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Ho tanta fiducia
Gheddo Piero

San Paolo, 2009
pp. 236 euro 14,00
ISBN 978-88-215-6433-8
 
INDICE



PREFAZIONE di Roberto Beretta
Ho tanta fiducia
80 anni in 80 domande al missionario più famoso d'Italia
Gheddo Piero

Il libro raccoglie 80 domande “senza peli sulla lingua” che la gente rivolge a un prete, un missionario dai molti viaggi nel terzo mondo e di lunga navigazione nel giornalismo e nella vita. E l’ottantenne padre Piero Gheddo tenta di rispondere con la schiettezza, la serenità e la fede sincera che lo hanno reso famoso al pubblico della tv, della radio, dei giornali e dei suoi molti libri.
Questo poi lo si legge volentieri e stuzzica indubbiamente la curiosità: infatti le domande rivolte all’autore, e a cui risponde, sono tra quelle “più domandate”.
Il messaggio di fondo, accennato già nel titolo, vuole essere il seguente:
i problemi del mondo e della Chiesa sono più dei miei anni, ma guardo lo stesso con fiducia all’avvenire
.

 
 

 Recensioni del volume “Ho tanta fiducia”

“Avvenire”, Milano, 10 marzo 2009

     Qualcuno ha contestato che sia “il missionario più famoso d’Italia”, come sta scritto sulla copertina del libro che ha regalato ai lettori per il suo anniversario: “Ho tanta fiducia” (San Paolo, pagg. 228, Euro 14 – Prefazione di Roberto Beretta). Ma di certo padre Gheddo – che compie proprio oggi 80 anni – in oltre 50 anni di carriera, quasi 100 libri pubblicati, migliaia di articoli soprattutto per “Mondo e Missione” e per “Avvenire”, trasmissioni in radio e alla TV, è colui che dal Concilio in qui ha più di tutti dato voce nel nostro paese  all’esperienza dei missionari: quei 13.000 connazionali che testimoniano il Vangelo e promuovono  una vita più umana in tutti i continenti. Missionario del Pime di Milano, protagonista di tante battaglie giornalistiche per il terzo mondo, padre Gheddo può contare fra i suoi maggiori vanti quello di non aver dimenticato la sua vocazione missionaria, anche se ufficialmente non è mai andato in missione, a parte ovviamente gli instancabili viaggi di documentazione compiuti in tutto il Sud del pianeta: si può dire infatti che nemmeno una riga della sua vastisisma produzione non abbia tenuto presente la causa dell’annunzio del Vangelo. Egli stesso lo scrive oggi nel suo cliccatissimo Blog che appare sul sito “www.missionline, org”: “Compiendo gli 80 anni non cesso ancora di ringraziare il Signore per questa vocazione. Aver detto di sì al Signore mi ha dato una vita serena, piena di entusiasmo e di gioia. Grazie a Dio, sono un uomo felice e realizzato, pur tra molte sofferenze e difficoltà. Il secondo motivo di questa gioia è che, visitando in 56 anni di sacerdozio un’infinità di popoli, di paesi e di situazioni, mi sono reso conto della verità di quanto diceva la grande Madre Teresa: “I popoli hanno fame di pane e di giustizia, ma soprattutto hanno fame di Cristo”. Il più grande dono che possiamo fare ai popoli è l’annunzio della salvezza in Cristo e di testimoniarlo nella nostra vita”. Dell’ultima fatica di padre Gheddo, che vuole raccogliere “80 anni in 80 domande senza peli sulla lingua”, pubblichiamo qui un breve stralcio.

 “Settimana”, Edizioni Dehoniane,  Bologna,22 marzo 2009

      Ottanta domande che riguardano la politica, la società, la famiglia, la Chiesa, le religioni, i poveri, la missione, il futuro. Questo il contenuto del libro-intervista nel quale il numero delle domande coincide con il numero degli anni di padre Gheddo. La sua lunga esperienza nel campo della comunicazione, i viaggi, i fatti conosciuti e raccontati, la sua vita sacerdotale gli offrono la possibilità e la capacità di spaziare su vari ambiti. Quanto alle sue risposte, condivido l’impressione manifestata da Roberto Beretta nella Prefazione: Gheddo non appare affatto post-moderno: non è un uomo da crisi, da rovelli insolubili, da interrogativi non risolti”. Nelle rispste traspare infatti un argomentare che nasce da una fede “antica”,, nativa, intatta. Lui stesso ammette: “Non ho mai avuto veri dubbi sulla fede”. Magari si potrà dissentire su alcune delle sue risposte, ma rimane nel lettore l’ammirazione per una fede adamantina, che ha dato validità e credibilità alla sua vita. (BS)

 “Il Timone”, Milano, marzo 2009

     Famoso missionario, per decenni ha saputo esprimere con forza una identità cattolica semplice e forte, senza cedimenti alle diverse mode che si sono susseguite nel Novecento, a partire dal Sessantotto. In questo libro risponde alle domanda più comuni che i fedeli gli fanno, spaziando a 360 gradi, dalla fede alla politica, alla missione, alla povertà evangelica. Una lunga intervista ad un collaboratore del “Timone”.

