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Recensioni
del volume
Piero
Gheddo - “Missione Bengala - I 160 anni del Pime in India e Bangladesh”,
Emi 2010, pagg. 500, con 32 pagine di documentazione fotografica.
Il Bangladesh è il secondo paese
islamico del mondo, dopo l’Indonesia: 150 milioni di abitanti in un
territorio esteso meno di metà della nostra Italia, senza risorse
naturali e tormentato ogni anno da inondazioni, cicloni, terremoti. Il
Bangladesh è un paese islamico tollerante, senza nessun segno di
persecuzione anti-cristiana, anzi l’unico che ammette i missionari
stranieri, anche perché si dedicano all’evangelizzazione delle
popolazioni tribali animiste (circa il 3% del totale).
La giovane Chiesa del Bangladesh
è molto viva, è stata iniziata nel 1500 dai portoghesi, ma fondata nel
1855 dai missionari del Pime (e dai missionari americani della Santa
Croce), come racconta il volume di padre Gheddo che racconta, in modo
documentato con fonti d’Archivio, ma anche in stile facile e
accattivante, un secolo e mezzo di storia, con molti esempi di morti
premature (molti morivano a 26-30 anni!), grandi fatiche, rinunzie e
sofferenze per il Vangelo. “Non siamo eroi, ma ci manca poco” diceva un
missionario di quel tempo. Una storia avventurosa e affascinante, che
inizia nel Bengala allora parte dell’India e definito dei colonizzatori
inglesi “La tomba dell’uomo bianco”. I primi quattro missionari
scrivono: “Noi siamo come pigmei che debbono portare delle montagne”
Indù e musulmani erano
insensibili all’annunzio del Vangelo, la missione va agli aborigeni, i
primitivi delle foreste, portandovi la scuola, l’assistenza sanitaria,
l’agricoltura moderna, alfabetizza lingue non scritte, compie ricerche
etnologiche. Soprattutto porta la pace fra le varie etnie e tribù. Fra
questi popoli disprezzati e considerati “selvaggi” nasce la Chiesa. E’
la prima fase storica della missione: occupare tutto il territorio e
fondare le comunità cristiane unendole in parrocchie e diocesi.
Quando l’India diventa
indipendente (1947) nascono due stati, uno indù (India) e uno musulmano
(Pakistan e poi Bangladesh). Si sviluppa la seconda fase della missione:
dare alla Chiesa locale solide strutture e propri vescovi, sacerdoti
suore catechisti e laici inseriti come cristiani nella società moderna.
Nel primo secolo di missione, dal lavoro del Pime sono nate sei diocesi,
tre in India (Krishnagar, Jalpaigury e Dumka-Malda) e tre in Bangladesh
(Dinajpur, Khulna e Rajshahi), con vescovi locali.
Negli ultimi
trent’anni il Bangladesh sta rapidamente cambiando: nasce l’industria
tessile con gli investimenti stranieri, una rivoluzione economica e
sociale che ha causato un’immigrazione giovanile di massa verso le città
e in particolare la capitale Dacca, passata da un milione di abitanti
nel 1980 ai 12 milioni di oggi! Incomincia la terza fase della missione,
quella attuale: dalle campagne e foreste alle città, per impedire che i
giovani cristiani perdano i contatti con le comunità di battezzati e
forse anche la fede. Ma la Chiesa locale, pur con un buon numero di
preti e suore, non ha né il personale, né i mezzi e nemmeno lo spirito
missionario per iniziare la missione fra i non cristiani nei difficili
ambienti cittadini. I vescovi chiedono aiuto ai missionari.
L’insegnamento è questo: in
Bangladesh sta rapidamente cambiando la cultura popolare, che purtroppo
tende ad imitare le mode dell’Occidente. La Chiesa rischiava di perdere
molte famiglie cristiane anche perché nella capitale, 25 anni fa,
c’erano solo tre parrocchie. In 25 anni, dal 1985 ad oggi, il Pime ha
fondato a Dacca tre parrocchie (Mohammadpur, Mirpur e Kewachola) e ne
sta fondando altre due (Utholi e EPZ), con costi anche economici
esorbitanti per l’acquisto dei terreni. Ma la Provvidenza aiuta sempre.
Oggi ce ne sono una decina e altre in costruzione, ma con dodici milioni
di abitanti non pochi battezzati perdono i contatti con la comunità
cristiana. In Bangladesh i cattolici sono solo 400.000 su 150 milioni di
abitanti e i cristiani tutti assieme un milione! A Dacca i missionari
del Pime lavorano anche fra i ragazzi di strada nelle baraccopoli e
hanno iniziato gli incontri ecumenici con le Chiese protestanti e il
dialogo inter-religioso con musulmani, indù e buddhisti.
I missionari del Pime, oggi
lavorano in quattro diocesi del Bangladesh: Dinajpur, Rajshahi, Dacca e
Chittagong. Sono una quarantina, aiutati da cinque sacerdoti “Fidei
Donum” di due diocesi colombiane (Sonsòn-Rio Negro e Santa Fé de
Antioquia) e da alcuni volontari laici dell’ALP (Associazione Laici Pime).
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