella società moderna. Nel primo secolo di missione, dal lavoro del Pime sono nate sei diocesi, tre in India (Krishnagar, Jalpaigury e Dumka-Malda) e tre in Bangladesh (Dinajpur, Khulna e Rajshahi), con vescovi locali.

    Negli ultimi trent’anni il Bangladesh sta rapidamente cambiando: nasce l’industria tessile con gli investimenti stranieri, una rivoluzione economica e sociale che ha causato un’immigrazione giovanile di massa verso le città e in particolare la capitale Dacca, passata da un milione di abitanti nel 1980 ai 12 milioni di oggi! Incomincia la terza fase della missione, quella attuale: dalle campagne e foreste alle città, per impedire che i giovani cristiani perdano i contatti con le comunità di battezzati e forse anche la fede. Ma la Chiesa locale, pur con un buon numero di preti e suore, non ha né il personale, né i mezzi e nemmeno lo spirito missionario per iniziare la missione fra i non cristiani nei difficili ambienti cittadini. I vescovi chiedono aiuto ai missionari.

    L’insegnamento è questo: in Bangladesh sta rapidamente cambiando la cultura popolare, che purtroppo tende ad imitare le mode dell’Occidente. La Chiesa rischiava di perdere molte famiglie cristiane anche perché nella capitale, 25 anni fa, c’erano solo tre parrocchie. In 25 anni, dal 1985 ad oggi, il Pime ha fondato a Dacca tre parrocchie (Mohammadpur, Mirpur e Kewachola) e ne sta fondando altre due (Utholi e EPZ), con costi anche economici esorbitanti per l’acquisto dei terreni. Ma la Provvidenza aiuta sempre. Oggi ce ne sono una decina e altre in costruzione, ma con dodici milioni di abitanti non pochi battezzati perdono i contatti con la comunità cristiana. In Bangladesh i cattolici sono solo 400.000 su 150 milioni di abitanti e i cristiani tutti assieme un milione! A Dacca i missionari del Pime lavorano anche fra i ragazzi di strada nelle baraccopoli e hanno iniziato gli incontri ecumenici con le Chiese protestanti e il dialogo inter-religioso con musulmani, indù e buddhisti.

    I missionari del Pime, oggi lavorano in quattro diocesi del Bangladesh: Dinajpur, Rajshahi, Dacca e Chittagong. Sono una quarantina, aiutati da cinque sacerdoti “Fidei Donum” di due diocesi colombiane (Sonsòn-Rio Negro e Santa Fé de Antioquia) e da alcuni volontari laici dell’ALP (Associazione Laici Pime).