 “Il Catechismo di Padre Gheddo”

 (“La Voce del Popolo”, settimanale diocesano, Torino, 22 marzo 2009)

     Padre Gheddo compie 80 anni e li festeggia al meglio: con un libro, l’ennesimo, attraverso cui comunicare il grande entusiasmo che ha accompagnato tutta la sua vita di credente, missionario, giornalista. Un libro che non è tanto un bilancio di un’esistenza, quanto un “catechismo” personalizzato sull’esperienza accumulata in questi anni, in tutto il mondo. Un catechismo “pratico”, fatto di risposte e domande concrete e specifiche, più che di enunciazioni generali. Qualche esempio di domande a cui p. Gheddo risponde: “La Chiesa fa molta fatica a comunicare. Lei sarebbe disposto ad affidare la predicazione ai laici? “; oppure: Mia figlia vuole sposare un marocchino. Che cosa debbo dirle?”. Lungo gli otto capitoli del libro non si ricostruisce un “Gheddo-pensiero”, quanto piuttosto si scopre come trovare indicazioni concrete, alla luce della fede, alle questioni che ogni giorno il mondo pone ai fedeli, e di fronte alle quali il silenzio non sempre è una virtù (soprattutto se silenzio significa, alla fine, indifferenza, occasione mancata di testimonianza – per se stessi prima ancora che per gli altri). Malgrado le intenzioni di “catechismo”, il libro si snoda come un lungo ragionamento (non sempre pacato, ma non sarebbe nel carattere di padre Gheddo), che aiuta il lettore a riscoprire le radici della propria fede. E non è poco.                                                             M.

La Vita e la Certezza della fede

Piero Gheddo firma un volume nuovo nell'impostazione culturale che riflette tanta saggezza umana e cristiana

 (In “La Vita Cattolica” (Cremona) 12 febbraio 2009)

di Angelo De Scaglio

     “In questo, Gheddo non appare affatto post – moderno: non è uomo di crisi, da rovelli insolubili, da interrogativi mai risolti, da eterne impasse. Sembra il nero che per primo cantò quello spiritual famoso sulla fede dei padri: “Se è stata buona per Mosè e per Pietro è buona anche per me...”. Semplicissimo? No. Piuttosto una lenta disciplina fondata con mitezza sull'insegnamento familiare e poi confermata nella vita, a dispetto di ogni contrarietà. E in tale evidente assenza di “modernità”, c'è addirittura il rischio che le parole di p. Piero risultino risorsa innovativa degli insicuri e dubbiosi figli del presente”.

     Sono parole della prefazione di Roberto Beretta al volume “ Ho tanta fiducia” , con questo sottotitolo che invita alla lettura, della sua originalità, “Ottant’anni in 80 domande al più famoso missionario d'Italia”, davvero necessario per comprendere appieno i contenuti di 230 pagine, che si caratterizzano come la sintesi di tanti progetti di vita, dalla parte di una “fede pensata e vissuta”, in una lettura attenta e coraggiosa dei giorni che sono nostri. Di p. Gheddo, in questi anni, abbiamo conosciuto tante “provocazioni”, affidati a libri che nessuno vorrebbe dimenticare.

     “Ma intanto ha del prodigioso che Gheddo – continua Beretta – abbia attraversato alcuni degli episodi novecenteschi che peggio depongono per la fiducia nel genere umano, e per di più appartenendo ad una categoria – quella giornalistica – che spesso difende la propria funzione dietro un manto di cinismo e di desolante astensione morale, senza smarrire le sue convinzioni di bambino delle risaie, anzi approfondendole, grazie agli argomenti dell'adulto che ha uno sguardo privilegiato sul mondo del teologo che ha attraversato le attese e le crisi del Concilio e del suo lungo post , del Gheddo viaggiatore partecipe nei posti più ardui del pianeta”.

