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RaiDue 1998

Allarme Italia: siamo il paese dei figli unici
di P.Piero Gheddo

"Non nasce più nessuno e se per sbaglio uno viene al mondo, cresce storto. E' la sintesi paradossale di uno dei problemi più gravi della nostra società". Così Vittorino Andreoli su "Il Corriere della Sera" del 13 luglio scorso. L'articolo continua elencando dati di fatto confermati da statistiche ufficiali, attribuibili a una decadenza morale evidente nel nostro popolo dovuta, almeno in parte, alla scarsa natalità:

     - "Sempre più numerosi i casi di famiglie 'per bene' con il figlio delinquente";
    
- "Il 57% degli adolescenti ha fatto almeno qualche volta uso di sostanze stupefacenti";
    
- "Le cause più frequenti di morte nel mondo giovanile sono il suicidio o l'incidente stradale";
    
- "L'80% degli adolescenti non riesce a comunicare con i propri genitori";
    
- "Il 35% dei matrimoni si rompe e pone il problema di un eventuale bambino sbattuto da un genitore all'altro";
    
- "L'adolescenza ritardata di un uomo adulto che dipende dalla famiglia d'origine, vive ancora in casa, aspetta la mancia domenicale poiché, pur avendo 35 anni, non ha mai avuto un lavoro, mai percepito uno stipendio"...

    
Andreoli afferma che la nostra società con pochi figli è sulla china di una decadenza umana e morale inarrestabile. O si inverte la marcia o il popolo italiano rischia l'estinzione fisica.

    Vi ricordate quando i giornali italiani, solo 10-15 anni fa, erano pieni di articoli sulla "bomba demografica" e invitavano gli italiani a fare meno figli? Con una propaganda tambureggiente si è imposta in Italia una "cultura della denatalità", di cui la "Grande Stampa" si è fatta banditrice per decenni. Adesso, finalmente, l'Italia è da diversi anni in "crescita zero" e ci accorgiamo che è tutto sbagliato: ogni italiano (o italiana) che nasce ha come prospettiva di dover lavorare per assicurare la pensione a tre anziani... In Italia, nel 1996, sono morte 21.016 persone più di quelle che sono nate; il nostro paese è aumentato di 127.981 unità rispetto al 1995, ma solo perché sono venuti molti immigrati "terzomondiali" a riempire i nostri vuoti.

     Com'è giusto quel che diceva Gesù: "Guardatevi dai falsi profeti!" (Matteo, 7, 15). Quelli che predicavano contro le nascite erano falsi profeti: oggi tutti lo toccano con mano, anche se nessuno ha l'onestà di dire: "Mi sono sbagliato!". Quelli che proponevano modelli di una cultura radicale, edonista, permissiva, trasgressiva, che porta necessariamente all'egoismo e alla denatalità, erano falsi profeti e adesso si trovano con un pugno di mosche in mano.

     Il 10 giugno scorso, il CNR (Centro nazionale di ricerche) ha pubblicato un rapporto sulla demografia in Italia, in cui si legge che il nostro paese è all'ultimo posto in Europa per la natalità: le donne italiane hanno in media 1,2 figli ciascuna, contro 1,7 delle svedesi, 1,9 delle francesi (e 2,1 delle statunitensi!).

     Conosciamo tutti coppie giovani e apparentemente "felici", che sulla soglia dei quarant'anni, quando sta finendo il periodo fecondo, si accorgono di non avere figli o che un figlio solo è troppo poco perché non cresce bene. Allora vogliono dare una "sorellina" al bambinetto di cinque anni viziato e prepotente con tutti. E cercano di correre ai ripari. Il CNR afferma che metà degli scarsi bambini italiani nascono da donne fra i 30 e i 40 anni. E conosciamo uomini e donne rampanti (sono i "modelli" proposti dalla televisione, dalla pubblicità, dal cinema, dalla stampa), che hanno puntato tutto sulla carriera, sul denaro e sulle "esperienze" ("parità fra uomini e donne" anche in questo): quando hanno avuto quel che cercavano si trovano con un vuoto dentro, perché alla loro vita manca un figlio... ma è troppo tardi ormai per averne uno naturale.

    Sinceramente non capisco perché si continua a discutere sui parametri economici di Maastricht, quasi che fossero il toccasana per la nostra felicità, ma pochissimo si parla del come promuovere la sanità e la fecondità della famiglia, come ridare ai giovani la speranza e l'ottimismo per generare nuovi figli, come creare una cultura alternativa a quella che sta conducendo il popolo italiani all'estinzione.

    Altro che ingresso o non ingresso in Europa! Qui siamo addirittura incamminati, come italiani, ad uscire dal palcoscenico dell'umanità, del mondo! Chissà se fra cento o più anni si parlerà degli italiani come di quei popoli di cui scrivono le cronache del passato, ma che oggi non esistono più: gli etruschi, ad esempio, gli ittiti, i cartaginesi, gli assiro-babilonesi. Ma di questo nessuno si preoccupa. Pare che il giudizio da dare su un popolo e un governo sia esclusivamente limitato ai "parametri economici di Maastricht"! I parametri morali non contano nulla?