     I temi che rientrano nell'interesse specifico dell'autore appartengano a mondi diversi e vanno dalla politica alla società nel suo complesso, alla Chiesa, alla famiglia, alle religioni, ai poveri, alla missione, al futuro: impossibile fermarsi su tutto, però qualche riferimento è opportuno, proprio per dare l'immagine di un volume eccezionale, che potrà essere utile per chi deve proporre riflessioni ad altri e per chi vorrà meditare, in modo personale, sulle verità che sono la nostra storia. Così, di fronte al “futuro” che ci attende, p. Gheddo presenta una sua motivata analisi: “….Considero il male più grave per la società e soprattutto per i giovani, quella che è la radice di tutti i mali: abbiamo abbandonato Dio e ci troviamo soli. Oggi i giovani nascono e vivono in un clima di pessimismo, in una continua litania di lamenti, proteste e scioperi, con giornali e televisioni pieni di delitti, processi, rapine, furti, tangenti.... come possono concepire il futuro in senso positivo, se tutto quello che li circonda va in senso negativo?”.

     Di fonte a questa “cultura di morte” dominante la risposta di padre Gheddo è persuasiva: “... Abbiamo dimenticato Dio, fonte di ogni gioia e di ogni speranza... quanto più ci allontaniamo da Dio, tanto più la vita perde senso”.

     Anche nel capitolo che specificamente tratta dei poveri, padre Gheddo scrive cose che non ci possono lasciare tranquilli: “Lo sviluppo è un fatto non solo tecnico ed economico, ma parte anzitutto dalla cultura, dall'istruzione: è opera dell'uomo e non dei soldi, parte dall'uomo e non dalle macchine, nasce in un popolo attraverso l'educazione, la quale, però, è un processo lungo, paziente, e non si fa con interventi di emergenza, ma vivendo assieme ad un popolo. Noi occidentali facciamo pochissimo per l'educazione dei popoli poveri, anche perché non si parla mai di valori culturali e religiosi che portano allo sviluppo. E’ un tema ignorato dai mass-media e dagli “esperti” occidentali, che privilegiano gli aiuti economici e tecnici”.

     Aveva ragione Indro Montanelli, quando scriveva nella prefazione al volume “Missionario un pensiero al giorno” di padre Gheddo (1997), questa riflessione: “Se gli uomini di prima linea non raccontano la propria epopea, essa rimane nota solo al Cielo; ma non evangelizza. Piero Gheddo l'ha capito”.

 

Padre Gheddo, ottant'anni e non sentirli (ma raccontarli)

di Luca Doninelli

“Il Giornale” 18 febbraio 2009

      Ottant'anni di fede, di passione e di schiettezza. Così si presenta Piero Gheddo, lo storico direttore di Mondo e Missione, giornalista e missionario, nel suo recente “Ho tanta fiducia” (San Paolo pag.240, E.14,00), con prefazione non di alti prelati ma di un enfant terrible del giornalismo cattolico, Roberto Beretta. Ottant’anni, ottantun domande (dieci per ciascuno degli otto argomenti, più una “extra” 81) con risposte sempre chiare su politica, società, famiglia, chiesa, religioni, povertà, missione e futuro del mondo, più l'ultima, inevitabile, sul tema: “Ha mai avuto dubbi sulla sua fede?”.

     Le domande che fanno da guida al racconto sempre concretissimo di padre Gheddo  sono quelle che lui stesso si è sentito rivolgere più spesso nel corso della sua vita. Il libro che ne viene fuori è anzitutto il libro di un cristiano libero, che parla a cuore aperto. In secondo luogo, è un libro utile, che può fornire utili indicazioni per affrontare eventi e interrogativi della nostra vita di oggi, dalla politica senza più la D.C.  a internet, dall'informazione al sacerdozio femminile, dall'islam alla globalizzazione, dall'educazione di figli al caso di separazioni in famiglie cattoliche.

     Padre Gheddo si fa amare non solo per la libertà che si prende, ma anche per la libertà che lascia al lettore: non tende mai a chiudere il discorso, è spesso provocatorio e politicamente scorretto, ma a lui non interessa convincere il lettore, se il lettore non sa stare davanti alle sue parole con la stessa spregiudicatezza. La stessa con cui, alla fine del libro, ammette di non aver mai avuto il minimo dubbio sulla fede. Se mai, qualcuno sull' obbedienza, per intemperanza però, non per accidia. Ma qui val la pena ricordare quello che dicevano i nonni, un uomo non può combattere i propri difetti, deve individuare quello dominante e combattere quello. E l'intemperanza è tra i difetti non il meno grave, ma sicuramente il più simpatico.